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LA SENTENZA

Ex Ilva, Nichi Vendola condannato a tre anni e mezzo

L'ex governatore: "Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità". E per i fratelli Riva 22 e 20 anni di carcere

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31 Maggio 2021 - 16:29

Ex Ilva, Nichi Vendola condannato a tre anno e mezzo

TARANTO - I fratelli Fabio e Nicola Riva sono stati condannati rispettivamente a 22 e 20 anni di carcere dalla Corte di Assise di Taranto, a conclusione del processo sul disastro ambientale dell’ex Ilva. Il processo, con 47 imputati (44 persone fisiche e tre società), era iniziato il 17 maggio del 2016 e scaturisce dall’inchiesta che portò al sequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico e agli arresti del 26 luglio 2012. I pm avevano richiesto 28 e 25 anni. Tre anni e mezzo di reclusione, invece, all’ex presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, per il reato di concussione. I pm avevano chiesto la condanna a 5 anni.

IMPIANTI AREA A CALDO CONFISCATI

La Corte d’Assise, inoltre, ha condannato a 21 anni e 6 mesi di carcere l’ex responsabile delle relazione istituzionali Girolamo Archinà e a 21 anni l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. E’ stata disposta anche la confisca degli impianti dell’area a caldo che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici. Gli imputati sono stati tutti condannati, a pene variabili. E' stato invece assolto il prefetto Bruno Ferrante, che si era insediato come presidente del cda Ilva a luglio 2012, poche settimane prima del sequestro degli impianti. Nei suoi confronti era stata richiesta una condanna a 17 anni di carcere.

VENDOLA: "VERITÀ CALPESTATA"

"Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità. E’ come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata". Lo afferma Nichi Vendola. "Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. - prosegue Vendola - Hanno umiliato persone che hanno dedicato l’intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo i complici dell’Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quella azienda". "Ho taciuto per quasi 10 anni - conclude Vendola - difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto. Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna. Io combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità".

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