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Venerdì 23 Agosto 2019

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Dirty dancing

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Dirty dancing

CREMONA - Dirty dancing al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a martedì 15 gennaio.

RUSSO SILVIA ANDREA (3°C LICEO CLASSICO D. MANIN) - Con il celeberrimo musical anglosassone Dirty Dancing il pubblico cremonese accoglie l’arrivo del nuovo anno. La romantica storia della diciassettenne Baby e della sua avventura amorosa con l’affascinante ballerino Jhonny Castle, nata dalla penna di Eleanor Bergstein, ha continuato, nel corso degli anni, ad emozionare spettatori di ogni età ed è finalmente approdata in città con la regia di Federico Bellone. Scenografie monumentali in pieno stile Broadway ed un quadro accattivante di effetti luminosi e sonori hanno saputo catturare lo stupore del gremito Teatro Ponchielli. È subito parso troppo forzato, tuttavia, il tentativo di ricreare, grazie alla successione di repentini cambi di scena a sipario aperto, un’idea di continuità di narrazione propria dell’omonimo film: è emerso il desiderio quasi di emulare il grande successo cinematografico, costringendo l’intera messa in scena a servirsi di espedienti finalizzati alla compensazione di ovvie carenze logistiche e materiali che lo spazio del palcoscenico implica. Risultato: un film compresso tra proscenio, fondale e quinte lateri. Elemento di disturbo al contatto attore-pubblico è stato lo schermo mobile, calato spesso durante lo spettacolo per ospitare l’immagine ora di un lago, ora di una foresta, ambienti impossibili da ricreare, ma, evidentemente, “necessari”. Interessante l’effetto della semitrasparenza del telo da proiezione, dietro al quale si sviluppavano le vicende, ma ha contribuito a rendere sempre più precario l’equilibrio dello spettacolo tra teatro e cinema. Indubbiamente deludente il ruolo attribuito alla parte canora, solitamente colonna portante nell’affascinante mondo del musical: su scelta originale dell’autrice, le rare esibizioni sono quelle di personaggi “minori”, come voci fuori campo, un sottofondo musicale alle vicende della storia. Lodevole Giulia Sol (Elizabeth), l’incredibile vocalità e la presenza scenica della ragazza hanno saputo far di lei la protagonista in campo canoro. Ammirabile la scioltezza e l’eloquenza dei movimenti di Saira Cipollitti (Penny), stella di ogni numero coreografico dello show. Un musical, Dirty Dancing, che racchiude l’augurio di vivere questo nuovo anno come l’affermazione del proprio io, un invito a godere al meglio il tempo della vita.

SCAGLIA ELEONORA (3°A LICEO ARTISTICO A. STRADIVARI) - Il Teatro Ponchielli si è tinto di rosa nel pomeriggio del primo dell’anno, ospitando la rappresentazione teatrale di “Dirty Dancing” con l’adattamento di Alice Mistroni e la regia di Federico Belloni. Lo spettacolo che è stato proposto ha catapultato il pubblico negli anni sessanta. Racconta di Frances Houseman, detta “Baby” che con la sua famiglia si trova in vacanza nel resort Kellerman. La ragazza interpretata da Vanessa Innocenti, si presenta come una diciassettenne spensierata, di sani principi, legata alla famiglia soprattutto al padre medico. Baby sarà al centro di ritmi travolgenti, di “ balli proibiti” e saprà trasmettere a Johnny la capacità di credere nei propri obbiettivi e portarli a compimento. Johnny Castle, interpretato da Gianluca Briganti, è quindi il protagonista maschile dello spettacolo. Il giovane è il maestro di ballo del resort, un tipo scortese e sbruffone, di cui Frances si innamorerà andando contro il volere del padre che poi si ricrederà accettando l’amore dei due protagonisti. È con Johnny che Baby diventerà donna. Dopo un primo tempo sotto tono con la parte recitata molto rigida, la performance è decisamente migliorata nel secondo tempo con una recitazione più sciolta e credibile. Sono stati i canti e i balli che più di ogni altra cosa hanno acceso l’intero teatro. Ammirabili i cantanti, soprattutto la voce femminile, che hanno accompagnato i diversi balli tra cui l’ultimo travolgente sulle note di “ Time of my life”. Costumi, acconciature e trucco sono tipici degli anni sessanta. Bene l’uso delle luci stroboscopiche che hanno illuminato il teatro. Le scenografie intercambiabili e impegnative, in quanto vi sono stati numerosi cambi di scena, hanno comunque reso comprensibile le varie situazioni. Gillian Bruce che ha seguito le coreografie, ha saputo creare balli adatti ad ogni età quando le scene si svolgevano all’interno del resort, sexy e sensuali quando i balli erano ambientati negli alloggi del personale. Gli applausi hanno decretato la buona riuscita dello spettacolo e a riscuotere maggiore successo tra il pubblico femminile è stato il lato B del protagonista.

08 Gennaio 2019