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Sabato 24 Ottobre 2020

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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di La Sonnambula

#DIRITTO DI CRITICA, le recensioni degli studenti di La Sonnanbula

CREMONA - Ecco le recensioni di La Sonnambula degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a mercoledì 25 dicembre.

ACCA ALESSIO - Se si crede che aprire un ombrello in casa propria porti sfortuna, al Teatro Ponchielli vige esattamente il principio contrario. Alcuni personaggi de La Sonnambula hanno messo piede in platea, armati di impermeabili e di ombrelli, inscenando un temporale condito di luci ad intermittenza, rumori burrascosi e rivelando così uno dei più fortunati e riusciti momenti della serata. Venerdì 8 dicembre è quindi andato in scena uno dei capolavori di Vincenzo Bellini, compositore oltretutto legato a Cremona per una storia amorosa clandestina, con il quale si è reso degno omaggio, nel ventesimo anniversario dalla scomparsa, al basso cremonese Giuseppe Modesti, passato alla storia per la sua memorabile interpretazione del Conte Rodolfo del marzo 1955; nell’occasione affiancato da Maria Callas, Leonard Bernstein e Luchino Visconti al Teatro alla Scala.  Con la raffinata melodia della cavatina Vi ravviso, o luoghi ameni l’interprete Davide Giangregorio ha lasciato spazio alla sua delicata sensibilità musicale, così come per Amina, protagonista del melodramma semiserio, interpretata da Veronica Marini, dalla vocalità sottile e agile, fino ad arrivare a Giulia Mazzola nei panni di Lisa, vocalmente impeccabile, ma teatralmente insuperabile. Lisa ha messo in scena qualsiasi tipo di linguaggio non verbale che potesse sottolineare e solidificare le sue parole intonate: dal piede che sbatte nervoso contro il palco, alle sopracciglia aggrottate unite alle occhiatacce fulminanti o alle spalle scocciate che si scrollano. La cura del dettaglio circa la gestualità è estesa anche al resto del cast, soprattutto per il coro che senza batter ciglio si è plasmato da una forma statuaria ad un’altra opposta, per esempio commossa, asciugandosi le lacrime con il grembiule del costume. L’attenzione è indubbiamente caduta sull’Elvino di Ruzil Gatin e sul suo timbro tenorile limpido e adamantino, accompagnato dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali diretta dal giovane Leonardo Sini. Raùl Vàzquez ha condotto la regia verso un apprezzabile realismo fiabesco, con una scenografia decorata da una bizzarra vegetazione che procede di pari passo alla trama belliniana. Una serata e un’opera conclusasi con un lieto fine, un fine come il 19 gennaio che si avvicina con l’ultimo appuntamento della stagione lirica cremonese; se anche questo sarà lieto starà a voi scoprirlo.

POLI BEATRICE - Oltre alla consueta nebbia dicembrina, Cremona è stata avvolta anche da una leggera foschia provocata dall’idilliaca, ma al contempo misteriosa Sonnambula di Bellini. Il pubblico cremonese, anche se non troppo numeroso, è rimasto estasiato dall’enigmatico connubio di questi caratteri contrastanti dell’opera belliniana. Il tema dell’opera è il sonnambulismo come fonte di pregiudizio e isolamento, di sfiducia da parte di Elvino. Sonnambulismo che potrebbe rappresentare la rottura del più importante sogno di una ragazza, dedita interamente all’amore incondizionato per il proprio promesso. Ma sonnambulismo che alla fine salverà Amina e permetterà ad Elvino di riconoscere il proprio errore. Un paesaggio bucolico e fiabesco presenta le caratteristiche, ma soprattutto le sfaccettature di una natura sempre presente, che muta, si evolve, si distrugge, rispecchiando ed accompagnando i sentimenti e le emozioni provate dai personaggi, ma soprattutto da Amina. Si può considerare infatti la natura come l’alter ego della protagonista: la scena finale è preceduta da un forte temporale. Temporale che è la massima espressione del decadimento morale della ragazza, seguito al rifiuto di Elvino. La regia di Raul Vazquez ha trasportato l’opera negli anni 20. La scenografia che domina il palco è caratterizzata da colori tenui per le vetrate, in contrasto con colonne e nastri rossi. I costumi di Claudio Martin sono in linea con l’epoca a cui ci si è ispirati: colori neutri per il coro, più elaborati per i protagonisti, in particolar modo per Amina che passa da un abito arancione per arrivare alla camicia da notte bianca nelle scene del sonnambulismo. Veronica Marini, con una voce morbida, limpida e caratterizzata da colori caldi, inscena una perfetta Amina ed emerge non soltanto per le proprie abilità canore, ma anche attoriali, interpretando il personaggio con grande passione e profondità, soprattutto in “ah, non credea mirarti”. Grandi abilità per una nuova promessa del canto: Ruzil Gatin, caratterizzato da una voce che presenta al contempo grazia, ma anche potenza e incisività. Ottima anche la prova del soprano Giulia Mazzola (Lisa), Sofia Jenelidze (Teresa) e dei bassi Davide Giangregorio (il conte) e Luca Vianello (Alessio). Grande connessione tra l’Orchestra i Pomeriggi Musicali diretta da Leonardo Sini, cantanti e coro preparato da Fiocchi Malaspina.

SOLZI GIULIO - Dopo anni di assenza Bellini torna al Ponchielli il 6 e l'8 dicembre con una delle sue opere più celebri: “La Sonnambula”. Lo spettacolo è dedicato al grande basso cremonese Giuseppe Modesti nel ventesimo anniversario dalla scomparsa. Uno spettacolo certamente piacevole, grazie ad una direzione, quella del giovanissimo L. Sini, capace di valorizzare la partitura di un'opera prevalentemente melodica e i numerosi corali prorompenti. Ottimo anche il cast che riesce ad affrontare in modo eccellente la dura prova che Bellini ha previsto per gli interpreti: una serie infinita di virtuosismi e preziosismi che non danno vita facile ai cantanti. Tra questi ultimi spiccano la Amina di V.Marini, che supera in modo eccellente l'impresa vocale richiesta dall'incontentabile compositore catanese, specialmente con l'apice patetico che si raggiunge nel finale dell'opera con “Ah, non credea mirarti”, e il Conte Rodolfo di D. Giangregorio, che, all'altezza del ruolo, ha incantato il pubblico con la celeberrima aria “Vi ravviso, o luoghi ameni”, creando quell'atmosfera di benessere assoluto di quando si torna nei luoghi cari della nostra infanzia. Molto buona la prova del giovane R. Gatin, nei panni di Elvino e di G. Mazzola in quelli di Lisa. Bene anche i comprimari Jenelidze, Vianello e Grasso. La regia è affidata a Raùl Vàzquez, che ha deciso di trasporre l'azione sempre in un ameno paesino tra le Alpi svizzere, come prevede la trama originale, ma, nello specifico, in un vecchio albergo nel primo dopoguerra. Un riadattamento non molto audace, né tantomeno particolarmente riuscito. La regia di Vazquez e le scene di S.Loro, infatti, non riescono a trasmettere nulla al pubblico, malgrado degli accorgimenti, come la onnipresenza del colore rosso, che risultano però inspiegabili e forzati. Risolvono questa staticità l'interessante ed efficace uso delle luci, a cura di V. Raponi, e i costumi di C.Martin. Tra le comparse spunta poi, almeno così sembra, un giovanissimo Verdi, forse volendo richiamare non solo all'inizio del Romanticismo musicale, ma anche ad un'altra famosissima sonnambula: Lady Macbeth (le circostanze, è chiaro, sono ben diverse, ma vogliamo concederci qualche azzardato parallelismo per stavolta), la quale, tra l'altro, è personaggio chiave nell'opera che ha preceduto La Sonnambula nel cartellone cremonese. Uno spettacolo nel complesso riuscito, ma con qualche mancanza.

TURLA NICOLETTA - Grazie alla collaborazione tra i teatri di OperaLombardia e l’Ópera di Las Palmas de Gran Canaria, il Teatro Amilcare Ponchielli ha ospitato, la sera del 6 dicembre, una nuova produzione di uno dei capisaldi belliniani: l’opera semi-seria “La sonnambula”. Questo spettacolo, che ha visto la sua prima al Teatro Sociale di Como, ha offerto alla città l’opportunità di ricordare un noto concittadino: il basso Giuseppe Modesti, grande interprete del ruolo del Conte Rodolfo. Il regista Raúl Vázquez ha voluto ricreare, con l’aiuto dello scenografo Sergio Loro e delle luci di Vincenzo Raponi, un ambiente che si colloca esattamente tra il mondo onirico e quello “reale” del paesino svizzero in cui si svolge la vicenda. Con le immagini delle Alpi che tappezzano le pareti, questi due mondi si mescolano tra loro diventando un tutt’uno, trasformandosi nello scenario perfetto che accompagna la dolce ingenuità della protagonista e creando un ideale locus amoenus. I costumi in stile anni ’40 di Claudio Martin, ben collocano la vicenda in un periodo storico in cui, come afferma il regista, la politica neutrale della Svizzera “rese la zona rifugio per gli abitanti dei Paesi vicini”. Queste atmosfere paesaggistiche e storicamente “neutrali” si sposano con l’elegante e delicata resa che Veronica Marini dà alla protagonista. Amina si presenta come un essere innocente e puro che bene interagisce con l’ambiente a lei circostante. Anche nelle bellissime agilità e nel saggio uso di fraseggi e pianissimi, la Marini incarna quest’ideale di candore. Perfettamente in linea con lei è il signorile Elvino di Ruzil Gatin. Sicuro nelle agilità e negli acuti, è in grado di avvolgere il suo personaggio di una garbata dolcezza romantica. Magnifica anche la Lisa di Giulia Mazzola, la quale alla sua morbidezza timbrica unisce un’eccellente eleganza nelle agilità e un’ottima precisione negli acuti. Distinto e corposo il Conte Rodolfo di Davide Giangregorio, il quale ottimamente incarna la nobiltà d’animo del proprio personaggio. Piacevole l’austerità e la robustezza vocale della Lisa di Sofia Janelidze. Accattivante l’Alessio di Luca Vianello, divertente in scena e con una interessante pienezza vocale. Godibile e simpatico anche il Notaio di Claudio Grasso. Questo incantevole spettacolo, rivela il potenziale di una bella collaborazione tra due realtà quali OperaLombardia e l’Ópera di Las Palmas. Rimaniamo dunque nella speranza di poter assistere ad ulteriori future collaborazioni.

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20 Dicembre 2019