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Domenica 27 Settembre 2020

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26 novembre 1963

ADDIO, Presidente!

Kennedy riposa con gli eroi

Kennedy riposa con gli eroi

WASHINGTON, 25 — Le spoglie mortali di Jhon Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti, riposano da stasera ad Arlington, nel «cimitero degli eroi»: esattamente due settimane fa John Kennedy era venuto ad Arlington deporre una corona d'alloro in memoria dei Caduti nella prima guerra mondiale, a capo scoperto, accompagnato dal figlio John, di tre anni; oggi c’è tornato morto, in una bara di bronzo coperta dalla bandiera nazionale, accompagnato da un corteo funebre comprendente un impressionante numero di nomi famosi. La tragedia di Dallas si è conclusa entro una semplicissima tomba, in mezzo al dolce, verde  pendio che costituisce il cimitero nazionale degli Stati Uniti.

Una giornata fredda e bellissima, col cielo e con le vie della capitale spazzate da un vento gelido e teso, così simile a quella in cui l'allora quarantatreenne Presidente aveva pubblicamente festeggiato il suo ingresso all'altissima carica, ha fatto da cornice ai solenni e semplici funerali con cui  il Paese ha dato l'addio al suo Capo assassinato. Per tutta notte un’enorme coda di persone aveva atteso, davanti alla rotonda del Campidoglio, di poter sfilare innanzi alla bara aperta in cui era adagiato  il cadavere del defunto Presidente. La tradizione vuole che ogni Presidente che muoia venga esposto sul Campidoglio al popolo e così è stato per John  Kennedy. Si calcola che circa 400 mila persone abbiano visto Kennedy morto. Tutti coloro che hanno reso omaggio alla salma di Kennedy hanno atteso in piedi nella notte dalle sette alle dieci ore. Tra gli ultimi visitatori era l’ex Presidente repubblicano Nixon, che era stato avversario  di Kennedy nella campagna presidenziale del 1960.

IL CAVALLO SENZA CAVALIERE
Dopo che le porte sono state sprangate, la bara è rimasta aperta sino all'arrivo di Jacqueline Kennedy, giunta al Campidoglio alle 10.40 del mattino (16.40 italiane). La vedova è arrivata alla rotonda del Campidoglio accompagnata dai cognati Robert ed Edward, rispettivamente ministro della Giustizia e senatore del Massachusetts. Ha dato un ultimo sguardo alla salma del marito, quindi la bara è stata rinchiusa e portata a spalla ali esterno da una pattuglia di nove soldati delle diverse armi. Il sole era ormai alto e l’aria assolutamente limpida.

La bara è stata appoggiata su un affusto di cannone a cui erano attaccati sei cavalli. Jacqueline Kennedy e i cognati hanno preso posto in  un'automobile chiusa subito dietro. Alle loro spalle era un corteo di automobili, quindi alcuni comparti militari, in rappresentanza delle Forze Armate, di cui  Kennedy, nella sua qualità di Presidente, era comandante supremo, con alla testa il comandante in capo, generale Maxwell Taylor e i capi delle diverse Armi. L'affusto di cannone era seguito da un altro cavallo di mantello scuro, senza cavaliere, con gli stivali vuoti appesi alle staffe, antico simbolo militare del guerriero.

Alle spalle dei reparti militari, dietro una doppia fila di sentinelle e di agenti di polizia, la massa della popolazione,  tra cui moltissimi giovani,  molti neri, molte donne. La commozione aveva preso tutti i presenti, pochi erano coloro che riuscivano a trattenere le lacrime.

Il ritmo del corteo, veloce e simile a quello di una parata militare era scandito dal rullo smorzato dei tamburi. Sono occorsi soltanto ventisette minuti per trasportare la bara dal Campidoglio alla Casa Bianca, lungo la grande e larga Pennsylvania Avenue.

Alla Casa Bianca la bara è stata riaperta ancora una volta per l'estremo omaggio dei Capi di Stato e delle rappresentanze straniere al defunto Presidente. Tutti i grandi personaggi della scena mondiale confluiti a Washington per la triste occasione, hanno brevemente sostato davanti alla salma di Kennedy.C'erano De Gaulle e Mikoyan, Ailè Selassiè e Filippo d'Edimburgo, Federica di Grecia e Baldovino del Belgio, Tage Erlander ed Alphons Gorbach, Ludwig Erhard e Joseph Luns, Willy Brandt e Jean Monnet. Leopold Senghor e Peter Stambolic: ad eccezione della Cina comunista e della Repubblica di Cuba, Paesi con i quali gli Stati Uniti non hanno relazioni diplomatiche, e dei Paesi che aderiscono alla linea «dura» di Pechino, tutte le altre Nazioni hanno inviato a Washington i loro massimi rappresentanti. Per l'Italia era presente, in sostituzione del Presidente Segni, il presidente del Senato Merzagora, accompagnato dal ministro degli Esteri Attilio Piccioni.

Dalla Casa Bianca il corteo si è mosso, per la seconda parte delle esequie pubbliche, alle 11.41, passando attraverso il cancello che immette sulla Connecticut Avenue. Jacqueline Kennedy e i due cognati seguivano immediatamente il feretro a piedi.  Alle loro spalle, in una lunga vettura nera, erano i due figli del defunto Presidente accompagnati dalla nonna, signora Rose Kennedy. Subito dopo l'impressionante corteo funebre, aperto da ben ventisei Capi di Stato e da decine e decine di rappresentanze straniere. In prima fila l'alta figura del nuovo Presidente, Lyndon Johnson, accompagnato dalla moglie Lady Bird, vestita a lutto.

Ancora una volta il  rullo smorzato dei tamburi ha segnato il ritmo veloce del corteo. Durante il percorso, di circa un chilometro, fino alla Cattedrale di San Matteo, è stata eseguita anche la marcia funebre di Chopin . La folla era straripante. Di tanto in tanto si udiva lo squillo delle trombe della Marina militare.

25 Novembre 2019