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Domenica 21 Luglio 2019

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di La mia battaglia

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di La mia battaglia

CREMONA - La mia battaglia al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a lunedì 8 aprile.

BIGLIETTI NICOLETTA – 4 LICEO STRADIVARI - ‘Se il teatro fosse una nave alla deriva e gli spettatori si ritrovassero nella condizione di naufraghi su un’isola deserta cosa accadrebbe?’ Inizia così” La Mia battaglia”, monologo andato in scena il 23 marzo al Teatro Ponchielli di Cremona scritto da Elio Germano e Chiara Lagani con l’aiuto regia Rachele Minelli, il disegno luci di Alessandro Barbieri, le scene ed i costumi Katia Titolo ed infine i video di Giovanni Illuminati. La scena è immacolata, il bianco domina lo spazio rendendolo rarefatto con pochi oggetti sul palcoscenico: una bottiglia, un leggio ed uno sgabello, accomunati dalla trasparenza, cosi come sembra essere l’animo dell’attore che entra dal foyer restando in platea “ad intrattenersi” con il pubblico. È su un bonario atteggiamento del tutto differente dalla superiorità diffusa tra gli attori che Germano intende basare la fiducia dello spettatore, ed iniziando a compiacere sempre di più il pubblico, questo lo riconosce come vicino alla propria mentalità ed inizia ad applaudire ogni qualvolta l’attore affermi un nuovo luogo comune. Leggeri automatismi del corpo, si tramutano poi in veri e propri tic che aumentano scenicamente la violenza delle parole. L’infervorarsi per le tematiche cresce, ma nonostante ciò è sempre presente una parte di pubblico in pieno accordo con l’attore, sino al discorso finale nel quale viene letto un brano tratto dal mein kampf di Adolf Hitler. Ad un certo punto la realtà supera la finzione, ed è proprio questo il meccanismo che trasforma le democrazie in qualcosa di imponderabile. È qualcosa che avviene con naturalezza, oggi come settant’anni fa, e nonostante i risultati dai regimi totalitari, alcuni individui sono accondiscendenti verso concetti che denotano una povertà culturale, intellettuale ma soprattutto una debolezza d’animo, punto cardine su cui ogni regime insiste. Elio Germano, genio incommensurato del panorama teatrale, è riuscito a far riflettere gli spettatori su come essi stessi potrebbero cadere nella rete della dittatura senza accorgersene poiché, come non hanno prestato attenzione alle luci, inizialmente puntate su di loro, alla fine del monologo invece rivolte alla svastica lasciando le loro coscienze in ombra, non hanno intuito l’oscurità entro la quale hanno ‘deciso’ di collocarsi con i loro applausi, rimanendo indifferenti, impassibili davanti alle affermazioni di Germano.

COPPIARDI PIETRO - 3 LICEO ASELLI - Davanti a La Mia Battaglia di Elio Germano gli spettatori del Ponchielli restano senza parole, stupefatti e sconvolti. Lo spettacolo (in scena il 23 marzo) si presenta inizialmente come un qualsiasi monologo: l'attore guida il suo pubblico in una concatenazione di ragionamenti sul nostro sistema politico, sulla nostra società, sui nostri valori. Con brillante ironia egli sottolinea le criticità del nostro tempo in cui i rapporti sono codificati dalle regole dei social, in cui l'importante è piacere, essere apprezzati dalla maggioranza; così anche la politica non privilegia le persone competenti ma quelle in grado di convincere la massa del loro valore. Verso la fine della serata Germano inizia a farsi sempre più serio lasciandosi sfuggire affermazioni fuori luogo su ebrei, musulmani e stranieri inspiegabilmente approvate da una parte del pubblico. Lentamente risulta però chiaro il suo intento provocatorio di mettere in scena un comizio nazista. Il tono si fa più incalzante e le affermazioni più estremiste in un crescendo di angoscia e tensione che travolge gli spettatori fino al culmine della provocazione, quando una gigantesca svastica appare sul palco. Così si chiude la mia battaglia: con un pubblico attonito e spaesato. Infatti il monologo ha costretto tutto il pubblico ad assistere ad una situazione paradossale a cui ognuno ha reagito secondo le proprie convinzioni etiche, nell'imbarazzo generale, quando ancora era poco chiara la natura del discorso, alcuni hanno apertamente approvato, altri hanno contestato a bassa voce, molti sono rimasti ammutoliti davanti alla scena. Certamente è uno spettacolo che non lascia indifferenti ma anzi pone lo spettatore davanti alla triste constatazione che la mentalità di alcune persone dal 45 a oggi non è cambiata e che le prime affermazioni radicali che hanno portato Hitler al potere non sono così estranee alla società odierna. L'attore richiama il sonoro apprezzamento della massa (che in questo caso per fortuna maggioranza non era) e chiude il cerchio ricollegandosi alla prima parte dello spettacolo. A trionfare è certamente l'abilità interpretativa di Germano, che sa trattare con naturalezza argomenti disparati, esprimendo le sue opinioni in ambito politico ed eccellendo in ironia, satira e provocazione. Così alla fine tutti gli spettatori si sono trovati d'accordo nell'apprezzare la sua recitazione.

ORSI ILARIA – IV LICEO LINGUISTICO BEATA VERGINE - Immaginiamo di partire per un viaggio in una terra lontana, siamo a bordo di una nave, indossiamo occhiali da sole all’ultima moda, il mare è stupendo e la luce del sole fa brillare l’acqua rendendola dorata: l’occasione perfetta per scattare nuove foto in location suggestive, guadagnare migliaia di like e divenire un idolo, da imitare e seguire, per i propri amici. Mentre ci mettiamo in posa per la foto, prestando attenzione alla luce e allo sfondo, in cielo compaiono delle nubi e si scatena una violenta tempesta che travolge tutto: riusciamo a mettere in salvo noi stessi ma non il nostro cellulare. La magia di quell’istante svanisce, risucchiata dallo stesso turbine che ha inghiottito il nostro smartphone, con i nostri ricordi, le nostre foto, la vita che ci eravamo costruiti. Approdiamo su un’isola deserta con gli altri naufraghi e dobbiamo suddividerci i compiti per sopravvivere: “come si votano i candidati? Siamo sicuri che abbiano delle concrete abilità? E se ci fosse uno veramente bravo ma troppo timido per farsi avanti, quello perderebbe? Ma questa democrazia vi sembra giusta?”. È da questa lotta per la sopravvivenza che ci accorgiamo che la nostra è una società ferma alle apparenze, superficiale e narcisista, in cui avvertiamo continuamente il bisogno di metterci in mostra: tra foto al ristorante con amici, in vacanza e al cinema, la vita dei giovani sembra una continua festa. Abbiamo dimenticato il valore prezioso della vita e degli affetti e, ammaliati dall’influenza e dall’abilità retorica di qualcuno, ci lasciamo manipolare, quasi ipnotizzare e trasformare in persone diverse da quelle che realmente siamo: “apparire” è ormai diventata una regola ed “essere” una scelta trasgressiva. Riflettendo ci accorgiamo, però, della vanità e del carattere effimero della fama: presto, infatti, svanisce senza lasciare più alcuna traccia. Pensandoci, quel viaggio immaginario non è poi tanto diverso dalla realtà contemporanea e passata, come ci ha dimostrato Elio Germano che, nell’intenso e provocatorio monologo “La mia battaglia”, messo in scena il 23 marzo alle 20.30 al Teatro Ponchielli, ha saputo conquistare con luoghi comuni e gesti gli spettatori, farli riflettere sui problemi della società passata e attuale, spaziando dall’immigrazione, alla scuola, alla corruzione, alle campagne elettorali per condurli, infine, ad una terribile svolta.

PIRVU ROBERTA MICHELA 3^ LICEO ANGUISSOLA - Se il teatro fosse una nave dispersa e gli spettatori fossero dei naufraghi su un'isola deserta cosa accadrebbe? Questo è il quesito che si pone Elio Germano nel bel mezzo del suo monologo intitolato "La Mia Battaglia", scritto insieme a Chiara Lagani. La scena è completamente bianca e sono presenti pochi oggetti sul palcoscenico che danno l'impressione di essere invisibili a causa della loro trasparenza, tutto ciò mette in risalto l'attore e i suoi discorsi che sono gli unici protagonisti. All’inizio germano coinvolge il pubblico. "Da dove inizieremmo a organizzarci? Come ci suddivideremmo i compiti? Chi si candiderebbe per svolgere tali compiti? Chi sceglierebbe chi? Attraverso il voto e l'alzata di mano? Come in parlamento? Quindi tutti coloro che si candiderebbero dovrebbero riuscire a farsi piacere, dovrebbero essere bravi a parlare e ad esporre se stessi, ma se ci fosse qualcuno di troppo timido per farlo? Perderebbe? Quindi ripensateci, vi sembra ancora giusta questa cosa che noi chiamiamo "democrazia"? Cosa sta cercando di fare dunque questo attore vestito da semplice ragazzo? Sta cercando di promuovere un nuovo movimento politico? E come mai tutti lo applaudono continuamente? La bravura dell'attore è impressionante e si nota nel modo in cui riesce a formare un coro con le persone che lo ascoltano. Lo spettacolo vuole essere una sorta di presa di coscienza della nostra realtà quotidiana: il monologo si sviluppa attraverso una serie di riflessioni che portano lo spettatore a considerare i problemi che affliggono la società contemporanea. Il viaggio all'interno della vita politica, culturale e sociale riesce ad entrare nel cuore e nella mente di tutte le persone che, grazie al colpo di scena finale, provano stupore e una serie di emozioni contrastanti. Lo spettacolo sé andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona la sera del 23 Marzo 2019, alle ore 20:30.

ROSSI REBECCA 4BL LICEO MANIN - Un sabato sera dedicato interamente ad Elio Germano quello del 23 marzo ’19 al teatro Ponchielli. L’attore, ma anche autore del testo insieme a Chiara Lagani, porta a Cremona un monologo del quale è protagonista. Uno spettacolo alquanto singolare è stato volutamente presentato in modo distaccato e confuso proprio per avere un pubblico inconsapevole di ciò che sarebbe accaduto. Alle 20.30 le luci del teatro non si abbassano e il sipario non si apre, Elio Germano dà inizio a “La mia battaglia” in platea in modo semplice e cordiale esattamente come fosse parte del pubblico. La messinscena è un’evoluzione continua del monologo che varia dall’ambito politico a quello sociale e quello etico mantenendo come filo conduttore l’attualità. Il pubblico vario è appassionato e segue il discorso annuendo compiaciuto alle frasi salienti che marcano i problemi attuali più evidenti: la politica parlamentare, il pensiero di massa, i politici incompetenti, l'immigrazione e l'istruzione. Elio Germano sfoggia le sue doti dialettiche quasi ipnotizzatrici e riflette nei suoi movimenti ciò che dice. In mezzo alla gente, parlava di ideali democratici, condivideva con la platea e veniva apprezzato. Dopo che ha conquistato la simpatia, ha cominciato a distruggere l’ideale democratico e parlamentare. Spostandosi sul palco scenico ha proposto l’aristocrazia non di nascita ma intellettuale, ha denigrato la massa, i politici e la non assunzione di responsabilità. L'attore ha dimostrato grande presenza scenica, una notevole capacità di chiara argomentazione molto dinamica, coinvolgente e interattiva col pubblico quasi simile ad una campagna politica. Effettivamente Elio Germano ha portato al Ponchielli il “mein kampf”, letteralmente “la mia battaglia”, ovvero il saggio del pensiero politico Hitleriano ma ad insaputa degli spettatori, i quali hanno condiviso con entusiasmo.

RUSSO SILVIA ANDREA 3° C LICEO CLASSICO D. MANIN - “Se durante lo spettacolo sentirete odore di bruciato è perché il cervello di qualcuno sta ragionando.” Si apre con questa sagace battuta di spirito La Mia Battaglia, monologo interpretato da un formidabile Elio Germano e scritto a quattro mani con Chiara Lagani. Ultimo appuntamento della Stagione di Prosa 2018/2019, La mia Battaglia ha inizio con un gioco di ruolo che rompe piacevolmente le barriere tra attore e pubblico, evocando un clima di precaria comicità e offrendo primi spunti di riflessione. “Immaginate di trovarvi su una nave da crociera, all’improvviso questo teatro naufraga su un’isola deserta. Come sopravviviamo? Dovremmo dividerci i compiti.” Si parte discutendo del ruolo fondamentale del lavoro all’interno della società, della votazione e della responsabilità, del binomio qualità-apparenza, di quella “retorica” che nasce, al tempo dei Sofisti, già in funzione della politica. La metafora dell’isola comincia inaspettatamente a collassare, a riempirsi di un’incessante catena di significati richiamati l’uno dall’altro, la complicità con gli spettatori implode gradualmente ed Elio Germano, da capo-naufrago, si trasforma in portavoce di vorticosi e aggressivi pensieri. In una continua climax all’inizio quasi inavvertibile, il pubblico viene catapultato in un miscelarsi estraniante di luoghi comuni, di valutazioni, di considerazioni che vivono a cavallo tra ieri, oggi e domani: quello che è stato, quello che è e quello che potrà essere. L’attore non è più solo attore ma personaggio, una maschera violenta, divorata da una crescente ira, un’anima irrequieta che manipola menti e che lega indissolubilmente finto a vero, presente a passato, impedendo al pubblico di distinguere giunture e porre barriere tra l’oggi ed il ieri, lo spettacolo e la vita reale. Il crescente coinvolgimento trova massimo apice nell’innalzamento della bandiera nazista, data alle fiamme, e nei cori di ragazzi che inneggiano all’ estremismo. Lo spettacolo si chiude con la macabra fusione del personaggio anonimo con il Fuhrer, al quale la messa in scena è direttamente legata già dal titolo. L’incontro tra La mia Battaglia di Elio Germano e quella di Adolf Hilter lascia spazio a molteplici interpretazioni: una parodia, un paragone tra ieri ed oggi o, meglio, un avvertimento di come potrebbe evolversi la nostra Italia.

SANTELIA VINCENZO PAOLO – 3 LICEO VIDA - Fin da subito, appena saputo della tappa al Ponchielli del monologo, ho desiderato ardentemente andarci: Elio Germano, noto alle cronache per la recitazione nel ruolo di Leopardi nel film “Il giovane favoloso”, pellicola che ho amato alla follia, e già insignito sia della Palma d’Oro che del David di Donatello, avrebbe recitato un colloquio fra sé ed il pubblico, con il presente ed i suoi problemi come argomento, con l’aiuto, nella stesura de testi, di Chiara Lagani, punto di riferimento del teatro di ricerca italiano. E fin da subito, appena finito lo spettacolo, avevo deciso di strutturare questa recensione come una descrizione pedissequa dello svolgimento del monologo, non solo perché la serata era unica e non avrei corso il rischio di rovinare il gusto di vederlo a qualcuno, ma anche perché lo spettacolo era, oltre ad un capolavoro, una rivelazione, nel vero senso della parola: infatti, lo spettacolo continuava a mostrare, nel suo svolgersi, una sua nuova sfaccettatura. Lo spettacolo, scandito da una recitazione magistrale, comincia in maniera lenta, portando all’estremo una metafora sulla necessità di un interesse comune, che si conclude in un breve ma intenso pensiero sull’importanza di uno Stato forte nell’economia; poi l’attore sul palco comincia a blaterare contro la cultura umanistica e contro il suffragio universale, per poi fare un’invettiva a favore dell’eugenetica: lo spettatore si troverà quantomeno spaesato, trovandosi davanti all’affermazione di ciò che sarebbe dovuto essere seppellito nelle pieghe del tempo. Poi, si fa chiaro l’utilizzo della finzione per affilare una già sottilissima ironia: l’oratore comincia, con una retorica sempre più roboante ed una gesticolazione sempre più caricaturale, a fare filippiche sui comunisti, sugli ebrei, sui musulmani e sugli immigrati. Ironia a cui si aggiungono applausi e fischi di chi non l’ha colta, rendendo ancora più ilare la situazione. In seguito, lo spettacolo si conclude con un’imponente parata di camicie nere, con tanto di croce uncinata e discorso dal balcone, attingendo ad un immaginario poco originale ma sicuramente di grande effetto. In ultimo, la didascalia finale ci avverte che lo spettacolo era tratto per davvero dal Mein Kampf. Che dire, sui figuri parodizzati nello spettacolo non so, ma di sicuro Elio Germano ha vinto la sua battaglia.

VECCIA LUCIA 3 LICEO ANGUISSOLA - Non fa il suo ingresso dal palco, ma dalla platea, Elio Germano, che inizia sin da subito a dialogare con il pubblico in modo diretto e divertente, partendo da semplici luoghi comuni e facendo qualche battuta di carattere leggero. Dopo circa dieci minuti dall’inizio dello spettacolo, l’attore progredisce verso discorsi più delicati come la politica e la società, argomenti spesso usati dai comici, ma solo a scopi umoristici e, nonostante il personaggio di Germano mantenga alta la giocosità con cui affronta i temi, si intravede anche una sorta di irrequietezza, come se in tutto quello che dice ci sia un secondo fine. Paragonando il teatro Ponchielli ad una nave sopraffatta da un terribile naufragio e fingendo che il pubblico si trovi su un’isola deserta, parla di come l’aspetto esteriore sia ormai uno dei criteri principali per andare avanti nella vita personale e lavorativa, di come gli uomini stiano perdendo il senso di solidarietà e l’idea di interesse collettivo. La scenografia è semplice e luminosa, costituita da una bottiglia d’acqua, uno sgabello e un leggio. Quando Germano sale sul palco, siccome fino a quel punto era rimasto in platea ad interagire con il pubblico, i suoi discorsi si fanno sempre meno ironici e più impegnati. Gli spettatori non riescono nemmeno a comprendere come sia arrivato fino a quel punto, perché non ne hanno il tempo: sono troppo presi dalla voce stentorea e dal gesticolare compulsivo dell’attore che è arrivato a fare dei veri e propri discorsi razzisti. Nel frattempo alcuni figuranti, nascosti tra il pubblico lo applaudono e lo inneggiano: è proprio questo il cuore del monologo, che lascia il pubblico davvero incredulo e sbigottito. Innegabile l’alto livello di questo pezzo di teatro, ben scritto e con un sottile taglio politico-sociale in grado di manipolare e trascinare gli spettatori, che si accorgeranno del grande valore educativo del teatro soltanto alla fine dello spettacolo. Alla scrittura del testo La mia battaglia collaborano sia Elio Germano che Chiara Lagani; il loro lavoro è legato al tema della riscrittura di quello che ancora oggi è, purtroppo, uno dei testi più venduti in Italia, di cui il titolo dello spettacolo è l’esatta traduzione: “Mein Kampf” di Adolf Hitler.

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01 Aprile 2019