Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CASALMAGGIORE

La politica va in tribunale, in ballo maxi-risarcimento

Giovedì 19 al via la causa per diffamazione: il Listone chiede 200 mila euro a Daina e Silla

Marco Bazzani

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

15 Marzo 2015 - 11:49

La politica va in tribunale, in ballo maxi-risarcimento

CASALMAGGIORE — Dopo due tentativi di conciliazione non andati a buon fine, il 19 marzo si aprirà il procedimento civile intentato da Luciano Toscani, Carlo Gardani, Matteo e Giorgio Rossi (tutti legati al movimento civico ‘Il Listone’) nei confronti di Mario Daina, portavoce delle liste che sostennero la ricandidatura di Claudio Silla a sindaco di Casalmaggiore nelle elezioni svoltesi a cavallo tra maggio e giugno. A Daina, accusato di diffamazione, viene chiesto un risarcimento di 25mila euro da ciascuno dei quattro ‘attori’. Giorgio Rossi si riserva inoltre ulteriori azioni per danni patrimoniali. Identico atto di citazione è stato promosso nei confronti dello stesso Silla. Di quest’ultimo, che ha scelto negli ultimi mesi di abbandonare l'impegno politico, non ci occuperemo in questa sede.

Daina invece, alla vigilia dell’apertura del processo, nel quale sarà difeso da Caterina Malavenda, legale de ‘Il Fatto Quotidiano’ e uno dei più famosi avvocati italiani in materia di diffamazione, e dall’avvocato casalese Paolo Antonini, ricostruisce la vicenda. Si è arrivati all’atto di citazione, datato 15 ottobre 2014, in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Daina a ‘La Provincia’ il 16 giugno («Non giudichiamo le persone, ma politicamente siamo di fronte a dei sepolcri imbiancati... siamo di fronte a una vera e propria armata Brancaleone. Erano politicamente morti e hanno tentato una operazione che non ha nulla a che fare con il bene della città, ma era solo tesa a una riemersione») e a Mondo Padano il 3 ottobre: «Il Listone ha fatto una scelta di campo precisa (a favore dell’attuale maggioranza) anche se continua a negarla. Tale scelta dal punto di vista politico giorno dopo giorno li sta portando verso una mancanza di credibilità».

Daina ha proposto uno scambio di scuse reciproche, ma dall’altra parte sono rimasti fermi sulle loro posizioni. «Già il 23 giugno — afferma oggi Daina — arrivò una lettera di diffida da parte dell’avvocato Gamba, che ventilava la possibilità di procedere giudizialmente. Poi arrivò la citazione con una richiesta risarcitoria dall’evidente obiettivo di mettere paura, di far tacere. Ma se pensavano di tapparmi la bocca con una richiesta economica da ‘Scherzi a parte’, evidentemente non mi conoscono. Tutto ciò mi ha indignato, mi ha ferito, mi ha fatto riflettere su tanti periodi della mia vita politica, nella quale ho perseguito solo l’etica dell’impegno e della passione senza chiedere nulla: dare da più soddisfazione che vincere ‘posti al sole’. Nella mia vita professionale e sindacale ho seguito vertenze come quella della Olivetti, con confronti anche durissimi, ma alla fine c’è sempre stata lealtà e correttezza tra le parti e mai mi è accaduto di essere accusato di aver offeso personalmente qualcuno, né ora credo di essere colpevole di ‘lesa maestà’. Tutto ciò mi sta costando molto, anche per l’impatto che un processo ha sulla tranquillità famigliare e sulla vita lavorativa, e io invece ho sempre fatto politica libero di testa e di cuore. Ma sono più che fiducioso sull’esito e dopo sarà mia premura rifarmi. Si è voluto portare lo scontro sul piano personale, arrivando al tribunale, mentre tutto parte da un ragionamento eminentemente politico, motivato e sostenuto da fatti concreti. Durante la campagna elettorale, e anche nel periodo immediatamente successivo, io ero l’addetto alla comunicazione e tutto ciò che è stato detto è frutto della dialettica interna tra i due gruppi di centrosinistra. E ora è giunta l’ora di chiarire il quadro».

L’ex sindacalista parte da una premessa: «Innanzitutto, nessuno ha mai detto che la responsabilità della sconfitta elettorale non sia nostra. Abbiamo fatto un’autocritica chiara: abbiamo dato un'idea di conservazione, abbiamo mancato nella comunicazione dei risultati conseguiti nell’amministrare la città e non abbiamo stabilito collegamenti con le associazioni di categoria. Al di là di questo, avevamo ben presenti le difficoltà di un’elezione a doppio turno ed siamo stato noi, già a gennaio, a invitare il Listone a portare avanti un percorso unitario su progetti ben precisi. Ritenevamo il Listone il gruppo più vicino a noi per idee e valori. Il Listone non accettò e noi chiarimmo subito che non ci saremmo prestati ad apparentamenti al secondo turno: questo non voleva dire, però, rottura di rapporti. Prima del voto al primo turno, infatti, io e Carlo Gardani (attuale capogruppo del Listone in Consiglio comunale, ndr) ci siamo visti al bar Centrale e abbiamo stilato un patto: nel momento che uno dei due gruppi non fosse andato al ballottaggio, quel gruppo avrebbe sostenuto l’altro al secondo turno. Il Listone ha sostenuto Ambrosoli alle Regionali, ha combattuto per Renzi alle primarie del Pd, un accordo sembrava naturale e credevo che una stretta di mano fosse più che sufficiente. La mattina seguente all’esito del primo turno, alle 8.30 mi chiama Gardani e ci accordiamo per vederci la sera in municipio per definire quel patto del Centrale. Un’ora dopo vedo Silla e lo informo che è tutto a posto. Silla a sua volta, poco dopo incontra Rossi e glielo dice. Rossi cade dalle nuvole: ‘Non ne so niente e non mi sta bene’, dice al sindaco. Dopodiché Gardani viene a casa mia e lascia detto a mia moglie che, se me lo avessero domandato, avrei dovuto dire che ero stato io a chiamare lui e non il contrario. E qui è cominciato quel percorso che ha portato il Listone a fare altre scelte: quella sera noi abbiamo ribadito che non avremmo accettato apparentamenti, ma che eravamo disponibili a ragionare insieme sulle loro priorità da mettere in campo. Ma non è bastato. Come è andata a finire ormai è storia e quanto ho affermato è suffragato dai fatti: le testimonianze che il giudice verificherà, le elezioni per il nuovo consiglio provinciale, da cui si evince che il centrodestra ha sostenuto Gardani, le nomine nei posti riservati alla minoranza nelle commissioni, nel cda della fondazione Busi, nel comitato di gestione dell’asilo nido e nella Pro loco, per le quali la maggioranza ha infranto la prassi istituzionale dell’astensione per votare i rappresentanti de Il Listone a discapito delle liste Silla».

 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400