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Domenica 25 Ottobre 2020

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22 settembre 1990

Massacrato dalla mafia il giovane magistrato Livatino

Due anni fa, nello stesso luogo, fu assassinato il giudice Saetta col figlio

Massacrato dalla mafia il giovane magistrato Livatino

PALERMO — La mafia torna a colpire la magistratura. Ieri mattina è stato assassinato Rosario Livatino, 38 anni, giudice a latere al tribunale ed ex sostituto procuratore ad Agrigento. L'agguato è scattato lungo la statale che collega Canicattì al capoluogo: quando il magistrato a bordo della sua Ford Fiesta è giunto nei pressi di Agrigento i killer sono entrati in azione. Originario di Canicattì era anche il giudice Saetta, presidente di Corte d'Assise a Palermo assassinato nello stesso luogo insieme al figlio due anni fa.

L'agguato è scattato poco dopo le 8.30. Il magistrato è stato speronato da una Fiat Uno, dalla quale sono stati esplosi i primi colpi, ed è stato affiancato anche da una moto con gli altri killer a bordo. Livatino è rimasto inizialmente ferito, ha fatto marcia indietro per alcuni metri, è andato a schiantarsi contro il guard-rail. Ha tentato una disperata fuga a piedi: ha fatto una lunga corsa attraverso la sterpaglia, percorrendo un dirupo. Ma i killer dal bordo della strada lo hanno ripetutamente centrato. Poi, il colpo di grazia che gli hanno esploso alla bocca. Scattato l'allarme sul posto sono giunti i colleghi del magistrato, sconvolti: dal procuratore capo della Repubblica di Agrigento Vaiola ad altri magistrati che per anni hanno lavorato con lui.

Livatino era stato uno dei magistrati di punta alla Procura di Agrigento, si era occupato di numerosi processi antimafia. Da un anno era passato al collegio giudicante e si occupava anche delle misure di prevenzione. Proprio ieri si sarebbe dovuto svolgere al Tribunale di Agrigento una udienza per le misure di prevenzione ai presunti mafiosi di Palma di Montechiaro. In precedenza proprio il magistrato aveva chiesto il confino per i cinque «terribili» fratelli Ribisi, di Palma di Montechiaro, ma la richiesta venne ripetutamente respinta. Un caso che divenne clamoroso quando fu denunciato, nei mesi scorsi, in Tv dall'ex braccio destro di Sica, Di Maggio.

Livatino non era sposato e abitava con la madre. I suoi spostamenti metodici hanno finito col farne un facile bersaglio, anche perché era senza scorta. I killer hanno usato una mitraglietta, un fucile a canne mozze e alcune pistole. Dopo mezzogiorno, sono state ritrovate le auto e la moto utilizzate dai sicari, abbandonate alla periferia di Agrigento. Il giudice ucciso era in magistratura da 12 anni, ed era da tutti considerato scrupoloso ed estremamente rigoroso.

«È un omicidio —ha ricordato il presidente degli avvocati di Agrigento, Giovanni Marino— che ci lascia sbigottiti perché sta a significare come la mafia e le organizzazioni criminali in questa provincia siano fortemente radicate». Al Palazzo di Giustizia di Agrigento, e anche a Palermo, le udienze sono state sospese. Reazioni di sdegno e di dolore in tutta la Sicilia. Per il presidente della Regioni Nicolosi e necessario un intervento immediato. Nicolosi si è rivolto al presidente della Repubblica, al Ministro degli Interni per una valutazione delle iniziative da intraprendere, «allo scopo di fronteggiare una situazione già drammatica, divenuta insostenibile».

Molte le inchieste di Livatino. La più recente, la richiesta del soggiorno obbligato per i 5 fratelli Ribisi. La sua richiesta venne subito rifiutata, ma un mese dopo il pm tornò alla carica. Nel frattempo uno dei cinque fratelli era stato assassinato ma questo non bastò a far accogliere la richiesta di soggiorno obbligato.

21 Settembre 2020