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PIZZIGHETTONE. FOTOGRAFIA

Andrea Sudati è da Oscar

Al professionista assegnato l’One Eyeland Award per le immagini still life. È il primo italiano a vincere

Elisa Calamari

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cfrancio@laprovinciacr.it

13 Marzo 2021 - 11:31

Sudati è da Oscar

PIZZIGHETTONE (13 marzo 2021) - Uno dei più grandi esperti di comunicazione della storia, Marshall McLuhan, ha definito la pubblicità «la più grande forma d’arte del XX secolo». Basta guardare le fotografie del pizzighettonese Andrea Sudati, da oltre vent’anni attivo nel settore delle immagini pubblicitarie, per confermarlo: luci e ombre perfettamente studiate, intrecci di colore che sembrano tratteggiati dal pennello di un pittore. A riconoscere l’eccellenza negli scatti di Sudati è stata anche la giuria internazionale degli One Eyeland award, gli ‘Oscar’ della fotografia: lo ha incoronato miglior fotografo del mondo nel settore still life, espressione anglosassone utilizzata per descrivere la rappresentazione di oggetti inanimati. A metterlo sul primo gradino del podio del World’s Top still life photographer 2020/21 sono stati alcuni dei migliori fotografi in circolazione, tra i quali Jonathan Knowles, Nicholas Duers, Jan Kalish e Warren Ryley.

Classe 1969, Sudati ha vissuto a Pizzighettone, dove abitano ancora i genitori, fino ai vent’anni. Poi la professione lo ha portato altrove e in pianta stabile a Milano. Racconta che tutto è cominciato da una macchina fotografica Praktica, reflex prodotta nella Germania dell’Est: «Un mattone di due chilogrammi che poteva essere usato anche per piantare i chiodi nel muro – scherza –. Non saprei spiegare da cosa è partita la mia passione per la fotografia, è come se ci fosse sempre stata. Prima mi sono appassionato alla macchina fotografica come oggetto, poi ho capito che con essa si poteva anche dire qualcosa. Come un po’ tutti quelli della mia generazione, sono stato un autodidatta. Anche perché, abitando in provincia, era più difficile accedere a scuole specifiche o corsi di fotografia». Sudati spiega che a livello nazionale le campagne pubblicitarie ruotano quasi completamente attorno a Milano ed è proprio lì, in via Tucidide, che ha aperto il suo Photostudio Sas. «Ho avuto e ho a che fare con le principali agenzie pubblicitarie italiane e internazionali, mi muovo prettamente su Milano e Londra – continua –. Capita anche di trattare direttamente con i brand: prevalentemente quelli di food and beverage, cosmesi e gioielleria. Sono questi i settori che investono di più in pubblicità e sono anche quelli che hanno tenuto maggiormente durante la pandemia».

Negli anni Sudati ha lavorato con The Big Now, Grey, BCube, Ogilvy, Locanda Design, United, AdvActiva, Aria adv, Bitmama, Reply, Nascent Design, Caleidos, Karisma Communication, Schweppes, Philadelphia, Oro Saiwa, Sottilette, Caffè Hag, Robiola Osella, Mondelèz, Galbusera, Auricchio, Gastone Lago, Golfera, Milka, Ferrero, Carrefour, Oreo, Fonzies, Fini, Ca’ del Bosco, Berlucchi, Acqua di Sardegna, Nashi Argan, Audi, San Benedetto, Conad, MSC Crociere, EON, Dermaclinique, IBSA, Sigma Tau, Piquadro, Pupa, Collistar, Gucci, Disaronno, The Busker Irish Whiskey, Recarlo, Royal Bliss, The Coca Cola Company e svariati altri brand.

Il premio appena ricevuto, per lui è la consacrazione di anni di duro lavoro. Ma anche un’occasione di ulteriore crescita professionale: «Innanzitutto è una grande soddisfazione perché sono il primo italiano a cui viene assegnato. Di solito nel settore still life vengono scelti fotografi americani o inglesi. La giuria è molto qualificata ed esprime quindi un giudizio più oggettivo, rispetto ad altri premi dove può prevalere la soggettività. Ogni partecipante doveva presentare un portfolio con dieci-quindici fotografie al massimo. Grazie a questo riconoscimento ho già ricevuto richieste di lavoro, perché in ambito pubblicitario creativi e marketing manager sono spesso alla ricerca di nuovi talenti e fanno riferimento a questi premi».
Sudati, che ha anche realizzato diversi video pubblicitari pur sottolineando che questo aspetto della sua professione è più marginale, è attualmente impegnato in varie campagne. A fine mese dovrà occuparsi della Lamborghini beverage: «Io pensavo erroneamente fosse solo un marchio di automobili, ma in realtà si tratta di un brand iconico che ha anche altri prodotti – spiega –: ad esempio caffè, vodka ed energy drink molto in voga nei Paesi arabi e in Asia. Com’è cambiato il mio lavoro a causa del Covid? Beh, basti dire che prima per uno shooting nel mio studio c’erano solitamente dieci-quindici persone, ora invece quando siamo in tanti siamo in tre. Questo comporta collegamenti in remoto e tanta pazienza aggiuntiva. L’altro giorno, ad esempio, ho fatto un servizio per un brand croato che fa preparati per dolci: dodici ore di servizio fotografico in collegamento Skype con l’azienda. Non è semplice e in certi casi estenuante».

I modelli a cui si ispira il pizzighettonese sono due pilastri della fotografia: Irving Penn, che è stato riferimento nello still life, e il maestro del bianco e nero Edward Weston. Entrambi hanno stravolto il modo di fotografare gli oggetti, dando ad essi un’espressività diversa. È quello che tenta di fare ogni giorno Sudati con la macchina fotografica: grazie al suo obiettivo riesce quasi a dare vita a bottiglie, bicchieri, rossetti, piatti, gioielli. «La macchina fotografica vede più dell’occhio – diceva uno dei suoi guru, proprio Weston – e allora perché non usarla?».

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