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L'ECONOMIA DEL PO. LO STUDIO

Il Grande Fiume come l’autostrada: è boom di merci

Picco di carichi nell’arco di un anno: trasportate 50 mila tonnellate. Galvani (Aipo): «Viaggiano soprattutto prodotti chimici e metallurgici»

Elisa Calamari

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29 Luglio 2021 - 06:00

Il Grande Fiume come l’autostrada: è  boom  di merci

CREMONA - Nonostante i condizionamenti e le restrizioni legati alla pandemia, nel 2020 è stato registrato il tanto atteso impulso al trasporto merci via acqua: sul Po è stata superata la soglia critica delle 50 mila tonnellate (tra porti interni e porti marittimi) con un incremento considerevole rispetto ai transiti del 2019. Da 42.321 tonnellate a 59.140.
Sono ancora lontani i numeri del 2017, quando però le 135.650 tonnellate in transito hanno interessato anche i colli eccezionali destinati a maxi progetti, come quello della nuova conca di navigazione a Isola Serafini.

Dal porto di Cremona nel 2020 sono transitate 6.294 tonnellate di materiali (semilavorati metallici) in discesa. Quasi il doppio dell’anno precedente quando le tonnellate di materiali erano state 3.405. E viene dunque da pensare che, se non ci fosse stato il Covid, i numeri sarebbero stati ancora più alti.

Ivano Galvani, storico dirigente prima di Arni e poi di Aipo, nel report «Qui Po» appena redatto dall’ente spiega che «i traffici rilevati riguardano i prodotti chimici e semilavorati metallurgici o colli eccezionali, legati quasi esclusivamente al porto di Mantova e all’area industriale circostante. Non sono state rilevate le quantità di inerti che hanno coinvolto le banchine fluviali mantovane e gli attracchi industriali sul Po (si presume che i quantitativi complessivi siano inferiori alle 300 mila tonnellate e stimati in base ai natanti in armamento ed alle cave golenali in funzione). Il trasporto degli inerti è un valore comunque importante che consente di non sovraccaricare la viabilità locale, già fortemente intasata. È utile ribadire che questo settore, più di altri, risente da parecchi anni delle difficoltà del sistema produttivo-economico nazionale legato alle grandi infrastrutture e all’edilizia».

L’analisi dei dati raccolti evidenzia il permanere delle difficoltà di generare il trasporto nei porti di Rovigo e Cremona e nelle banchine fluviali sul Po. Il porto di Mantova, con annessi attracchi industriali, si conferma invece come una delle poche realtà in grado di valorizzare e utilizzare le vie d’acqua interne, favorita anche da condizioni storiche, insediamenti industriali e da una posizione logistica favorevole all’interno della rete idroviaria che consente di superare le difficoltà imposte dai periodi di magra. Sono confermati i colli eccezionali, che continuano a essere una realtà del sistema industriale dei grandi impianti e che hanno il loro punto di riferimento nel trasporto per acque interne; l’entità è legata alla produttività e al completamento degli ordini delle imprese che operano nell’hinterland del sistema idroviario.

«Il lento e progressivo decadimento della navigazione interna e fluviale — evidenzia ancora Galvani — pone a forte rischio il permanere, nel settore, delle risorse umane (competenze ed esperienze) fondamentali per una navigazione fluviale in un fiume a corrente libera come il Po. È necessario un forte coinvolgimento e impegno di tutti, operatori economici del settore, amministrazioni pubbliche, imprese produttive dell’area padana, per tentare di invertire la tendenza e far assumere alla navigazione interna il ruolo che gli compete per uno sviluppo equilibrato del nostro Paese». 

Un recupero ed un rilancio dell’idrovia è possibile — conclude Galvani — se riusciamo a destinare al settore maggiore attenzione ed energie, risorse e incentivi

È importante, dunque, evitare di annullare il potenziale ruolo degli investimenti infrastrutturali effettuati negli ultimi anni, tra i quali l’ammodernamento di buona parte delle conche di navigazione e il preziosissimo patrimonio umano di esperienza e professionalità, costruito in anni di impegno e fatica. In tale senso risulterà fondamentale l’attuazione del Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza). «Un recupero ed un rilancio dell’idrovia è possibile — conclude Galvani — se riusciamo a destinare al settore maggiore attenzione ed energie, risorse e incentivi».

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