Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

VIADANA

Un 18 enne ucciso dal gas

Yassin Messaf aveva compiuto gli anni il giorno prima della morte

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

17 Dicembre 2014 - 10:06

Un 18 enne  ucciso dal gas

Yassin Messaf

VIADANA (Salina) — Ucciso dalle esalazioni di gpl della cucina a gas a soli diciott’anni. Yassin Messaf, di origine marocchina, aveva festeggiato la maggiore età sabato 13 dicemebre ma i suoi sogni giovanili si sono infranti il giorno dopo, domenica, nella cascina in località Battelle dove viveva con il padre. Una tragedia che ha gettato nel dolore, oltre al papà, la mamma e i quattro fratelli del ragazzo che vivono in Marocco. Esterrefatti anche i suoi compagni di scuola dell’Istituto San Giovanni Bosco di Viadana.

 

È un conoscente del padre del ragazzo, con cui l’uomo si è confidato, a stilare il resoconto di una terribile domenica mattina. Yassin e il genitore si sono svegliati presto nella cascina isolata in mezzo alla campagna: devono badare agli animali da cortile e hanno in mente di macellare alcune galline. L’uomo mette una grande pentola d’acque sulla cucina a gas e lascia al figlio il compito di badare al fuoco, mentre lui si assenta per recarsi al mercato di Campitello.

 

Da questo momento è difficile ricostruire l’accaduto. Forse il giovane si addormenta sul divano e non si accorge che l’acqua, bollendo, fuoriesce e finisce per spegnere la fiamma. Il gas comincia così a uscire, riempiendo la stanza e il ragazzo passa dalla vita alla morte senza accorgersi di nulla. Quando il padre torna dal mercato trova il figlio inerme e chiama i soccorsi. Arrivano l’ambulanza della Croce verde e i carabinieri della stazione di Viadana: agli operatori sanitari non resta che constatare la morte del ragazzo. La salma viene trasportata all’ospedale Oglio Po dall’impresa funebre Roffia, in attesa dell’eventuale autopsia e del nulla osta del magistrato per la sepoltura. Nella cucina della cascina i carabinieri eseguono i rilievi di legge e non escludono che il giovane possa aver commesso un gesto estremo e disperato, ma testimoni dell’accaduto non ce ne sono.

 

Yassin Messaf e i quattro fratelli sono nati e cresciuti in Italia: il padre, operaio in un industria del legno, è conosciuto come persona seria e grande lavoratore: prima la famiglia viveva a Bellaguarda, poi si è trasferita nella cascina di Salina.

 

Due anni fa la madre di Yassin è tornata in Marocco con i quattro figli più giovani e il marito sognava di raggiungerla insieme al primogenito. Il ragazzo deceduto aveva studiato due anni allo Ial, poi dallo scorso settembre si era trasferito al San Giovanni Bosco, dove frequentava la 3ª BN e nel 2015 avrebbe dovuto sostenere l’esame per il diploma di manutentore dei veicoli a motore. «Recentemente Yassin si era assentato parecchio dalle lezioni, come se non volesse più proseguire gli studi», racconta un compagno del San Giovanni Bosco. «Poi, però, la scorsa settimana è ritornato in classe e sembrava sereno come sempre».

 

 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400