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Martedì 12 Novembre 2019

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Teatro Delusio

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Teatro Delusio

CREMONA - Teatro Delusio al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a lunedì 4 febbraio.

COPPIARDI PIETRO – 3 LICEO SCIENTIFICO - Martedì 22 gennaio è andato in scena al Teatro Ponchielli lo spettacolo Teatro Delusio, della compagnia tedesca Familie Floz. La particolarità di questo spettacolo sta nella sua ambientazione. La scena infatti si svolge dietro le quinte di un teatro il cui fondo è il retro di un palcoscenico non visibile dallo spettatore. Questo ribaltamento della scena “costringe” lo spettatore a vedere il teatro da una prospettiva insolita e interessante. Protagonista della storia non è ciò che si svolge sul palco ma ciò che si svolge dietro di esso. Le vicende dei protagonisti si alternano alla rappresentazione del retroscena di vari generi teatrali, dall’opera lirica al balletto classico. In questo contesto tre soli attori interpretano, con eccellente versatilità e scioltezza, numerosi personaggi che impersonano indossando maschere differenti. In tutto lo spettacolo gli attori non pronunciano una parola: è un mimo e l’intera comunicazione è quindi affidata al linguaggio del corpo, che riesce comunque a essere chiarissimo. La gestualità tuttavia risulta in alcuni punti leggermente eccessiva ma non per questo volgare. Questo è uno spettacolo che non si concentra sul mezzo espressivo della parola ma su quello dell’azione, modificando in un certo senso la tradizione che vede l’attore come colui che parla al pubblico. L’idea è certamente interessante, tuttavia si traduce in uno spettacolo che non è bello al pari del pensiero. Se il pubblico ha apprezzato lo spettacolo è certamente merito degli attori (Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll, Thomas von Ouwerker) che sono stati eccellenti mostrando di saper interpretare personaggi maschili e femminili con estrema naturalezza. Questo spettacolo quindi non può certo essere definito brutto, anzi, è decisamente piacevole, ma personalmente non l’ho trovato entusiasmante.

FARDANI KLAJDI, 3^A C.A.T., I.I.S. GHISLERI - Teatro Delusio, andato in scena al Teatro Ponchielli il 22 gennaio, è uno spettacolo teatrale nel teatro stesso che ha lo scopo di trascinare il pubblico in un mondo a sé stante attraverso l’uso di illusioni e disillusioni, costumi raffinati, giochi di luce e suoni ben concepiti, creando così uno spazio magico carico di toccante umanità. I tre attori Andrès Angulo (Bob), Johannes Stubenvoll (Bernd), Thomas van Ouwerker (Ivan); che interpretano tre aiutanti instancabili, raccontano la vita di spettacolo da dietro le quinte ma facendo intravedere anche qualche spezzone del palcoscenico; i protagonisti sono divisi dal mondo del palco solo da un misero sipario, dove accade di tutto, dando vita così alla rappresentazione di diversi generi teatrali, mettendo in scena 29 personaggi e duelli di spada, balletti, opere liriche, mischiati omogeneamente alle vicende private e personali dei tre. Si accendono poche luci e si può notare sul palco una figura misteriosa burattinata dai tre attori: questa figura farà altre apparizioni durante la visione e, dopo un cenno di inchino, si può dare inizio alle danze e al racconto della vita teatrale nel backstage. La prima parte è una presentazione dei tre aiutanti e dei loro sogni, infatti Bernd il primo personaggio a entrare in scena è sensibile e cagionevole, cerca la felicità nella letteratura ma la trova personificata nella ballerina tardiva (interpretata da uno degli altri due attori nelle scene successive), il secondo che entra in scena è Bob, desideroso di riconoscimento ma che lo porterà alla distruzione, l’ultimo personaggio che si presenta con una borsa è Ivan, il capo del backstage che non vuole perdere il controllo della situazione ma non si accorgerà di perdere tutto il resto. Le vicende dei tre durano 90 minuti ma gli attori riescono a non rendere pesante e noioso neanche un minuto, alternando situazioni drammatiche e tragiche a momenti comici, e a farsi capire perfettamente dal pubblico non servendosi del linguaggio parlato ma attraverso le espressioni del corpo e gestualità delle mani perché vincolati da maschere, creando una vera e propria sfida per l’attore. Lo spettacolo è consigliato e adatto a qualsiasi persona di qualsiasi età, grazie alla sua facile comprensione del racconto.

GNISCI ELISA – IV LICEO MANIN - Il Teatro Ponchielli, la sera del 22 gennaio, è stato in religioso silenzio per godersi in tutto e per tutto lo spettacolo portato in scena dalla Familie Flöz. “Teatro Delusio” è un’opera “al contrario”, che rappresenta ciò che non si vede mai, il dietro le quinte. Comincia ancora prima che tutti gli spettatori si siedano. Sipario spalancato, luci accese, gli attori della compagnia (Andrés Angulo, Johannes Stupenvoll e Thomas van Ouweker) si sono già calati nella parte dei tecnici e sistemano gli oggetti di scena. Luci, cavi, bauli, ogni strumento è messo al proprio posto con l’eccezione di una porta, il nostro vero punto di partenza. Solo il rumore secco della porta sbattuta e il rapido cambiamento di luci fanno capire che è il momento di stare in silenzio. Una marionetta, animata dai tre attori fa il suo ingesso, ci accoglie nel suo mondo. È come un fantasma che veglia sul suo amato teatro e sulle vicende dei tre protagonisti, Bernd, Bob e Ivan i quali vivono in simbiosi con il lato oscuro della scena. Tra comicità e l’alternarsi degli spettacoli, i tre tecnici cercano di uscire dall’anonimato e costruire qualcosa che vada oltre il loro lavoro: Ivan cerca di corteggiare una vanitosa cantante dell’opera, Bernd si innamora della ballerina ritardataria e sfortunata e Bob ha l’opportunità di esibirsi su un palcoscenico. Ma, purtroppo, le delusioni sono dietro l’angolo e a ricordarcelo c’è lo stesso fantasma che ha aperto lo spettacolo. Il finale lascia di stucco. Dopo un colpo di scena che nessuno si sarebbe mai aspettato, l’atmosfera diventa mistica e ritorna per l’ennesima volta la marionetta che, così come ci ha accolti, ci saluta. “Teatro Delusio” è uno spettacolo anticonformista. Gli attori sono mascherati e non parlano per tutto lo spettacolo, l’unico strumento che usano per arrivare agli spettatori è il corpo. Per la Familie Flöz non è sicuramente uno svantaggio, anzi. I tre interpreti, grazie all’aiuto delle maschere grottesche, riescono a sostituire un cast intero, riuscendo ad interpretare 29 personaggi in totale. Inoltre, hanno una presenza scenica tale da rendere estremamente percettibile anche attraverso le maschere le emozioni che i loro personaggi provano. Nonostante l’inizio un po’ lento che ha lasciato perplessa la platea, alla fine dello spettacolo uno scroscio di applausi e grida di entusiasmo ha investito i tre attori.

GOTTARDI FRANCESCO IVB CL. D.MANIN - Il 22 gennaio è andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona la spettacolo Teatro Delusio della compagnia tedesca, acclamata in tutto il mondo, Familie Flötz. Muovendosi tra il teatro dell’arte, con le sua maschere fisse, e la rappresentazione mimica, con la sua espressività tutta corporea, tra le spettacolari evoluzioni dell’acrobazia e le gag tipiche della clowneria, la compagnia celebra il proprio amore per il teatro in ogni sua forma. Fin dall’inizio è chiara l’impronta metateatrale dello spettacolo: non vi è alcun sipario che si apre ma gli attori Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas von Ouwerker accolgono il pubblico mentre sono intenti ad allestire la scenografia. Questo carattere straniante si manterrà per tutta la messinscena – numerose sono le rotture della cosiddetta quarta parete in cui gli attori si rivolgono esplicitamente al pubblico – ma quel che rende ancor più singolare lo spettacolo è la trama: dietro le quinte di un ignoto palcoscenico si avvicendano tecnici teatrali, attori e registi colti nei loro atteggiamenti più quotidiani e comuni, quegli atteggiamenti che per l’appunto avvengono al di la del palco. I numerosi personaggi che compaiono sulla scena sono rappresentati da tre attori che, sfruttando la scenografia sapientemente studiata per garantire loro di scomparire in un punto e ricomparire altrove, cambiano, insieme all’abito di scena, il proprio ruolo. Restano invece una costante le maschere che con la loro impressionante espressività rendono superflua ogni parola. Interessante poi la figura del fantasma che compare in diversi momenti della rappresentazione, soprattutto in quelli di morte: lo spettacolo infatti, per quanto sostanzialmente comico e scherzoso, è intriso di un’atmosfera tragica che non solo emerge esplicitamente in occasione delle morti sulla scena ma che pervade l’intera rappresentazione, simboleggiata dal macabro memento mori del teschio umano posto al centro del palco.

PEZZALI ADAM 1 LICEO SCIENTIFICO - Teatro Delusio inizia a luci accese, infatti il pubblico sembra non accorgersene. Il 22 gennaio sul palco del Teatro Ponchielli tre tecnici in nero spostano gli oggetti di scena, i cavi penzolanti, una porta, un baule. Lentamente le luci cambiano e il pubblico intuisce che c’è bisogno di attenzione. Con il silenzio i tre tecnici si trasformano dunque in attori: dalla porta al centro dello scenario viene verso di noi una marionetta, e un vestito bianco, che pende sotto di essa. Improvvisamente il volto si stupisce osservando la mano che muove la manica del suo vestito: il secondo attore è al suo fianco e ha infilato la propria mano nella manica della marionetta, prendendo parte alla nascita del personaggio, che avviene sotto i nostri occhi. Dopo poco tempo questo “gioco” diventa a tre: un attore muove il volto, l’altro la mano sinistra, e il terzo ha dato vita alla mano destra. Il gioco continua tra stupore del personaggio e sapienza gestuale degli attori, che sfruttano le potenzialità espressive della marionetta, vagamente spiritica perché sollevata da terra, fino a che non la portano danzando al di là della scena. Lo spettacolo procede: uno alla volta compaiono i tre attori, i veri protagonisti dello sviluppo drammaturgico dello spettacolo, stavolta anche loro con costumi e maschere. Ciò che vediamo è ciò che accade dietro le quinte mentre il “teatro rappresentato” rimane nascosto, se non per le musiche e i personaggi che di tanto in tanto fanno capolino in scena, quella stessa scena che ci viene nascosta. Intorno alle avventure dei tre tecnici si muovono infatti tanti personaggi: musicisti, cantanti d'opera, registi, donne delle pulizie,ballerine, legati ai tecnici e tra di loro da situazioni a tratti comiche a tratti drammatiche. Ogni personaggio ha un carattere definito e riconoscibile: il violinista sembra vecchio e sperduto, arriva nelle quinte chiedendo indicazioni per il palco, per poi addormentarsi su una sedia; il pianista è altezzoso; la cantante d’opera è antipatica ma molto bella, tanto da ricevere continue attenzioni dal tecnico più anziano e un po’ in sovrappeso, e così via. Scenicamente ritroviamo poi elementi propri del teatro di figura, percepibili attraverso il lavoro del corpo che sostiene le maschere, le quali cambiano espressione grazie all’uso sapiente di luci, musiche e movimenti. Alla fine gli attori escono di scena, per poi rientrare con le maschere e suonare un pezzo vagamente country. Gli spettatori escono dal teatro con i tre tecnici che spostano gli oggetti di scena.

ROSSI NICOLO’1 C LIC LICEO ASELLI CREMONA
SPETTACOLO: TEATRO DELUSIO
REGISTA: MICHAEL VOGEL
ATTORI: ANDREAS ANGULO, JOHANNES STUBENVOLL, THOMAS VAN OUWERKER
Il 22 gennaio il Teatro Ponchielli ha ospitato la Familie Flöz – compagnia berlinese degli attori Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas von Ouwerker – in “Teatro delusio”, un’ora e mezza di poesia intensa e ben congegnata comicità. Lo spettacolo  è un inno al teatro in tutte le sue forme e sfaccettature, un mescolarsi continuo fra la scena e il dietro le quinte, come un mazzo di carte nelle mani di un abile prestigiatore, in cui le maschere che hanno reso famosa nel mondo la compagnia berlinese creano un meccanismo magico carico di vitale umanità. La scena diventa backstage ed il backstage è messo in scena: mentre sul palco, si alternano passionali scene d’amore, duellanti che si sfidano a colpi di spada, complotti ed intrighi e pure fantasmi fugaci, dietro le quinte i tecnici Bob, Bernd e Ivan danno vita ad uno spettacolo nello spettacolo. Questi lavoratori instancabili, separati dalla ribalta del palcoscenico solo da un semplice sipario, vivono per realizzare i propri sogni: Bernd, dalla spiccata sensibilità, cerca la felicità nella letteratura ma la trova invece nella figura di una ballerina in perenne ritardo; Bob sente il bisogno di vedersi riconosciuto che lo porterà al trionfo e alla distruzione; mentre Ivan, il vero responsabile dell’allestimento di scena, non vuole perdere il controllo sul teatro, ma perderà invece tutto ciò che gli ruota attorno. Così le loro vite di umili soldati in seconda linea di uno spettacolo che tutte le sere registra consensi, applausi e risate li trasforma improvvisamente eroi protagonisti nel loro fare, correre, agitarsi per la riuscita della rappresentazione. E all’improvviso loro stessi si ritrovano ad essere i principali attori di quel palcoscenico che costituisce la loro vita e il loro mondo. Ma – seppure non venga pronunciata una sola parola – non è uno spettacolo muto: parlano gli attori-mimi-acrobati che con il loro ritmo, le scene equivoche ed equivocabili, il loro umorismo fatto di trovate esilaranti danno voce anche dove questa non c’è. Il tutto condito da un sapiente gioco di luci, suoni e costumi, dove gli abili interpreti mettono in scena ben 29 personaggi! E come le maschere - tipiche della Familie Flöz - diventano espressioni vive e mutevoli, così lo stato d’animo dello spettatore subisce la stessa trasformazione. Teatro Delusio è uno spettacolo che soddisfa appieno il pubblico: è teatro nel teatro e nel contempo omaggio allo stesso; un successo internazionale rappresentato per la prima nel lontano 2004 e che vivrà sicuramente ancora per molti anni.

RUSSO SILVIA ANDREA 3° C LICEO CLASSICO D. MANIN - Familie Floz porta finalmente a Cremona, nella serata del 22 Gennaio, Teatro Delusio, una delle più celebri e più apprezzate pièce teatrali della famosissima compagnia tedesca. Ancora una volta, Familie Floz, con gli attori Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas von Ouwerker, ricorre nella messa in scena a strumenti “antelinguistici”, mezzi di comunicazione che superano la forza della parola e che contemporaneamente la rievocano nelle menti di attori e pubblico. L’uso di maschere deformi e statiche, plasmate in pose quasi inespressive, accompagnato da una accentuata eloquenza gestuale, spinge la viva creatività degli interpreti e l’attività quasi inconscia degli spettatori a dare forma e ad individuare discorsi e dialoghi silenziosi ed a percepire le emozioni rappresentate. Ecco che la neutrale maschera diviene contenitore e filtro di svariati e spesso opposti sentimenti, stati d’animo che si sviluppano con la recitazione e che prendono vita con l’atto simbolico dell’attore. A metà tra le illusioni e le disillusioni del teatro di figura ed il fascino senza tempo del teatro di maschera, Teatro Delusio, portato sulla scena per la prima volta nel 2004, è un omaggio allo sconfinato ed accattivante mondo dello spettacolo. Il palco diviene magicamente un ricco e dettagliato backstage. Bob, Bernd ed Ivan sono tre tecnici protagonisti dell’animata vita del dietro le quinte, continuamente alle prese con le richieste di attori e musicisti, con le innumerevoli luci da sistemare, scenografie da montare e, ognuno, con i propri tormenti ed i propri problemi personali. Spazio conteso tra la realtà della quotidianità e la finzione del palcoscenico, il dietro le quinte del Teatro Delusio è uno scrigno ricco di profonda umanità, di storie e di sogni. Con il prezioso ausilio di effetti luminosi e musicali, con repentini cambi di costume e delle più che fondamentali ed innumerevoli maschere, tre attori riescono a dare vita a ventinove personaggi diversi, plasmando “tipi” e ricostruendo meticolosamente le gerarchie del mondo del teatro. Più che apprezzata l’abilità degli interpreti. È uno spettacolo accattivante, mai banale, la cui forte comicità è perfettamente inserita in una toccante rappresentazione di un ambiente che, sebbene offra facce diverse, rimane sempre carico di una grande passione e di una sconfinata bellezza.

SOLZI GIULIO – IV LICEO MANIN - Il 22 gennaio approda al Teatro Ponchielli “Teatro Delusio”, prodotto da Familie Flöz, Arena Berlin e Theaterhaus Stuttgart con la regia di Michael Vogel. La scena ideata da Vogel stesso rappresenta le quinte di un piccolo teatro con le musiche di Dirk Schröder. Costumi eleganti per gli artisti e spartani per i tecnici del teatro sono ideati da Eliseu Weide. Il tutto condito dalle luci suggestive di Reinhard Hubert. Un capolavoro metateatrale, che va totalmente oltre agli schemi classici che affidavano la comprensione dei fatti narrati alle parole e alle espressioni dell'attore. La compagnia tedesca Familie Flöz, con gli attori Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas von Ouwerker, stravolge ogni certezza e appiglio del pubblico, togliendo all'attore il codice tradizionale, forse datato in un'epoca di giusta ed inevitabile evoluzione della società e del linguaggio e, dunque, anche del teatro. Nulla esce dalle bocche degli attori, serrate da artificiose maschere di Hajo Schüler. Si riscopre la forza espressiva del corpo in 90 minuti di mimica pura tra comicità, illusione e dramma interno. Un dramma già espresso dall'inizio da un'inquietante sagoma ricorrente per tutto lo spettacolo, ma mascherato da un'ironia che mette alla luce le debolezze e l'umanità di personaggi in balìa di vizi, ambizioni e fragilità emotive. Tre tecnici gestiscono goffamente le quinte del teatro, attraversate costantemente da cantanti, musicisti, ballerine ed attori, che insieme danno vita ad intrecci amorosi e narrano le sfumature più profonde dell'animo umano. Vengono evidenziati i risvolti psicologici di chi cerca la ribalta o semplicemente nuovi orizzonti o chi ama e non è amato fino ad un epilogo inaspettato, che, dopo un'ora e mezza di risate di gusto, lascia l'amaro in bocca e, perché no, stimola ad una analisi più approfondita della difficile e contorta natura umana.

ZENDRI EMMA - Nella sala del Teatro Ponchielli, il 22 gennaio, tra il folto pubblico c’è chi legge il programma di sala, chi è intento a conversare, chi cerca frettolosamente il proprio posto. D’un tratto quelli che si credeva fossero dei tecnici con un tonfo inaspettato attirano l’attenzione e le luci si affievoliscono fino a spegnersi. Così inizia lo spettacolo intitolato “Teatro Delusio”, una delle opere di maggior successo della compagnia teatrale Familie Flöz. La pièce è ambientata dietro le quinte di un teatro, dove gli attori diventano le comparse e i tre aiutanti i protagonisti. Questi ultimi sono chiamati Bernd, Bob e Ivan. Il primo è slanciato e esile, si muove goffamente e, appena ne ha l’occasione, sfodera l’edizione tascabile di un libro, tra le cui pagine si rintana. Il secondo, minuto, aggressivo e irruente nei gesti, aspira alla fama, ma proprio questa sua brama lo porterà alla rovina. L’ultimo nasconde la sua sensibilità dietro un aspetto grezzo, sciatto e, tra i tre, è quello che si impegna di più per far sì che gli spettacoli vadano a buon fine. Il trio di sventurati è protagonista di ogni genere di imprevisto, di storie disastrose e di litigi, sapientemente enfatizzati e resi comici. Nello spettacolo i dialoghi sono totalmente assenti e i quasi trenta personaggi sono tutti interpretati dagli stessi tre attori Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas von Ouwerker, che indossano per ognuno di loro una maschera differente. Questa, insieme ai costumi e alla mimica, permette agli spettatori di inquadrare il personaggio che hanno davanti. Nonostante i volti inerti e muti, ogni individuo ha una sua personalità chiara ed è dotato di un’accentuata umanità che forse non si riuscirebbe a esprimere nella sua interezza, se fossero utilizzate le parole. La comicità dello spettacolo sta in questo: le maschere e la gestualità fanno sì che il pubblico collochi il personaggio in una particolare categoria umana, ma questi, non appena lo spettatore lo uniforma ad uno standard, abbatte lo stereotipo attribuitogli tramite atteggiamenti in opposizione ad esso, rendendo il soggetto inusuale e buffo. Nel complesso lo spettacolo risulta acuto, originale, moderno e fresco. Un grande successo.

28 Gennaio 2019