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Mercoledì 30 Settembre 2020

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12 agosto 1953

Tazio Nuvolari, il più grande campione del passato, del presente e dell'avvenire dorme l'ultimo sonno

rivestito del suo leggendario maglione giallo

Si è spento a 61 anni Tazio Nuvolari, il leggendario 'Mantovano volante'

Nuvolari è morto. Giace nella camera ardente, nella sua abitazione di Mantova, rivestito del suo maglione giallo, con tra le mani il crocifisso. Ha raggiunto il suo grande rivale e insostituibile amico Achille Varzi.

È morto «Nivola», ripetono i ragazzi, e molti non sono più tali ma per loro Tazio è rimasto «Nivola». Impararono, e noi con loro, a conoscerlo dal racconto dei più anziani, trasportarono poi le sue gesta nel mondo incantato dei loro giochi. Quante figurine, dieci, venti anni fa, sfrecciarono silenziose nell'aria, a ridosso di muretti screpolati dal sole, contro le absidi delle nostre chiese, quanti tondini di metallo sostennero il secco colpo delle minuscole dita per raggiungere il traguardo segnato sulla sabbia abbandonata da benedetti muratori? Quelle figurine, quei tondini erano «Nivola» e «Varzi», lanciati in un agone senza premi, ma tanto accanito, dalla fantasia di una intera generazione. E quanti giovani «Nivola» ha spinto sulla strada fascinosa della velocità dell'amore per i motori?

Certo decine di migliaia. E tutto questo, senza dire una parola, senza montare in cattedra. Per lui parlavano i suoi trionfi, le sue avventure mirabolanti, il suo duello quotidiano con la morte che s'è presa ieri la rivincita amara, quasi volesse vendicarsi. Una, tre, dieci volte, «Nivola» le era sfuggito sotto le mani adunche. Il destino ha voluto vendicarsi inchiodando in un letto di dolore l'uomo del brivido, l'uomo della velocità. Nuvolari non ero più un campione, «il più grande campione del passato, del presente, dell'avvenire» come ebbe a definirlo un ingegnere tedesco, era un mito, era entrato nella leggenda. E come un eroe da leggenda certo lo ricorderanno i posteri, coloro che dovranno accontentarsi di leggere le sue cento e cento vittorie, le sue sfide con la morte, le sue avventure quasi incredibili.

Fu definito «l'uomo senza nervi». Una espressione che forse non dice tutto perchè induce a credere in un Nuvolari senza «anima e senza cuore». Nulla di più falso. Era senza nervi nel senso che sapeva osare sempre con freddo coraggio, senza pensare ai legami della carne. Ma un'anima c'era in quel corpo magro, morso da cento ferite. Un'anima semplice e mite, quasi schiva, un'anima dolce. Chi ricorda il viso di Nuvolari dopo la morte dei suoi due figli sa quanta potenza d'affetto vi era in quell'uomo che sembrava diventato parte stessa dei motori che adorava. E i motori sempre cantarono per lui le loro più belle canzoni e mai lo tradirono anche quando la sorte volle tendergli gli agguati più insidiosi. Quale pilota al mondo può vantare di aver guidato una macchina a cento all'ora stringendo solo l'albero dello sterzo perchè il volante s'era staccato? Nessuno crediamo e nemmeno potremmo crederlo se Nuvolari non fosso stato una persona del nostro tempo, da tutti conosciuto.

Avventure da leggenda duelli con la morte, aspre contese con la crudele malattia che per anni lo umiliò come nessun avversario aveva potuto. E proprio qui sta la tristezza di questa scomparsa che addolora tutti gli italiani, e in particolare i cremonesi che ebbero modo, tanti e tanti anni fa, quando lo sport del motore faceva i suoi primi timidi passi, di applaudire una delle sue prime vittorie.

Ora Nuvolari è entrato nella leggenda. Una leggenda che non narra solo trionfi e avventure incredibili ma che insegna agli sportivi come lo sport debba essere inteso, come la rivalità può essere vissuta. Nel suo più accanito rivale Nuvolari ebbe, lo dichiarò fino agli ultimi giorni, il suo carissimo amico: Achille Varzi. Nivola non pensò mai che l'altro pilota era sulla sua strada per toglierli gloria e quattrini. Lo considerò come un fratello con il quale, insieme, sfidava le mille insidie delle piste e delle strade di tutto il mondo. E il pericolo, la morte sfiorata più volte li fece fratelli. Dal letto ove l'asso del volante dorme l'ultimo sonno viene a noi questo insegnamento: lo sport è rivalità ma non lotta senza quartiere, è sforzo di superarsi non polemica acre. Come un autentico cavaliere dello sport visse e gareggiò Nivola, il re del brivido, il più grande dei campioni che lo automobilismo ricordi.

11 Agosto 2020