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Sabato 24 Ottobre 2020

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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti del Dittico

#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti del Dittico

Il Teatro Ponchielli

CREMONA - Ecco le recensioni del Dittico degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a  sabato 1 febbraio.

ACCA ALESSIO Se quest’anno la stagione operistica cremonese si è aperta con un grand opéra, non poteva che avere un finale in grande stile. Il Teatro Amilcare Ponchielli ha ricoperto il ruolo di chiudi-fila con l’effervescente dittico composto da L’Heure Espagnole e Gianni Schicchi nel circuito OperaLombardia. Si tratta di due perle dell’umorismo musicale del secolo scorso che come comune denominatore hanno un equilibrio familiare, o meglio disequilibrio, che oscilla tra spensierate evasioni adulterine e smisurata cupidigia. Due famiglie in frantumi, schiacciate dal tempo e assetate di denaro, sono andate in scena con un cast affiatato e capeggiato da un sicuro e apprezzabile Sergio Alapont. Le scenografie del cremonese Guido Buganza hanno piacevolmente accolto le raveliane nuances futuristiche e surrealistiche in cui giochi di prestigio, orologi luminosi e imponenti clessidre hanno preso vita, accompagnate da un’orchestra ben caricata come un orologio che ha rievocato i tintinnii di un tempo inesorabile e dai sapori spagnoleggianti. L’ironia composta e trattenuta di Ravel sfocia in un divertimento sfrenato ed esplosivo del lucchese Puccini; un climax inarrestabile che converte il macabro in comico. In un cinema vintage come quello dell’ingegnoso regista Carmelo Rifici non si risparmiano certo le tipiche comiche all’italiana: basti pensare alla strattonata salma del ladro fiorentino resa partecipe ai festeggiamenti della famiglia Donati o, ironia della sorte, al medico Spinelloccio, giustamente zoppo. Tutto ciò sotto la visione di un Gherardino che si gode lo spettacolo tragicomico all’interno del cinema pucciciano, ma non seduto in sala, bensì sul grande schermo. L’incisivo Sergio Vitale, interprete di Gianni Schicchi, merita un doppio apprezzamento per la sua versatilità timbrica ed elasticità scenica con la quale ha riportato in vita, senza mai cadere nel ridicolo, anche il personaggio dantesco. Lodevole la sua Addio Firenze, come è lodevole la voce squillante di Rinuccio, interpretato da Pietro Adaini, e della sua amata Lauretta, la quale ha incantato il pubblico con un O mio babbino caro semplice e di buon gusto. Al termine della stagione non si può che parlare di un gran successo, con un pubblico sorridente e appagato che ha accolto entusiasta l’invito a concedere “l’attenuante”.

MEDOLA MADDALENA La stagione lirica al Teatro Ponchielli si è conclusa con un dittico insolito L’Heure Espagnole di Maurice Ravel e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, il cui filo conduttore è il riferimento a due grandi letterati italiani. Entrambe sono caratterizzate da un’ironia sottile che si rivolge alla classe borghese attraverso la descrizione comica delle debolezze umane. Siamo alla ‘prima’ del 17 gennaio. L’ottima voce di Antoinette Dennefeld (Concepcion) ha dato vita a L’Heure Espagnole in una scenografia singolare e inizialmente minimale, costituita da un ambiente vuoto, nel quale il tempo è scandito dal calare inaspettato di oggetti dall’alto che descrive sarcasticamente come gli spagnoli trascorrevano un’ora delle loro giornate, tra intrighi amorosi e affari. Nell’interpretazione di Valdis Jansons (il mulattiere Ramiro) si riscontra il servitium amoris di Catullo, in quanto il mulattiere mostra una devozione e un servilismo tipici dei cavalieri nelle corti rinascimentali. Il finale di questa opera, la cui morale cita il Boccaccio, si focalizza sul tradimento. Il pubblico emozionato e soddisfatto aspetta poi con trepidazione l’arrivo di Gianni Schicchi. Appena si spengono le luci, il teatro si ritrova in una ricca casa, che non è della Firenze del Trecento, modernizzata dalla singolare regia di Carmelo Rifici, altamente innovativa, con la proiezione di una parte della scena su un grande schermo. Sergio Vitale è riuscito ad interpretare al meglio il cavaliere Gianni Schicchi, descritto da Dante nella decima bolgia dell’VIII cerchio, in cui sono puniti i falsari (XXX Canto dell’Inferno). Fingendosi l’infermo moribondo Buoso Donati, Schicchi inganna i parenti, i frati ed il notaio. Eccezionali sono stati il Direttore Sergio Alapont, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano e tutto il cast, tra cui, in particolare Lavinia Bini nel ruolo di Lauretta, figlia di Gianni Schicchi, e Agostina Smimmero, che ha interpretato Zita, cugina di Buoso Donati. Questa opera, che è stata apprezzata dal pubblico, ha esaltato l’arte e la cultura dell’Italia attraverso la citazione di un grande poeta. Non c’è migliore conclusione, per salutare la stagione lirica 2019/2020, degli ultimi versi del monologo finale di Gianni Schicchi …e così sia; ma con licenza del gran padre Dante, se stasera vi siete divertiti, concedetemi voi... l'attenuante!

TURLA NICOLETTA Un dittico particolare conclude la stagione operistica 2019/20 del Teatro Ponchielli di Cremona. Un connubio eccezionale di comicità e di pagine musicali sorprendenti, segna un matrimonio perfetto tra il capolavoro di Ravel “L’heure espagnole” e lo splendido “Gianni Schicchi” di Puccini. Difficile correlare due opere che, pur essendo legate al repertorio buffo, risultano per molti aspetti tanto lontane tra loro. In questa difficile impresa il regista Carmelo Rifici, ne esce assolutamente vincitore. Ne “L’heure espagnole” Rifici decide di sfruttare l’atmosfera onirica, presente nella musica di Ravel, ideando un’ambientazione meccanica e allo stesso tempo sognante, che però non tralascia una carica erotica. I movimenti coreografici di Elisabetta Consonni e i costumi di Margherita Baldoni, pensati per impedire ai personaggi movimenti naturali, coronano perfettamente l’idea del regista trasformando i protagonisti in una serie di magnifici carillons inseriti in uno spazio atemporale. Per quanto riguarda gli interpreti, è da dire che tutti hanno dimostrato eccellenti qualità vocali e ottime capacità attoriali, soprattutto Antoinette Dennefeld (Concepción) aggraziata e vocalmente molto sicura. Bravo Didier Pieri, attento nel dare al suo Gonzalve interessanti sfumature. Vocalmente aitante il Ramiro di Valdis Jansons. Bravi anche Andrea Concetti (Don Inigo Gomez) e Jean-François Novelli (Torquemada). Lo spirito di commedia trattenuto in Ravel, esplode invece nel “Gianni Schicchi”. Qui il regista ispirandosi alla tradizione cinematografica della commedia all’italiana, ambienta l’opera in un cinema. Servendosi di proiezioni video (dirette da Giuseppe Bilotti), Rifici gioca su allusioni meta-cinematografiche, trasformando la camera mortuaria di Buoso in un set cinematografico. I deliziosi abiti in stile anni ’60 aiutano ulteriormente la contestualizzazione storico-culturale. Splendido il protagonista Sergio Vitale divertente e vocalmente incisivo. A proprio agio nelle loro parti anche gli altri interpreti: Lavinia Bini (Lauretta), Agostina Smimmero (Zita), Pietro Adaini (Rinuccio), Didier Pieri (Gherardo), Marta Calcaterra (Nella), Andrea Concetti (Betto), Mario Luperi (Simone), Valdis Jansons (Marco), Cecilia Bernini (La Ciesca). Esilarante l’interpretazione di Nicolò Ceriani (Spinelloccio/Amantio di Nicolao). L’orchestra “I Pomeriggi Musicali di Milano” è diretta con precisione ed distinta eleganza da Sergio Alapont.

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25 Gennaio 2020