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Martedì 28 Gennaio 2020

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INIZIATIVE

Diritto di critica, le recensioni degli studenti del Macbeth

In scena al Ponchielli per la Stagione d'Opera

Diritto di critica, le recensioni degli studenti del Macbeth

CREMONA - Ecco le recensioni del Macbeth degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a venerdì 13 dicembre.

ACCA ALESSIO «Viva Verdi!». «Sempre!» Con questo botta e risposta tra un pubblico partecipe e il Maestro Gianluigi Gelmetti si riassume la fortunata messa in scena di Macbeth; il capolavoro musicale che la sera del 22 Novembre al Teatro Ponchielli di Cremona ha riscosso meritato successo. Un successo dettato dall’incontro di due geni dell’arte come Verdi e Shakespeare, uno italiano e forse l’altro pure, che ha preso vita dalle note dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, unita al Coro OperaLombardia, e dalla regia capeggiata da Elena Barbalich.
“La regia dell’opera riproduce [...] il mondo delle visioni di Macbeth, come se tutto ciò che accade sul palcoscenico fosse riprodotto dai suoi occhi”: da questa frase si concepiscono gli incantevoli giochi di luci, i maleauguranti specchi rotti che hanno illuminato -e divertito- la platea, le registrazioni amplificate, gli affascinanti e mai scontati costumi, il grande cerchio che muta forma, da calderone delle streghe, a tavolo per il banchetto, fino ad arrivare all’inquietante pendolo che scandisce il tempo inesorabile sugli errori ed orrori compiuti dall’ignavo protagonista. Nell’evoluzione dell’opera l’attenzione cade su interessanti dettagli della regia, da notare sono i guanti diventati di rosso dell’assassinato Banco ed una sedia, la quale, con il variare della sua altezza, crea una proporzionalità diretta tra il successo del nuovo re scozzese e il suo conseguente decadimento; potendo sedersi in cima ad essa, a capo del regno, o al di sotto, come se ne fosse intrappolato. Tutto ciò sotto gli occhi accorti del pubblico e nella mente di Macbeth, interpretato abilmente dal baritono Angelo Veccia. Probabilmente un escamotage che la regia ha adottato per recuperare spazio sul palco, con allestimenti essenziali, così da lasciare posto ad uno dei protagonisti della serata: il coro. Il complesso di voci ha appagato pienamente il senso dell’udito nello spiritoso incantesimo delle streghe Tre volte miagola la gatta in fregola, nel brindisi Si colmi il calice o nella celebre Patria oppressa; così come per Silvia Dalla Benetta, interprete di Lady Macbeth, che ha messo in luce il suo ampio e versatile ventaglio vocale.
La stagione d’opera cremonese prosegue con la replica di domenica 24 Novembre, attendendo a Dicembre il melodramma belliniano: La Sonnambula.

CILIBERTO SONNY (Studente Facoltà di Scienze del turismo di Lucca). Venerdì sera, al Ponchielli, lo spettacolo ha trasmesso notevole potenza: in scena Macbeth, una tragedia carica d’angoscia, avvolta in un’atmosfera tetra riflettente un medioevo barbarico e rituale nel quale la paura e la superstizione regnano sovrane. Persuadente è stata la messa in scena della regista, Elena Barbalich, che ha saputo curare l’allestimento dell’opera di Verdi. L’aria di tensione che permea la tragedia verdiana è stata conferita dalla sontuosa prova del Maestro e Direttore Gianluigi Gelmetti con grande vivacità, accompagnando senza affatto sovrastare il canto. Dal punto di vista interpretativo, si distinguono Silvia Della Benedetta nei panni di Lady Macbeth, Angelo Veccia in quelli dello stesso Macbeth e le tre streghe che con la loro voce cristallina hanno saputo rendere onore al testo di Francesco Maria Piave ed alla musica di Verdi. Silvia Della Benedetta vanta una grande vocalità ed un’indole di forte impatto emotivo: è la donna ambiziosa per sé e per il marito, che spera di giungere alle più elevate soglie del potere con ogni mezzo e con glaciale malvagità, della quale è succube il Macbeth del grande baritono. Le streghe invece compaiono in un gioco di luce e ombra, sono le misteriose quanto bizzarre artefici del Fato, e con grazia si esprimono sulla scena in movimenti armonici seguendo le note della musica. Il basso Birkus è stato un più che rispettabile Banco; Di Stefano un esemplare Mcduff nella intensa quanto dura prova interpretativa che ha sostenuto nell’Atto IV; Fantoni un ottimo Malcom e così Alberto Comes nelle varie vesti di medico, domestico e sicario. Anche Medlarska come dama di Lady Macbeth è stata efficace. Il coro Opera Lombardia guidato dal Maestro Diego Maccagnola è stato presentato in modo ottimale, per resa musicale e scenica. Seguito in modo esemplare dagli orchestrali, offre pagine di suggestione pura. Nella presentazione degli attori, non si può non sottolineare la cura di Tommaso Lagattola nelle scene e nei costumi, coadiuvato da Giuseppe Ruggiero che con il tetro gioco di luci è riuscito a ricreare lo spazio gravido di mistero, di tenebre nella cui ombra appaiono improvvisamente figure dapprima non distinguibili che poi sfumano e rivelano la loro natura. Tutta questa emozione straripa al calare del sipario, quando il pubblico accoglie il finale e per estensione lo spettacolo intero, in applauso entusiasta.

FAVINI ARCHIMEDE Andato in scena venerdì 22 e domenica 24 novembre, il Macbeth costituisce un buon compromesso tra l'originalità reinterpretativa e l'attinenza all'originale. Interessante ad esempio è la metamorfosi delle schegge riflettenti, che con il progredire della vicenda si trasformano, a fasi alterne, in un occhio inquisitore, in un pendolo che scandisce il fluire inesorabile del tempo, topos che oserei definire trimalchionico, e ancora nel sinistro calderone delle streghe. Si potrebbe facilmente sovrapporre il cupo medioevo in cui si consuma il dramma di macbeth con quello fantasy di game of thrones; le stesse sale di Dragonstone, isolata roccaforte d'ossidiana, che si erge su un roccioso promontorio a picco sul mare, ricordano la medesima "atmosfera lugubremente onirica" ricercata da Lagattola in questo allestimento. Dragonstone è inoltre la dimora per antonomasia dei reges furentes di game of thrones, due nomi su tutti: Stannis e Daenerys. Proprio come Macbeth, seppur non fossero di animo intrinsecamente malvagio, fuorviati da un'indovina o da un'irrefrenabile sete di potere, sono incappati nello stesso tragico epilogo. Macbeth dunque, passando attraverso varie turbe e ottenebramenti mentali da parte della moglie, arriverà a desiderare visceralmente "la rottura della ruota" che scandisce i ritmi del suo cristallizzato mondo. Le sue incondivisibili azioni lo porteranno a scatenare il caos in tutta la sua purezza, lo stesso caos che alla fine lo assorbirà inesorabilmente. Facendo nuovamente appello ad uno smodato fiuto per i significati allegorici potremmo elucubrare sul torregiante trono su cui macbeth si inerpica nell'atto terzo. Credo che questa allegoria sia decriptabile tramite un'esegetica citazione, tratta sempre da game of thrones, di Lord Baelish:"Il caos è una scala. Tanti che provano a salirla falliscono e non ci provano più: la caduta li spezza. Ad altri viene offerta la possibilità di salire ma rifiutano, rimangono attaccati al Regno, agli Dei o all’amore. Illusioni. Solo la scala è reale. E non resta che salire". Andando oltre questi parallelismi piuttosto audaci, è doveroso fare un plauso a Barbalich per la regia, e all'impareggiabile Gelmetti per la direzione. Anche gli interpreti si sono dimostrati in questo senso impeccabili, si fa riferimento in particolare a Veccia, Birkus, Fantoni, Medlarska, Distefano e Comes. MVP indiscussa della serata è però Dalla Benedetta, nei panni di Lady Macbeth.

MEDOLA MADDALENA (III Liceo Artistico) Venerdì sera il palco del teatro Ponchielli si è tinto delle inquietanti atmosfere che animano la storia di Macbeth con un’overture che ha magicamente trasportato il pubblico nei boschi della Scozia Medievale attraverso gli strumenti dell’orchestra i Pomeriggi musicali di Milano diretta da Gianluigi Gelmetti. All’apertura del sipario la rappresentazione lascia tutti senza fiato: figure spettrali, velate e avvolte nell’oscurità, che piano piano prendono vita in streghe riunite per festeggiare le malvagità commesse e che tessono e alimentano fino alla pazzia la malvagità di Macbeth e della moglie. Angelo Veccia, in possesso di uno strumento vocale grave, con un timbro chiaro e fortemente interpretativo, è entrato perfettamente nella mente contorta e perfida di Macbeth, un generale scozzese, accecato dalla cupidigia e succube delle ambizioni della moglie, interpretata da Silvia Dalla Benetta. Quest’ultima, con la sua voce acuta, squillante e prepotente rappresenta una donna determinata con un forte impatto emotivo, tanto assetata di potere da farle perdere la testa, fino a quando però i sensi di colpa per gli omicidi di cui lei e il marito si sono macchiati, la porteranno al suicidio. La personalità di Lady Macbeth si svela completamente nella scena del sonnambulismo, che rappresenta un distacco dalla realtà, perché gli spettatori riescono ad entrare nel suo inconscio, nel quale tenta di occultare le prove di tutti gli omicidi commessi, ripulendosi le mani dal sangue. Nei giochi di ambizioni e assassinii, compaiono le figure di Banco (Alexey Birkus), autoritario e signorile, Macduff (Giuseppe Distefano) e Malcom (Alessandro Fantoni), entrambi incisivi e impeccabili, che vendicano il loro popolo dalla violenza letale di Macbeth. Le scenografie molto sobrie, minimali e astratte, di una bellezza raffinata, da sembrare opere d’arte, si basano su pochi elementi e giochi di luci velate, sfocate e dissolte, che trasportano i presenti in un mondo irreale e onirico, e grazie alla musica e alle interpretazioni si riesce a percepire l’animo dei personaggi. L’opera è stata sicuramente apprezzata dal pubblico, che emozionato ed estasiato, ha applaudito oltre un quarto d’ora.

POLI BEATRICE – (III Liceo Manin) Buio, terrore, ansia: queste sono le atmosfere che hanno travolto il Ponchielli venerdì sera. Suscitando numerose emozioni, Macbeth, tragedia shakespeariana musicata da Giuseppe Verdi, ha ottenuto incontenibili applausi dal pubblico cremonese. Fulcro della rappresentazione è uno specchio, o, per meglio dire, lo specchio; esso è assiduamente presente in scena e acquisisce differenti significati nel corso della storia: si passa da un simbolo del mondo medievale che viene ridotto in mille pezzi dalle streghe, per annunciare l’imminente disgrazia, ad un pendolo che scandisce incessantemente lo scorrere del tempo. Questo importante oggetto, inoltre, evoca i fantasmi delle vittime trucidate dai nuovi regnanti di Scozia, funge da tavolo durante il banchetto e diventa simbolo della follia di Macbeth, disperato e incapace di credere ai delitti commessi. La scenografia è caratterizzata soltanto da un solo, minimalista, ma significativo arredo: una sedia che, nel corso della rappresentazione, si trasformerà nell’altissimo trono di Macbeth. La regia di Elena Barbalich, le scenografie di Tommaso Lagattolla e le luci di Giuseppe Ruggiero hanno giocato molto sui colori che rispecchiano la drammaticità delle scene: il rosso per i delitti, il viola per il diavolo nei costumi dei sicari, la penitenza per il sonnambulismo, il giallo unito al verde per la follia. Lagattolla ha pensato anche a costumi tipici e rappresentativi dell’epoca medievale, anch’essi caratterizzati da colori molto cupi. Angelo Veccia ha interpretato magistralmente il ruolo di Macbeth, facendo emergere impeccabili abilità sia canore sia interpretative. Un plauso speciale va alla Lady Macbeth di Silvia Dalla Benedetta, la quale è riuscita a delineare tutte le sfaccettature che caratterizzano il personaggio: passando dalla crudeltà nel commettere gli omicidi, alla disperazione, dominante nella scena del suo sonnambulismo. La cantante ha esibito un’ottima tecnica canora, soprattutto negli acuti, fondamentali in questa performance. Buona l’intonazione del Banco di Alexey Birkus. Emergono anche Katarzyna Medlarska (Dama Lady Macbeth), Giuseppe Distefano (Macduff), Alessandro Fantoni (Malcolm). Grande connessione tra palco e l’Orchestra I Pomeriggi musicali diretta in modo eccellente da Gianluigi Gelmetti. Un coro molto unito e preparato da Diego Maccagnola.

RAUNISI CECILIA Un Macbeth di qualità. Il pubblico cremonese affolla ancora il Ponchielli lo scorso venerdì 22 novembre, per la prima delle due recite del Macbeth di Giuseppe Verdi. Il melodramma, su libretto di Francesco Maria Piave rivisto in un secondo momento da Andrea Maffei, è strutturato in quattro atti, ed è tratto dall'omonima tragedia di William Shakespeare. In questa occasione, rappresentato nei cinque teatri lombardi facenti parte del circuito Opera Lombardia (teatro Donizetti di Bergamo, teatro Grande di Brescia, teatro Sociale di Como, teatro Ponchielli di Cremona, e teatro Fraschini di Pavia), le scenografie sono state riprese dai precedenti spettacoli allestiti per il Teatro Nacional de Sao Carlos di Lisbona, con la regia a cura di Elena Barbalich. Particolare la scelta dello scenografo e costumista Tommaso Lagattola che ha optato per dei costumi storici, tipici della Scozia Medievale in cui la tragedia è ambientata, abbinati ad una scenografia minimalista, essenziale e funzionale, costituita solo da una grande gradinata e da pochi altri oggetti di scena. Un sapiente gioco di luci, ombre e riflessi, a cura di Giuseppe Ruggiero, ha reso l'atmosfera tetra e lugubre, in perfetta linea con la drammaturgia  dell'opera. Applauditissimo il direttore Gianluigi Gelmetti. Sotto la sua bacchetta l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali ha dimostrato precisione e compattezza tra le sezioni. Di grande spessore anche la performance del coro, diretto da Diego Maccagnola. Ottima resta vocale e scenica da parte del cast delle voci: nei ruoli maschili Angelo Veccia, nei panni del tenebroso personaggio di Macbeth, Alaxey Birkus e Giuseppe Distefano nelle vesti di Banco e Macduff. Buona anche la prova dei cantanti impegnati nei ruoli dei personaggi secondari: Katarzyna Medlarska, Dama di Lady Macbeth, Alessandro Fantoni nei panni di Malcolm e Alberto Comes nei diversi ruoli di medico, domestico e sicario. Tra tutti brilla in maniera particolare la prova del soprano Silvia Dalla Benetta, impegnata nel ruolo di Lady Macbeth, la cui recitazione riesce a rendere perfettamente i complessi aspetti psicologici del personaggio, e grazie ad un timbro imponente riesce con facilità a dominare la sonorità dell'orchestra e a muoversi con agilità lungo l'intera estensione. Tantissimi giovani tra il pubblico, che si dimostrano sensibili e attenti al grande spessore artistico delle rappresentazioni al teatro cittadino.

RUSSO SILVIA ANDREA (IV Liceo Manin) Lugubre ed inquietante, ritenuto a lungo una delle opere minori di Verdi, Macbeth troneggia sul palco del Ponchielli, il 22 ed il 24 Novembre, in un allestimento che unisce al macabro quella concisione drammatica tanto ricercata nell’originale pièce teatrale shakespeariana quanto poi fedelmente conservata dal Cigno di Busseto. È un’atmosfera altamente estraniante, frutto di una simbolica essenzialità scenografica e di un emblematico gioco di luci, a dominare l’intero dramma, dall’iniziale profezia delle streghe al finale decesso di Macbeth. “Abbiamo ricreato” parla la regista Elena Barbalich, a proposito del proprio operato “uno spazio indefinito, lo spazio interiore dell’incubo”. Il punto di vista assunto è proprio quello del protagonista: la messa in scena è filtrata da una soggettività prospettica ed il palcoscenico diventa, sia a livello visivo che percettivo, un mondo di visioni personali, un regno di dubbio, impotenza, paura. Motore della tragedia shakespeariana e della fedele rivisitazione di Verdi è una Lady Macbeth malvagiamente grintosa, ma al contempo fragile. La ricca vocalità e la formidabile vena interpretativa del soprano Silvia Dalla Benedetta mettono in luce quello spirito demoniaco tanto agognato dal Cigno di Busseto per un personaggio così psicologicamente sfaccettato. “La voce di Lady Macbeth dovrebbe avere del diabolico”, si legge, infatti, in una famosa lettera del Maestro. Al fianco della Dalla Benedetta, un Macbeth (Angelo Veccia, baritono) che sembra, non solo a livello della finzione teatrale, ma tuttavia anche dal punto di vista canoro, vivere nell’ombra della partner. Di notevole effetto sono i vari interventi del coro Operalombardia, diretto in modo superbo dal Maestro Diego Maccagnola. Particolarmente suggestive le performance del ricco ensemble di streghe, un misto conturbante di grottesco, toni lugubri e fascinosa grazia. Degno di lode anche l’insieme dei sicari, le vocalità dei quali contribuiscono alla resa funerea dello spettacolo. Ad accompagnare ed a sostenere la messa in scena, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali e, sul podio, un sempre brillante Gianluigi Gelmetti. Un Macbeth, quello che ha intrigato e turbato il pubblico cremonese, che conserva ed enfatizza lo sconvolgente spirito innovatore di Verdi, mantenendo viva l’eco strabiliante della penna del Bardo.

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06 Dicembre 2019