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Mercoledì 03 Marzo 2021

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19 gennaio 1977

Il calciatore Re Cecconi ucciso da un gioielliere

Assurdo, tragico episodio in una oreficeria romana

Il calciatore Re Cecconi ucciso da un gioielliere

ROMA, 18. — Il terrore di un gioielliere già vittima dei  banditi, il carattere scherzoso di un atleta, una serie di tragiche fatalità: sono questi gli elementi che caratterizzano la tragica, assurda vicenda della morte del centrocampista della Lazio Luciano Re Cecconi.

Sono da poco trascorse le 19,30 e nella profumeria di via Bevagna di Giorgio Fraticcioli si trovano i due giocatori della Lazio Ghedin e Re Cecconi. I tre, amici da molto tempo, organizzano la serata. Poco prima di chiudere il negozio, Fraticcioli ricorda ai due amici che deve prima recarsi a consegnare due flaconi di deodorate all’amico gioielliere Bruno Tabocchini di 40 anni. Soltanto il profumiere conosce l'uomo che ha ucciso il calciatore: né Re Cecconi né Ghedin avevano mai avuto occasione di conoscerlo. I tre si recano nella gioielleria di via Saverio Nitti dove in quel momento si trovano oltre a Tabocchini, la moglie, Adelina Panero, il macellaio Mario Isidori con i due figli, Elena, di nove anni, ed Enrico di dodici anni e il figlio di otto anni del gioielliere.

Fraticcioli si fa riconoscere dal gioielliere che gli apre la porta dopo aver fatto scattare la serratura a comando elettrico. Fraticcioli entra seguito a breve distanza dai due calciatori. È a questo punto che Re Cecconi confida a Ghedin l'intenzione di «fare uno scherzo a questa gente».

La prima tragica fatalità è rappresentata dal fatto che a conoscere bene i due calciatori è soltanto Mario Isidori. Quest'ultimo, quando i due giocatori varcano l'ingresso del negozio, dà le spalle all'entrate e non ha modo di vederli bene in viso.

Re Cecconi, che precedeva di qualche passo il compagno di squadra, tenendo le mani in tasca, dice: «Datemi tutto: questa è una rapina». A questo punto Tabocchini, che dava le spalle all'ingresso, perché stava prendendo alcuni cinturini da mostrare a Mario Isidori, estrae la sua pistola Walter 7,65, si volta di scatto e spara colpendo in pieno il calciatore. Re Cecconi, colpito al petto, cade.

Al rumore dello sparo, Mario Isidori si volta di scatto e grida verso il gioielliere: «Che fai, questi sono giocatori della Lazio». A questa affermazione il gioielliere quasi singhiozzando risponde: «Non capisco più niente: hanno detto che era una rapina, temevo che sparassero a me. Non avevo mai visto quelle due persone, non ho capito più niente ed ho pensato solo a difendermi».

Bruno Tabocchini, negli ultimi anni, aveva subìto quattro rapine. In una di esse, avvenuta un anno fa, il gioielliere sparò anche contro i malviventi e ne ferì uno, un pregiudicato, di 28 anni. «Era un uomo ossessionato dal terrore dei  banditi – hanno detto questa sera molti che lo conoscevano — faceva pena, bisogna capirlo; aveva subito gravi perdite economiche e pensava sempre che potesse capitargli di peggio». Era conosciuto per una persona molto emotiva, che viveva nel timore di rapine. Aveva nel negozio una porta a vetri blindata ed ogni volta che faceva scattare la serratura per far entrare un cliente, osservava sempre con molto sospetto il nuovo arrivato e ostentava la sua pistola alla cintura. È stato arrestato per eccesso colposo di legittima difesa.

Re Cecconi è morto dieci minuti dopo il ricovero nell’Ospedale San Giacomo, dove è arrivato in stato di incoscienza. La pallottola — che si ritiene sia entrata nell’emitorace destro, all’altezza della quarta costola, ha reciso l’aorta, provocando una vastissima emorragia nella zona del cuore.

Luciano Re Cecconi era nato a Nerviano, in provincia di Milano, il 1° dicembre 1948. La sua vita calcistica era cominciata praticamente in una squadretta del suo paese natio, l’«Aurora Cantalupo», della quale divenne il giocatore più rappresentativo. A 16 anni fu notato proprio da un ex laziale, Todeschini, che lo portò poi alla «Pro Patria». Dopo aver fatto parte della «rosa dei 22» ai campionati del mondo del 1972 in Germania, dove però non entrò mai in formazione, Re Cecconi esordì in maglia azzurra il 28 settembre 1974 a Zagabria, contro la Jugoslavia che vinse per 1 a 0. La sua seconda apparizione nella nazionale «A» avvenne a Genova il 28 dicembre 1974 contro la Bulgaria e fu un incontro piuttosto scialbo che si concluse con uno squallido 0 a 0.

Una curiosità circa il suo cognome: originariamente la sua famiglia si chiamava soltanto Cecconi ed il monosillabo "Re" fu aggiunto dopo che Vittorio Emanuele secondo visitò Nerviano. Infatti dopo questo avvenimento molti abitanti della località lombarda chiesero ed ottennero di anteporre il "Re" al proprio cognome.

18 Gennaio 2021