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8 dicembre 1981

Morto l'agente Ciro Capobianco

Un nuovo lutto allunga il tragico elenco delle vittime della ferocia estremista - I terroristi neri preparano un attentato

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

08 Dicembre 2018 - 07:00

Morto l'agente Ciro Capobianco

Il piano terroristico da attuare sabato sarebbe stato trovato nel borsetto di Alibrandi - L'agente morto dopo due giorni di agonia aveva avuto il presentimento di ciò che gli è accaduto - Ieri il funerale dell'appuntato dei CC Romano Radici ucciso domenica mattina - Uno dei terroristi è rimasto sicuramente ferito ma è riuscito a fuggire

ROMA. 7. - Dopo due giorni di agonia, durante i quali tutto è stato tentato – anche una commovente gara dei colleghi per offrire il loro sangue – è morto oggi alle 15, presso il reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli, Ciro Capobianco, l’agente rimasto gravemente ferito nella sparatoria di sabato al Labaro, nella quale rimase ucciso il terrorista di destra Alessandro Alibrandi.

Ventuno anni, da poco più di due  nella polizia, l’agente Ciro Capobianco era stato inserito negli equipaggi della Volante della Questura di Roma da soli dieci giorni. Secondo di cinque figli, napoletano, l’agente Capobianco aveva scelto di entrare in polizia, come spesso succede, non riuscendo a trovare lavoro.

In un'intervista pubblicata oggi su un quotidiano, il padre dell’agente, Pasquale Capobianco, aveva detto che suo figlio aveva un netto presentimento di quello che gli sarebbe successo. In una telefonata, l'ultima ricevuta da Roma dal figlio, Pasquale Capobianco avevo sentito Ciro molto demoralizzato, dirgli: «Papà, se a casa nostra viene un ufficiale della polizia vuol dire che mi è successo qualcosa di grave. Mi raccomando sta attento a mamma che non le prenda un colpo».
Enorme folla ai funerali dell'appuntato  dei carabinieri Romano Radici, ucciso ieri mattina in piazza dei Gelsomini dopo una sparatoria con due terroristi.

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Nella chiesetta dell'ospedale militare al Celio non c'era posto che per i familiari e le autorità e così la folla si è riversata nei violetti del complesso sanitario e nel piazzale esterno.

Trentadue anni, nato a Roma, sposato e padre di due figli, Romano Radici, aveva scelto due volte di fare il carabiniere: nel 1961, a 18 anni, e nel 1974, a 31 anni.

Rientrato per passione nell’Arma, aveva messo in luce una notevole capacità di concentrazione.  Aveva di recente compiuto operazioni che gli avevano fatto meritare molti elogi. L'appuntato Radici, in compagnia di un collega, aveva notato ieri mattina due giovani sospetti mentre si trovava per servizio al giardinetto di Largo dei Gelsomini.

Avvicinatosi, Radici ha detto ai due di alzarsi e di mostrare i documenti; i due terroristi si sono alzati ma, nell'atto di prendere i documenti dal giubbotto, quello più alto ha estratto la pistola e ha sparato. I due sono riusciti a far perdere le loro tracce.

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