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Studia i gatti per curare l’uomo

La biologa Barbara Gandolfi di Cingia de Botti lavora all’università del Missouri

maria grazia teschi

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mteschi@laprovinciacr.it

25 Novembre 2014 - 11:42

Studia i gatti per curare l’uomo

La biologa 35enne Barbara Gandolfi è originaria di Cingia de’ Botti

CINGIA DE' BOTTI — All’università del Missouri per studiare i gatti. E’ la storia di Barbara Gandolfi, 35enne di Cingia de' Botti biologa italiana che lavora presso l’Università del Missouri e che ha collaborato ad una ricerca sul genoma dei gatti che mette in luce alcuni aspetti specifici del processo di domesticazione della specie. La sua storia, la sua particolare ricerca e il suo interesse per i gatti hanno interessato anche il canale di Stato che l’ha intervistata sul sito internet di Rai News. Barbara è casalasca e cremonese doc. La famiglia – papà Carlo Emilio, mamma Rita, la sorella Cristina e la nipotina Chiara — vive tutt’oggi a Cingia. Lei si è diplomata nel corso di chimica e biologia all’istituto professionale Ala Ponzone Cimino di Cremona. «Dopo le superiori — racconta — mi sono iscritta alla facoltà di Biotecnologie a Milano dove mi sono laureata». Nel 2006 al termine dell’università Barbara inizia la sua prima esperienza fuori dall’Italia, precisamente in Spagna. «Per i primi sei mesi ho usufruito di una borsa di studio inserita nel progetto Leonardo e in seguito mi hanno messo a contratto, l'esperienza ha fruttato un brevetto e un vaccino».

Nel 2007 arriva la svolta con un dottorato di ricerca (Phd) sponsorizzato dall’Italia ma con esperienza all’estero e con i primi contatti con i felini. «In seguito ho ricevuto l'offerta della dottoressa Leslie Lyons per un altro dottorato, sempre sui felini e mi sono trovata negli Stati Uniti, a Columbia, all’Università del Missouri. Con la dottoressa Lyons abbiamo anche contribuito all'interpretazione delle analisi di selezione: cioè quali parti del genoma felino sono state sottoposte alla domesticazione». La ricerca, visto che riguarda l’animale domestico più diffuso al mondo e la sua domesticazione, ha avuto un’altissima attenzione. «Personalmente mi sono occupata dell’analisi del fenotipo ‘guantini bianchi’ nella razza Birmana. Il colore bianco nel gatto, o meglio l'assenza del colore, è associata con l’assenza di migrazione di cellule chiamate melanociti». Secondo la 35enne l’uomo con la sua attività ha selezionato gli animali secondo le sue esigenze sia lavorative sia di affezione. L’unica eccezione sembrano i gatti. «Non sono stati addomesticati dall'uomo, non è stato un evento attivo, sono animali semi-domestici. Con l'avvento dell'agricoltura e del grano la popolazione di topi ha iniziato a crescere troppo velocemente. I gatti hanno iniziato ad avvicinarsi agli allevamenti agricoli proprio a causa della presenza di topi. È il gatto che ha iniziato a tollerare la presenza umana e l’umano ha fatto i conti con lui». Uomo e felino sono importanti dal punto di vista scientifico anche per studiare alcuni tipi di malattie.
Anche per Barbara il destino di emigrata è stato una necessità. «L’America è il paese delle opportunità. Se hai voglia di fare sei premiato sia professionalmente che economicamente. In Italia queste possibilità non ci sono. Già durante il dottorato il mio stipendio era più alto dei miei colleghi italiani. Io come altri connazionali che viviamo all’estero saremmo prontissimi a tornare in Italia. In Italia purtroppo non potrei fare ciò che faccio qui. Ho studiato e lottato molto per arrivare fino a dove sono oggi ed è una vergogna essere pagati così poco (il suo stipendio è di 80mila dollari lordi, nda) in Italia. Sono negli Stati Uniti da solo un anno e il mio contratto prevede solo la ricerca, anche io punto ad avere un contratto a tempo indeterminato».

 

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