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Sabato 24 Ottobre 2020

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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di Giselle

#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di Giselle

CREMONA - Ecco le recensioni di Giselle degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a  venerdì 7  febbraio.

MERLI NICOLE Se tutti conoscono la storia d’amore tra Giselle e Albrecht, segnata dal tradimento e dalla sofferenza, del balletto classico nato dall’idea del romanziere francese Theophile Gautier e poi musicato dal celebre compositore Adolphe-Charles Adam, pochi si aspettano di assistere a una sua rivisitazione da parte di Dada Masilo, l’interprete e coreografa sudafricana che il 25 gennaio 2020 ha danzato sul palcoscenico del teatro Amilcare Ponchielli di Cremona nei panni della protagonista del capolavoro romantico, ora straziata dal dolore e in cerca di vendetta. Il sipario si apre su un paesaggio rurale africano disegnato da William Kentridge, in cui i ballerini della Dance Factory, a piedi nudi, in abiti sui toni del bianco e del rosa antico, si cimentano in danze tribali poliritmiche con movimenti complessi che coinvolgono tutto il corpo nell’espressione di una vitalità ed energia ben diversa da quella che si può trasmettere sulle punte. Sulla musica del sudafricano Philip Miller, la performance è il frutto di un’unica e innovativa mescolanza di danza contemporanea e tradizionale africana insieme con passi classicheggianti. Giselle, tradita e con il cuore spezzato, è condotta alla follia e muore sola e nuda, spogliata della dignità, afflitta e sconsolata nella drammatica e travolgente scena in cui la Masilo riesce a suscitare nel pubblico un profondo sentimento di compassione. Nello strazio della protagonista si percepisce un’elevata carica emotiva, che culmina nella celebrazione del suo funerale, durante il quale la gente del villaggio commemora la sua scomparsa in processione, a testa bassa, schiena china, tra il pianto e le urla di disperazione dei presenti e della madre. Il dolore di Giselle si tramuta, nel secondo atto, in furore e rancore nel desiderio di vendicarsi del traditore, che è stato la causa della sua sofferenza, e come spirito si unisce alle spaventose Villi. Esse, vestite di rosso, sono interpretate da uomini oltre che da donne, come ad abbattere il pregiudizio secondo cui solo le donne soffrono per amore e a delineare una nuova interpretazione dei personaggi, che sostituiscono alle loro lacrime il sangue dello loro vittime. Sono queste le caratteristiche che portano lo spettacolo a uscire dagli schemi del balletto tradizionale allo stile di Dada Masilo. Intensa e significativa è la scena finale: Giselle, vendicatasi, passa sul cadavere di Albrecht in una nube di polvere bianca tra gli applausi del pubblico. Il suo spirito è libero.

POLI BEATRICE Giselle, tradizionale balletto di danza classica che dal 1841 occupa i palcoscenici dei più illustri teatri del mondo, questo ci si aspetta quando si legge questo titolo. E invece no, quella della coreografa e ballerina sudafricana Dada Masilo è una Giselle nuova, anticonformista e rivoluzionaria; è una Giselle rivisitata in chiave moderna; è una Giselle radicalmente mutata. La coreografa infatti, oltre a presentare uno spettacolo di danza contemporanea, ha fatto propria la storia andando alla ricerca delle proprie origini, ambientando Giselle nella sua patria, il Sudafrica, e facendo emergere balli e feste tipici della cultura africana. Oltre al cambio-location la Masilo decide di porre la propria attenzione sugli elementi che caratterizzano la psicologia dei personaggi effettuando, talvolta, dei profondi cambiamenti sul loro carattere. Le Villi, classicamente ragazze afflitte ed addolorate, nello spettacolo vengono interpretate sia da uomini sia da donne veramente feroci e bramosi di uccidere coloro che li hanno fatti soffrire; anche la stessa Giselle non decide di salvare la vita dell’amato, bensì di vendicarsi a suon di violente frustate fino a farlo spirare. Dada Masilo (Giselle) si è resa artefice di un’eccellente prova sia per la stupefacente ed inaspettata coreografia che per l’interpretazione: è riuscita magistralmente ad esprimere i sentimenti provati, di amore prima, di odio poi, utilizzando i movimenti del corpo e le espressioni del volto. Lwando Dutyulwa (Albrecht) è emerso grazie a movimenti morbidi e puliti alternati ad altri scattanti e impulsivi. Llewellyn Mnguni (regina delle Villi) si è distinto per la precisione dei passi, utilizzando strumenti adibiti a riti magici. Ottime anche le prove di Tshepo Zasekhaya (Hilarion) e Julia Burnham (Bathilde). Le Villi (Lwando Dutyulwa, Thami Majela, Steven Mokone, Thami Tshabalala, Tshepo Zasekhaya, Sinazo Bokolo,Julia Burnham,ThandiweMqokeli, Refiloe Mogoje), di rosso vestite, si sono esibite impeccabilmente nei momenti d’insieme facendo risultare il tutto armonioso. Le musiche di Miller sono state molto coinvolgenti. Il pubblico ha apprezzato con numerosi applausi.

30 Gennaio 2020