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Martedì 28 Gennaio 2020

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#DIRITTO DI CRITICA, le recensioni degli studenti di Guglielmo Tell

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Guglielmo Tell

CREMONA - Ecco le recensioni di Guglielmo Tell degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a venerdì 13 dicembre.

ACCA ALESSIO  Cremona, la umida sera del quattro Ottobre. Si apre il sipario dietro al quale prende vita il grand opéra che inaugura la nuova stagione lirica del Teatro Amilcare Ponchielli: si tratta del monumentale Guglielmo Tell di Giachino Rossini.
Dal palcoscenico emerge un aristocratico salotto del diciannovesimo secolo, il quale, grazie alla figura sognante di Jemmy, interpretato dal soprano Barbara Massaro, muta di scena in scena accogliendo un’impegnativa trama di oppressi e oppressori. Tell figlio è dotato di notevoli capacità canore e di uno spiccato senso di protagonismo scenico, che gli ha permesso di essere il fil rouge dell’intero melodramma rossiniano, svettando in ogni brano corale o trottolando giocosamente da un angolo all’altro del palcoscenico cremonese. Si nota una proporzionalità tra i ruoli e la resa vocale degli interpreti: Gessler e Rodolfo forse un poco rigidi sia nel personaggio che nella vocalità. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali è emersa con piacere nella celebre ouverture del compositore pesarese, oltre che nei soli orchestrali: da quello introduttivo e albeggiante del violoncello a quello del flauto (il quale si è concesso qualche libertà interpretativa inconsueta, ma apprezzabile) con il corno inglese, che dialogando danno vita a un senso di eco tra le Alpi svizzere. Tutto ciò sotto la bacchetta decisa ed emergente del Maestro Goldstein.
Se l’ultimo atto si è probabilmente concluso in maniera sbrigativa, il finale d’opera è stato compensato da un coro spezzato che ha inaspettatamente abbracciato la platea, regalando un effetto stereofonico ai fortunati seduti sui posti centrali del teatro. Con un cast di primo piano, da una Matilde ammirevole di Marigona Qerkezi al lodevole Giulio Pelligra, interprete di Arnoldo, non può mancare una regia all’altezza. Quest’ultima, capeggiata da Arnaud Bernard, ha dato vita a costumi tipicamente elvetici, ponderati giochi prospettici, mele scoppiettanti, interventi di luci ed ombre come flash abbaglianti di macchine fotografiche a soffietto e lampadari tuonanti. Teatro gremito da un pubblico eterogeneo e attento al dress code, che con molta probabilità si ripresenterà al prossimo appuntamento del cartellone di quest’anno: il 19 Ottobre con Carmen di Georges Bizet.

POLI BEATRICE (III Liceo Manin) - Il pubblico, in trepidante attesa nel foyer del teatro per la prima cremonese, era desideroso di assistere al Guglielmo Tell, ultima opera rossiniana nella rivisitazione del regista Arnaud Bernard. Un banchetto familiare ottocentesco in mimo è l’incipit dello spettacolo. Protagonista della scena un bambino che adora leggere il Guglielmo Tell. Subito dopo l’ouverture le immagini che dominano la mente del ragazzo vengono rievocate sul palco che si affolla di personaggi che entrano in scena utilizzando armadio e camino posti ai lati del palco. Nel corso dei 4 atti la scenografia subisce numerosi mutamenti: il lussuoso soggiorno ottocentesco diventa un magnifico paesaggio creato dagli stessi personaggi: stoffa blu per il fiume, telo verde per le montagne, bianche barchette. Elemento immutabile e padrone di tutte le scene è il sontuoso lampadario che, nel momento clou della rappresentazione, si trasforma nella gabbia in cui sono racchiusi Jemmy, il figlio di Guglielmo, la sua sofferenza e il pubblico stesso; pubblico trascinato dalla suspence: il padre viene costretto a colpire con la freccia una mela posta sul capo del figlio, un solo errore potrebbe essere fatale. I costumi di Carla Galleri sono tradizionali e tipici: abiti propri della nobiltà ottocentesca per l’ouverture, estremamente eleganti per gli austriaci, più umili per il popolo svizzero. Un plauso speciale a Barbara Massaro, il soprano che ha lodevolmente interpretato Jemmy, rendendosi artefice di una magnifica performance sia dal punto di vista coreografico sia da quello canoro. Gezim Myshketa, nel ruolo protagonista, presenta una voce morbida ed esaltata soprattutto nell’emozionante e molto apprezzato “Resta immobile”. Grande tecnica interpretativa emersa da Giulio Pelligra (Arnoldo); applausi riservati al “Selva opaca” di Marigona Qerkezi (Matilde); una voce sonora, ma al contempo profonda per Rocco Cavalluzzi (Gessler); buona la prova di Irene Savignano (Edwige); emergono Nico Franchini (pescatore) e Pietro Toscano (Melchtal); considerevoli le prestazioni di Davide Giangregorio (Gualtiero Farst), Luca Vianello (Leutoldo) e Giacomo Leone (Rodolfo). Il Coro Opera Lombardia, ottimamente preparato da Massimo Fiocchi Malaspina, nel quarto atto si è presentato in platea. Buona connessione tra palco e l’Orchestra i Pomeriggi Musicali diretta da Carlo Goldstein.

SOLZI GIULIO (V Liceo Manin) - Non riesco a ricordare quando fu la prima volta in cui mi raccontarono la leggenda di Guglielmo Tell. Uno dei tanti racconti di eroi che da bambini ci facevano sognare. Ecco che l'ultima, spettacolare opera del “Cigno di Pesaro e Cignale di Lugo” (Gioacchino Rossini), nell'interpretazione del regista Arnaud Bernard, ci ricorda quei sogni, quelle fantasie che ci facevano immaginare di prendere parte alle gesta eroiche delle favole che tanto erano amate dagli autori romantici. Sì, perché Guglielmo Tell è per la musica lirica la chiave di volta che segna l'inizio del romanticismo musicale in Italia. E, in piena ottica Romantica, compaiono insistentemente i concetti di Patria e Amor di Patria, quasi a preludere il Verdi romantico e risorgimentale. Con questo capolavoro il teatro Ponchielli inaugura in grande la Stagione 2019/2020, raccontando una vera e propria fiaba che (visto l'interessantissimo cartellone cremonese) ci accompagnerà fino a gennaio. La direzione dell'orchestra I Pomeriggi Musicali è affidata all'esperta bacchetta del Maestro Carlo Goldstein, che dimostra ancora una volta la sua capacità di valorizzare sfumature e momenti di pathos. Anche il coro di Operalombardia si conferma compatto sotto la guida del Maestro Malaspina. Il Guglielmo di Gezim Myshketa è un eroe romantico appassionante e un baritono vocalmente preciso. Pelligra dipinge un ottimo Arnoldo. Ottima anche la prestazione delle voci femminili principali (Massaro e Qerkezi). Efficaci gli austriaci Gessler (Cavalluzzi) e Rodolphe (Leone). Discreti i comprimari Giangregorio, Toscano, Savignano, Franchini, Vianello. Barbara Massaro è un Jemmy capace di trasmettere il significato di questa regia tra tradizione e innovazione. Menzione speciale per i costumi eccezionali di Carla Galleri. Ben gestite da Fiammetta Baldiserri le luci e funzionanti i rapidi cambi di scena di Virgile Koering. Questo spettacolo, assolutamente da non perdere, replica domenica 6/10. Insomma, “resta immobile”, Jemmy, e questa favola continuerà. 

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07 Dicembre 2019