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Nuova mostra al Museo del Genio a Roma: le fotografie di Robert Doisneau

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04 Marzo 2026 - 16:33

Nuova mostra al Museo del Genio a Roma: le fotografie di Robert Doisneau

ROMA - Dal 5 marzo al 19 luglio il Museo del Genio di Roma ospita la grande mostra "Robert Doisneau", dedicata a uno dei fotografi più amati del Novecento. Un viaggio emozionante attraverso immagini che hanno saputo raccontare la vita con ironia, tenerezza e profonda umanità. La mostra, con il patrocinio dell'Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma, è curata dall'Atelier Robert Doisneau e Gabriele Accornero, ed è prodotta e organizzata da Arthemisia. Main partner è la Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale con Poema. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Arthemisia e Ministero della Difesa, Esercito Italiano e Difesa Servizi, società in house del Ministero della Difesa che ha avviato un importante percorso di valorizzazione dei Musei Militari aprendoli al grande pubblico attraverso iniziative culturali, per promuovere e rendere accessibile a tutti l'immenso patrimonio storico - artistico della Difesa. Il progetto, in collaborazione con Bridgeconsultingpro, vede come sponsor Generali Italia con il programma Generali Valore Cultura. Nato a Gentilly nel 1912, Robert Doisneau è stato uno dei principali esponenti della cosiddetta fotografia umanista francese. Con il suo inconfondibile bianco e nero ha immortalato scene quotidiane, gesti spontanei e momenti fugaci, trasformandoli in immagini senza tempo. Protagonista della mostra è la celebre foto "Le baiser de l'Hôtel de Ville" (1950), divenuta simbolo universale di amore e libertà, ma anche scatti iconici come "Un chien à roulettes" (1977), "La concierge aux lunettes" (1945) e "L'information scolaire" (1956) concorrono a raccontare la storia di un fotografo straordinario, amatissimo dal pubblico per la sua capacità di rendere eterni i piccoli momenti della vita quotidiana. La mostra, con oltre 140 scatti, ripercorre l'intera carriera di Doisneau, dagli esordi degli anni Trenta fino alle opere più mature. Fotografie di strada, ritratti, giochi di bambini, piccoli istanti della vita di tutti i giorni e straordinari scorci parigini compongono un racconto visivo meraviglioso e coinvolgente. Attraverso immagini poetiche e spesso ironiche, Doisneau ci invita a osservare il mondo con occhi curiosi e sensibili, trovando bellezza anche nei gesti più semplici. La mostra al Museo del Genio è un'occasione per riscoprire un maestro della fotografia: con il suo sguardo "laterale", mai invadente, osserva Parigi e i suoi abitanti con discrezione, cogliendo attimi quotidiani senza forzarli. Non cerca l'effetto, ma la verità di un momento. Nelle sue immagini prende forma il mondo come avrebbe voluto che fosse: più umano, più gentile, più attento agli altri. Dietro questa apparente leggerezza si cela una tensione più profonda. Doisneau raccontava di fotografare come in una "battaglia contro l'idea che siamo destinati a scomparire". Ogni scatto diventa così un modo per fermare il tempo, per custodire ciò che è fragile e passa in fretta. La fotografia, per lui, è un gesto semplice ma potente: trattenere la vita, anche solo per un istante. Accanto alla vita quotidiana e agli sconosciuti protagonisti della strada, Doisneau ha saputo ritrarre anche alcuni grandi nomi del Novecento, restituendoli con lo stesso sguardo partecipe e umano. Davanti al suo obiettivo sono passati artisti, intellettuali e icone: da Pablo Picasso ad Alberto Giacometti, da Jean Cocteau a Fernand Léger e Georges Braque, fino a figure del cinema e della moda come Brigitte Bardot, Elsa Schiaparelli e Juliette Binoche. Anche nei confronti di personalità così celebri, Doisneau non cerca mai la celebrazione retorica: li ritrae nel gesto quotidiano, cogliendone la dimensione più autentica. Ed è proprio questa capacità di trovare verità e poesia nei gesti più semplici che trova la sua espressione più alta nell'immagine destinata a diventare il simbolo stesso di Parigi. Due parole sul bacio diventato leggenda. Il 9 marzo 1950, durante un reportage commissionato dalla rivista americana Life sugli innamorati parigini, Robert Doisneau si trovava nei pressi dell'Hôtel de Ville. L'obiettivo era raccontare l'amore nella Parigi del dopoguerra: una città che tornava a vivere, a sorridere, a respirare leggerezza. Tra il via vai dei passanti e i tavolini dei caffè, Doisneau mise in scena un gesto semplice e universale: il bacio di due giovani innamorati: due studenti di teatro, Françoise Bornet e Jacques Carteaud. Non si trattò di uno scatto rubato, ma di una scena ricreata con naturalezza per restituire l'essenza di un momento autentico. La composizione è ordinata e armoniosa: i due protagonisti emergono in primo piano mentre la città, leggermente sfocata, continua a scorrere attorno a loro. Intimità e spazio pubblico si fondono in un equilibrio perfetto. Pubblicata nel 1950 in piccolo formato all'interno del servizio di Life, la fotografia non divenne immediatamente un'icona. La sua consacrazione arrivò soprattutto dagli anni Settanta, quando la demolizione delle Halles segnò simbolicamente la fine di un'epoca e le immagini della Parigi del dopoguerra acquistarono un valore nuovo, quasi nostalgico. Le Baiser de l'Hôtel de Ville iniziò allora a essere riprodotto in poster, cartoline e libri, trasformandosi in una delle fotografie più riconoscibili del Novecento e nel simbolo stesso della "Parigi dell'amore". Negli anni Novanta l'immagine fu al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata ai diritti dei soggetti ritratti, un caso che contribuì a definire in modo più chiaro il rapporto tra fotografia, notorietà pubblica e diritto all'immagine. Anche questa pagina della sua storia ha finito per rafforzarne il mito, consolidando definitivamente il Bacio come icona globale della fotografia. Arthemisia propone questo affascinante viaggio tra gli scatti di Robert Doisneau in un anno speciale per la storia della fotografia: era infatti il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizza la prima fotografia della storia, nota come 'Vista dalla finestra a Le Gras'. Oggi si ricordano quindi i 200 anni dalla nascita della fotografia come mezzo espressivo e documentario. In questo contesto, l'esposizione offre l'opportunità di riscoprire la visione di un maestro che ha saputo trasformare il quotidiano in poesia visiva, dimostrando quanto la fotografia possa catturare emozioni universali e raccontare storie senza tempo. Attraverso i suoi scatti, il pubblico potrà apprezzare il ruolo centrale della fotografia nel raccontare la società e nello stimolare curiosità e riflessione artistica. La mostra si inserisce inoltre nelle celebrazioni del 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, sancito il 30 gennaio 1956 come simbolo di amicizia, cooperazione e valori comuni all'interno del contesto europeo. Un legame che, rinnovato e consolidato nel tempo, testimonia come le due città abbiano condiviso progetti culturali, scambi artistici e iniziative pubbliche, promuovendo il dialogo e la collaborazione tra le comunità. In questo scenario, l'esposizione di Doisneau diventa un'occasione privilegiata per rafforzare ancora una volta la connessione culturale tra le due capitali. "Dopo il successo ottenuto dalla mostra di Vivian Maier, con la quale con Arthemisia abbiamo riaperto al pubblico il Museo del Genio, la scelta di dedicare una monografica al fotografo francese Robert Doisneau risponde a una precisa volontà progettuale: desideriamo, infatti, da un lato onorare il bicentenario della nascita della fotografia, dall'altro celebrare il 70esimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi - afferma Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, main partner del progetto -. L'opera di Doisneau testimonia perfettamente come oggi la fotografia non sia più una forma espressiva subordinata alla pittura, ma sia diventata un linguaggio artistico a pieno titolo, che interroga il reale, il dolore e la bellezza con assoluta dignità e autorevolezza. Utilizzando un approccio mai invasivo e spesso venato di sottile ironia, Doisneau ci sprona a cercare l'armonia nella vita quotidiana di Parigi, attraverso uno sguardo "laterale", discreto, che non forza mai la realtà ma ne attende la verità spontanea. Nelle sue foto emerge un mondo ideale: più benevolo, più empatico, profondamente umano". Le fa eco il Professor Emmanuele F. M. Emanuele, mecenate e filantropo: "Robert Doisneau è considerato uno dei padri fondatori del fotogiornalismo di strada o Street Photography, che annovera personaggi di fama mondiale quali Henri Cartier-Bresson, ma anche talentuosi esponenti come, ad esempio, Curtis Bill Pepper e suo figlio John R. Pepper, ai quali ho dedicato in passato più di una mostra antologica di successo. Tornando a Doisneau, egli incarna l'evoluzione della "fotografia umanista" in arte autonoma, nobilitando la quotidianità attraverso un linguaggio visivo poetico ed emotivo. Si tratta di altro rispetto alla mera cronaca: è una narrazione d'autore che predilige l'ironia e la tenerezza, catturando quell'infinitamente piccolo che definisce l'esperienza umana. Attraverso il suo linguaggio autorevole, Doisneau trasforma la quotidianità urbana in un racconto senza tempo, confermandosi un pilastro imprescindibile di quel percorso che ha nobilitato l'immagine fotografica durante il Novecento". L'esposizione vede come mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale e Atac e radio partner Dimensione Suono Soft. - foto fornita da ufficio stampa Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, crediti: Marco Nardo - . fsc/com 04-Mar-26 15:58

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