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Sabato 04 Luglio 2020

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EMERGENZA SANITARIA

Quando la notizia fa cultura: la pandemia raccontata dagli studenti di Musicologia

Quando la notizia fa cultura: la pandemia raccontata dagli studenti di Musicologia

CREMONA (28 maggio 2020) - Gli studenti del laboratorio di linguistica dal tema Quando la notizia fa cultura, afferente all'insegnamento di Chiara Zanchi, presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell'Università di Pavia, sede cremonese, hanno elaborato alcuni testi giornalistici - usando il modello testuale della recensione - e raccontando la recente esperienza di lockdown e di pandemia. Fra citazioni cinematografiche e testimonianze a tratti toccanti, gli studenti dell'ateneo cremonese raccontano il Covid-19 con cuore e intelligenza.

ASIA PELLICELLI - “Covid 19” sembra il titolo di un film di fantascienza, che in questo momento potremmo vedere solo in un drive in. Questa pandemia ha “frizzato” tutta la popolazione mondiale. Milioni di persone costretti agli “arresti domiciliari”, altrettante ricoverate negli ospedali e curate da personale sanitario stremato, beffato e idolatrato. Si passa dal definirli eroi, a maledirli per essere portatori di malattia nei luoghi in cui vivono. I governatori sfornano decreti come si sforna il pane, e mentre lo fanno, i presidenti delle varie regioni, fanno a gara a chi è più trasgressivo, contestandoli e creando nuove regolamentazioni che annullano le precedenti. Non mancano certo scontri tra il nord e il sud, che si accusano a vicenda su chi ha portato il virus e chi ha preso treni che non dovevano nemmeno partire. Ovviamente, mentre tutto ciò accade, le imprese falliscono aspettando contributi che non arrivano. Interesse nazionale è scoprire chi taglia i capelli al presidente del consiglio, visto che i barbieri sono chiusi. Non dimentichiamo tutte le persone che sono morte senza poter avere una degna sepoltura in presenza dei propri cari, anche se ora è concessa la presenza di 15 persone che potranno dargli l'estremo saluto. Il vaccino non arriva, ma il plasma dei guariti, con gli anticorpi sviluppati, potrebbe salvare gli infettati. Forse ne autorizzeranno l'utilizzo quando non ci saranno più malati o quando le case farmaceutiche lo concederanno. In tutto questo marasma si salvano solo i bambini, che si sono dimostrati i più civili e diligenti di questo paese, diviso tra complottisti, economisti, ricercatori e medici senza laurea. I docenti sostengono lezioni online quando la connessione lo permette, mentre i laureandi discutono tesi davanti ad uno schermo freddo e privo di calore umano. Ecco, questo sarebbe un film con parecchi colpi di scena che spazia tra l'horror, il thriller, sfiorando il romanticismo e il documentarista, ma un film non è...

LARA LORENZINI (Italia, Maggio 2020: cronaca di una pandemia) - La Primavera canta come sempre eppure, quello di oggi, è un Paese di porte serrate ed ambulanze, di feretri e silenzio raccontati ossessivamente sugli schermi di televisioni e giornali. Il temutissimo nuovo Coronavirus entrava in Italia nel mese di febbraio, trasformando bruscamente la vita di ognuno in un’invisibile gabbia e negli stessi giorni L’OMS dichiarava la pandemia: Covid-19 è in ogni angolo del pianeta. L’1 marzo il primo DPCM imponeva la chiusura di attività pubbliche e private, con l’obbiettivo di mettere in sicurezza la popolazione: scuole, Chiese, negozi, parchi pubblici diventavano repentinamente scatole vuote. L’esistenza calava il sipario, chiudendo l’essere umano in una quotidianità tutta domestica; si cerca invano tra le pieghe dei media una parvenza di verità per quella pare una trappola pensata, opera di una volontà precisa che nessuno mai svelerà per intero; virus creato da mani incaute in un laboratorio e poi disseminato o virus scagliato sull’uomo da una natura oramai esausta, comunque strumento di sovversione economico-sociale, di trasformazione epocale. E’ tra quattro mura tuttavia, adesso, che si cercano conforto e ragione, uno scampo a quella rabbia malcelata tenuta tra i denti; troppo alto l’umano spirito per rimanere imbrigliato, troppo vivo il corpo per subire un tale lungo immobilismo, il fanciullo piange inquieto guardando la finestra; tra divieti e concessioni governative la democrazia vacilla ed il gioco si fa duro. Anche se l’aria è oramai pulita, l’ambiente gode di un benefico vuoto, il drone sorvola città e spazi deserti come di un quadro surreale, l’occhio riposa, anche se tutto questo evoca suggestioni bucolico-poetiche, anche se valgono i nuovi eroi in camice bianco a sollevare sopìti empiti patriottici è ad altri orizzonti che occorre volgere lo sguardo: isolamento e solitudine forzati non fanno per noi. Chi aspetta, chi spera, chi prega lo fa per nostalgia di una normalità che noi tutti amiamo. 8 Maggio, Festa della mamma, il numero dei morti arriva alla cifra di 30.000. La Fase 2 ha avuto inizio, qualche runner corre silenzioso le strade di sempre, una madre tenta la passeggiata con il figlioletto accanto, una serranda si apre con l’usato rumore, uno smartphone ha la voce di Pierangeo Bertoli, eppure il vento soffia ancora: mascherina sul volto, passo svelto, un poco di paura in fondo agli occhi l’Italia cammina, cammina nel Sole.

ELISABETTA PAGLIARINI (Quarantined: pericolosamente coinvolgente) - Nella nostra rubrica sulle più assurde trovate cinematografiche dell’ultimo decennio non poteva mancare un incontro ravvicinato con la serie evento del 2020. Il fenomeno del momento si intitola Quarantined ed è una sorta di Truman show autoconsapevole, un Grande Fratello tragicomico, in cui peraltro i protagonisti non sono stati scritturati, ma ci sono capitati. Anzi, non solo ci sono capitati, ma vi sono stati costretti. Persone chiuse per settimane nelle stesse quattro mura, una pandemia in corso, pagine Facebook di complottisti con più follower della Ferragni...questa serie ha davvero tutti gli ingredienti per sbancare al botteghino. Si scherza, ovviamente: i cinema sono chiusi più o meno dai tempi in cui ancora si aggredivano i supermercati. “Più o meno”, esattamente: in questa esilarante meta-serie anche le certezze più solide si sgretolano, primo tra tutti il senso del tempo. Tuttavia, è proprio nei momenti in cui tutto ha lo stesso odore e lo stesso sapore che i dettagli assumono una rilevanza notevole, e proprio sui dettagli si basa la penna impietosa dell’autrice, che preferisce restare anonima. Il cast incredibilmente spontaneo e la colonna sonora volutamente trash fanno il resto. La grandezza di questa situation comedy sta nell’essere più vicina a Cast Away o al primo capitolo di Saw - L’enigmista che a qualsiasi sitcom mai realizzata: ignari uomini postmoderni solitamente onnipotenti si trovano in spazi claustrofobici; chi è solo vorrebbe compagnia, chi è in compagnia - per quanto buona - arriva a detestarla. Tutto ciò causa conseguenze imprevedibili che mantengono viva l’attenzione dello spettatore, altrimenti assuefatto dalla necessaria monotonia delle scenografie e dei costumi. Nel complesso, un prodotto dalla forma imperfetta, ma il cui contenuto tocca intimamente lo spettatore: la rassegnata e prevedibile non-evoluzione - talvolta addirittura involuzione - del protagonista, osservato da sé stesso con il medesimo senso di inquietudine che trasmette lo strappo nel cielo di carta pirandelliano, non può che farci tenerezza proprio perché pericolosamente vicina alla situazione di ognuno di noi.

LUCREZIA SEVERGNINI (Coronavirus VS menefreghismo) - Novembre 2019. Cina. COVID-19. Cinque lettere. Due numeri. È questo il nome che gli scienziati danno al nuovo virus che ha cambiato e che cambierà le nostre vite.La Cina è stato il primo paese ad affrontare gli effetti di quel virus che, nel giro di pochi mesi, a inizio 2020 è arrivato anche in Italia. I sintomi sono quelli di una normale influenza: tosse secca, febbre e problemi respiratori. Il 18 febbraio un uomo di 38 anni si presenta all’ospedale di Codogno e da lì a poco diverrà il famoso paziente uno. Da quel momento in poi il paese trema, tutto cambia. Ciò che consideravamo normale fare oggi non è più permesso, anzi spesso costituisce un reato, come ci ricordano tutte le sere i telegiornali. Insomma, la vita per come la conoscevamo non esiste più. Tutto si è fermato. Bisogna stare in casa. "È l’unico modo per contrastare il diffondersi del virus" ci viene ripetuto dal Presidente del consiglio, almeno finché non verrà trovata una cura. Non è facile per nessuno, la popolazione soffre questa “clausura” forzata. Moltissimi lo hanno capito e sacrificano la loro quotidianità perché necessario per tornare alla normalità, altri, invece, si comportano come se non fosse successo niente, mettendo a rischio se stessi e soprattutto gli altri. Lasciate che vi spieghi, con un semplice esempio, il motivo per cui tutti dobbiamo rimanere in casa. Un giorno qualunque una persona a voi cara inizia a non star bene. All’inizio non pensate sia nulla di grave, ma poi di punto in bianco la situazione degenera. Nel giro di pochi giorni la febbre sale e la saturazione scende. Decidi di chiamare l’ambulanza, gli operatori sono costretti a portarlo a Lodi perché nell’ospedale più vicino non c’è posto, e quando arrivi all’ospedale non puoi vederlo. Dopo ore ti mandano a casa dicendoti che ti chiameranno per avvisarti di cambiamenti e la mattina dopo ti comunicano il decesso. I giorni seguenti sono di dolore e d’incredulità. Oltre a non poter più dare l’ultimo saluto, sei costretto a comunicare con l’agenzia funebre tramite WhatsApp, perché alternative non ce ne sono. Cerchi in qualsiasi modo di far avere loro degli abiti decenti per il defunto, ma molto probabilmente verrà chiuso nella bara senza nessun vestito o con il camice che gli hanno fornito in ospedale. Come se non bastasse, poco prima del funerale, il prete ti comunica che non potrà celebrare la funzione perché il dpcm lo vieta e che per la sepoltura bisognerà aspettare, quanto non si sa. Bisogna aspettare e basta. Spero che queste mie parole intrise di rabbia e di dolore possano far comprendere quanto sia seria e dolorosa la nostra nuova realtà e che possa fra aprire gli occhi a chi ancora la sottovaluta.

ASIAH PINARDI - È il 6 maggio 2020 sulla Terra. La mascherina chirurgica si appoggia sulle labbra e poi si allontana ritmicamente, lasciando un velo di condensa sulla pelle. Il sole caldo abbraccia finalmente le mie braccia mentre intorno il paesaggio cambia. È il 6 maggio 2020, e io finalmente sto correndo. Un’attività semplice che a lungo siamo stati costretti ad abbandonare e che oggi è ostruita dalla barriera della mascherina, che limita nei movimenti, fa sudare e respirare affannosamente, ma in fin dei conti, protegge. È una delle poche libertà riconquistate a monte di due mesi di reclusione in casa, una quarantena che ha coinvolto il popolo Italiano nella sua integrità, e che a poco a poco è andata proponendosi a tutto il Mondo. Alla fine del 2019 è comparso in Cina, nei pressi della città di Wuhan, un nuovo Coronavirus, che in brevissimo tempo si è diffuso nel mondo. Solo tra gennaio e febbraio 2020 però il COVID19 giunge in Italia nella sua forma più concreta, identificato a Roma in due turisti cinesi. La reazione del popolo è stata di netta divisione: chi sottovalutava la notizia, imputando le morti ad una semplice febbre, ed incolpando i telegiornali di istigare un terrorismo psicologico, chi reagiva in modo drastico prendendo quei distanziamenti sociali che sono poi stati parte della vita di tutti noi per mesi, chi forse sotto sotto aveva paura, ma cercava di rilassarsi bevendo qualcosa con gli amici. Ed ecco che in un batter d’occhio il virus si è diffuso in tutto il mondo, dalle 5 milioni di persone uscite dalla Cina in quegli 11 fatidici giorni, ai blocchi delle frontiere arrivati incappando troppo tardi, come un corridore che taglia la linea del traguardo dieci millesecondi dopo il primo classificato. Una volta riconosciuto il danno, tuttavia, una presa di coscienza generale –insieme con una serie di restrittive regole da rispettare- hanno confinato gli Italiani nelle rispettive case, dove oltre al danno economico si è cancellato un atavico bisogno dell’uomo: quello della socialità. E sebbene il 2020 sia anno bel lontano dal fatidico 1629, anno della Peste raccontato dal Manzoni nei Promessi Sposi, durante la quarantena ci si trova straniati al punto da chiedersi se non si possa in qualche modo essere stati reclusi in un libro. Sarebbe stato sicuramente meglio. La sensazione però è stata proprio questa, soprattutto nei primi momenti di convivenza con la nuova realtà che andava disegnandosi in un mondo ormai non più nostro. E laddove la noia, lo sgomento, l’incredulità andavano a sovrapporsi al dolore e alla sofferenza, ecco che siamo stati ancora chiamati alla fiducia. Perché è questa l’unica arma mentale che, in fondo, resta una risorsa.

GIACOMO BRUNI (Passeggiando per il Mondo) - 7 maggio 2020, settantasettesimo giorno di quarantena imposta dal nuovo coronavirus, il Covid-19. Il mondo è stravolto, con le organizzazioni sanitarie allo stremo delle forze e quelle politiche che vanno perdendo autorevolezza. Con oltre tre milioni di contagi certificati già 264'000 sono i morti: tra questi ognuno di noi ha almeno un parente, un amico… Passeggio nella galleria, o forse è meglio dire nel tunnel, che la pandemia sta intrecciando, vedo lo sforzo di chi è in prima linea, vedo la tenacia di certi guariti, e quella di molti che ancora stanno lottando. Vedo i nostri concittadini che uscendo dal supermercato lasciano dei generi nei carrelli disseminati dalla Protezione Civile, per andare in contro a chi non ce la fa. E poi guarda, quello è… ma certo, è il mio vicino di casa! Qualche settimana fa con la sua donazione di plasma ha salvato delle vite. Vorrei andare a teatro, mi piace l’opera, ma musei e teatri sono chiusi; per fortuna sono stati attivati diversi portali digitali, credo farò una “visita a distanza”. Ma sento un uomo che sbraita, non so chi sia, mi sta invitando ad iniettarmi in vena dell’amuchina: deve essere molto confuso. Da uno schermo si affaccia anche la regina Elisabetta, con tono severo, ma con quella sicurezza che gode della fiducia del suo popolo, più di chi proponeva l’immunità di gregge, ma è finito in terapia sub-intensiva. Procedo, noto un corridoio laterale in cui si discute di cronaca. Ah, si parla della forse-morte del dittatore nord-coreano. Più in là, da una finestra scorgo una famiglia, preoccupata, ma non angosciata; sono tutti a casa: mamma, papà e due fratellini. Hanno trascorso i primi giorni come fossero in vacanza, ma ora si annoiano, si annoiano sebbene non stiano fermi un attimo: stanno inventandosi ogni sorta di impegno pur di non fermarsi. Li sento discutere, dicono che anche stando in casa possono giocare un ruolo importante, affermano che dobbiamo impegnarci tutti, anche se il papà ora è in cassa integrazione: presto tutto finirà. Non sarà andato tutto bene, non saremo un pianeta di eroi, ma spero che possiamo essere almeno un paese di cittadini, di cittadini responsabili, di cittadini che hanno saputo cooperare per il bene di tutti.

CRISTINA PAGLIARI - Coronavirus – Covid 19, questo è il nome del nemico di questo lungo periodo. A 100 anni dalla Spagnola è ricomparso un nemico mortale per l'intera umanità. Il virus si aggira fra le strade e nei luoghi pubblici. È invisibile, silenzioso e implacabile come un sicario e colpisce senza fare distinzioni fra ricchi e poveri, fra giovani, bambini o anziani. Purtroppo quella che sembrava essere un'epidemia localizzata a Wuhan in Cina, è diventata una pandemia e solo in Italia ha causato circa 30.000 decessi, fra i quali molti medici, infermieri, preti, poliziotti e militari che si sono prodigati con generosità e sacrificio per il prossimo. Inizialmente abbiamo assistito allibiti alle scene trasmesse dai media della chiusura forzata di Wuhan, alla desolazione di una città deserta, all'assalto dei cinesi ai loro supermercati. Guardavamo tutto questo dispiaciuti, ma con distacco: il problema non ci riguardava perchè la Cina era lontana. Virologi e politici fiduciosamente ci rassicuravano fino a quando, nel giro di quindici giorni, siamo stati catapultati in una situazione surreale e catastrofica. In Italia tutti bloccati in casa, agli “arresti domiciliari”. Il conteggio dei decessi: un bollettino di guerra. Questa ”influenza” (in termini eufemistici) ha avuto forse un unico lato positivo. Infatti viviamo in un mondo consumistico indirizzato verso l'accumulo di denaro e oggetti, e spinto dalla volontà di apparire piuttosto che di essere. Forse questo modo di pensare ha incontrato un punto d'arresto nel virus. Ci ha fatto riflettere sulla fugacità della vita e su valori morali che sembravano persi: la solidarietà, l'amicizia, gli affetti famigliari, la libertà e l'orgoglio di essere italiani, anche senza i mondiali. Sarebbe bello, quando avremo sconfitto il virus e avremo nuovamente riabbracciato i nostri cari e la libertà, tenere a mente questi valori. Mi risuonano, ora più vive che mai, le parole pronunciate da un personaggio della saga Hunger Games e spero che al termine di questa pandemia non si riveleranno veritiere. Cito testualmente: “Adesso ci troviamo in quello stupendo periodo in cui tutti concordano che i nostri ultimi orrori non dovranno mai ripetersi. Ma di solito il pensiero collettivo ha vita breve. Siamo creature stupide e incostanti, con la memoria corta e un gran talento per l’autodistruzione. Anche se…chissà, magari questa sarà la volta buona, Katniss”.

VICARDI (Covid 19. Pandemia mondiale. Tutto è cambiato) -Nel febbraio dell’anno corrente è comparso un virus letale soprattutto per anziani, per persone immunodepresse e per persone già indebolite da precedenti malattie. Partito dalla Cina con modalità a noi ancora sconosciute, è arrivato sino a noi per poi diffondersi in tutto il mondo trasformandosi in una vera propria pandemia. Se inizialmente veniva sottovalutato e paragonato ad una semplice influenza, ora, dopo quasi due mesi di quarantena obbligata in casa, costretti a mantenere le distanze da famigliari e persone amate, dopo più di 250 000 morti, la nostra vita non sembra più la stessa. Siamo passati da luoghi affollati a strade deserte, dalla spesa domenicale dell’ultimo minuto alla coda di due ore, dalle romantiche cene al ristorante a semplici aperitivi in videochiamata, tutto rigorosamente vincolato dall’uso di mascherine e guanti protettivi. Cinema e teatri chiusi; bar, ristoranti, locali, discoteche completamente fermi. Estetisti e parrucchieri ancora senza risposte. I lavori d’ufficio, così come le scuole e le università, riescono ad andare avanti solo grazie alla tecnologia, al cosiddetto “Smart Working” e al “e-learning” che permette una didattica a distanza. Importante in questi campi è stata la rapidità nel saper rispondere a questa “tragedia” e soprattutto il sapersi adattare ad una situazione nuova e sconosciuta per tutti. Dopo così tanto tempo uscire sembra una liberazione, ma rendersi veramente conto della situazione è difficile. Chi non rispetta le restrizioni che ci sono state imposte rischia multe salate se non addirittura la galera. Si può riprendere a lavorare solo in un determinato modo e con specifiche protezioni, e purtroppo non tutti sono ancora liberi ripartire. Molti sono sul lastrico, proprietari costretti a chiudere i locali, genitori ancora in attesa della cassa integrazione o che addirittura hanno perso il lavoro e che faticano a portare avanti la famiglia. Sembra di vivere una realtà parallela. Torneremo mai alla normalità? A questo non si può ancora rispondere, ma possiamo solo sperare, sperare soprattutto nel buon senso della popolazione mondiale.

MICHELA PASSERA - Se pensate che la vostra casa possa essere luogo sicuro nel quale rifugiarvi nei momenti più bui, sappiate che con quello che sto per dirvi potreste cambiare idea. Dal 23 Febbraio 2020 il mondo è stato attaccato da una pandemia globale chiamata Covid-19. Si tratta di un virus che ha mosso più acqua di quanto possano fare dieci maremoti tutti insieme. Per prima cosa ha attaccato le nostre case, ci ha indotto paura nei confronti dei familiari, dei fidanzati, addirittura dei nostri nonni. Non ci si poteva fidare di nessuno, nemmeno di sé stessi. Per questo la paura è dilagata Si dice che quando si vuole sconfiggere qualcosa, un nemico o una paura, le si diano le sembianze di un oggetto, di un qualcosa di concreto, così da eliminare il problema alla radice. Questa sfida la compiono ogni giorno dottori, ricercatori, studiosi, professori, scienziati e medici di tutto il mondo. Cercano di sconfiggere qualcosa che non si vede con armi reali, tangibili e costose. L’arma che ogni essere vivente sulla Terra si aspetta è chiamata Vaccino. Questa parola da ormai mesi ci accumuna, ci fa sperare di avere un domani che assomigli tanto al ieri che ormai pare lontanissimo, tanto lontano da aver dimenticato l’odore delle case delle nostre nonne, le mani dei nostri fidanzati, il profumo di caffè dei bar la mattina ma soprattutto il rumore della vita. Viviamo confinati in un mondo parallelo, come se fossimo rinchiusi in un videogame dove casa nostra è la base, i supermercati e le farmacie sono i nostri rifugi i quali sono impossibili da raggiungere se non si conosce la parola chiave: necessità. Una partita di scacchi in cui il Covid muove noi, le sue pedine. Ma se da una parte tutto appariva buio, dall’altra cominciavano ad affiorare rarità che col tempo si erano dimenticate. Ora si mangia a tavola insieme non solo la sera, ma a qualsiasi pasto, si guarda la televisione e si litiga su quale programma scegliere, si riscopre la bellezza della natura e del piacere del condividere. Ci si trucca per parlare con le persone al di là dello schermo e ci si diletta in ricette che non avremmo mai avuto il tempo di preparare. Curarsi e ammalarsi sono due parole che non sono mai state così vicine fino ad ora. L’una e l’altra sono legate da un filo sottile che si chiama speranza, quella per cui lottiamo ogni giorno e che per qualche ignota ragione, nessuno può portarci via.

LIVIETTI - Il mondo intero è in stato di massima allerta: un virus mortale, soprattutto per la fascia d’età dai 65 anni in su, ha iniziato a diffondersi da fine febbraio innescando una vera e propria pandemia. La malattia da coronavirus presenta sintomi quali tosse, febbre e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie; si diffonde principalmente tramite contatto con una persona infetta che tossisce o starnutisce e il contagio avviene sfregandosi occhi, naso o bocca dopo aver toccato una superficie infetta. I primi casi sono stati riscontrati, a inizi gennaio, nella cittadina cinese di Wuhan da cui sarebbe partito il contagio. Fin da subito è stato ipotizzato che il virus provenisse da una fonte animale e in particolare dai pipistrelli, che sono tra gli animali venduti all’ingrosso presso il mercato umido di Wuhan. L'epidemia si è diffusa in Italia da fine gennaio, quando a Roma due turisti cinesi sono risultati positivi al virus. Il 21 febbraio, molte città della Lombardia e del Veneto, sono state bloccate in una procedura di quarantena a seguito di uno scoppio epidemico a Codogno, in provincia di Lodi. L'8 marzo, il primo ministro Conte ha affermato che gran parte dei territori del nord Italia sarebbero stati messi in quarantena con restrizioni di movimento. Il giorno seguente la quarantena è stata giustamente estesa a tutta l'Italia e tutte le attività pubbliche sono state chiuse, al di fuori di quelle fornitrici di beni di prima necessità. In sostanza siamo chiusi in casa da due mesi, anche se da qualche giorno siamo entrati nella fase due che prevede un allentamento delle misure restrittive, nonostante permanga la massima allerta in quanto ad oggi si stimano 214.457 casi positivi di cui 29.684 decessi. Il coronavirus ha cambiato radicalmente le nostre vite: termini quali contagio, isolamento, lock-down, mascherine, distanziamento sociale, tamponi fanno ormai parte del nostro lessico quotidiano ma permeano inevitabilmente anche la nostra mente. Questo virus ci ha tolto la libertà, ha insinuato diffidenza verso il prossimo, ci ha forzati in casa costringendoci a fare i conti con le nostre più recondite debolezze. La pandemia ha scombussolato la nostra vita, alcuni dicono in meglio altri in peggio. Di fatto la situazione peggiore e critica sembra essere superata; come cambierà da ora in avanti la vita comune e come ci adatteremo ce lo dirà il tempo.

28 Maggio 2020