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CORONAVIRUS. LA RIPARTENZA

Draghi studia aperture, ma prima fragili a sicuro

Ipotesi 3 dl con Recovery. Nodo governance, "geometrie variabili"

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

13 Aprile 2021 - 13:55

Draghi studia aperture, ma prima fragili a sicuro

ROMA (13 aprile 2021) - La «disperazione» e «l'alienazione" diffuse nel Paese. Mario Draghi le ha ben presenti, mentre imposta il lavoro di tre settimane cruciali per il suo governo. Palazzo Chigi e Montecitorio sono stati assediati per qualche ora, nel pomeriggio di ieri, da un gruppo di manifestanti, tra cui alcuni violenti, che chiedono di riaprire e sfilano a pochi metri dall’ufficio del premier. Riaprire sì, ma in sicurezza, è l'obiettivo cui Draghi - che nell’ultima conferenza stampa ha condannato le violenze - lavora. Saranno cruciali i dati epidemiologici e il trend della campagna vaccinale registrati questa settimana, per definire la data in cui si potrà iniziare ad allentare la morsa. Un punto con i ministri e i tecnici Draghi potrebbe farlo nella seconda metà della settimana. Ma il premier avrebbe già dato indicazione di iniziare a programmare come riaprire - si ragiona in ambienti ministeriali - quando sarà il momento, a partire da protocolli non troppo rigidi per attività che sono già in grande affanno. È un lavoro che il presidente del Consiglio porta avanti in contatto con il ministro Roberto Speranza ma anche con Franco Locatelli del Cts e il commissario Francesco Paolo Figliuolo, che nel pomeriggio ha visto a Palazzo Chigi. Come inserire il dato delle vaccinazioni nei parametri per riaprire è uno dei temi allo studio: di sicuro, osservano fonti governative, non potranno esserci vere riaperture prima di aver messo in sicurezza i più anziani e i fragili. Anche per questo è difficile che la morsa delle chiusure venga allentata in maniera significativa prima della fine di aprile. Ma fin d’ora si lavora per studiare come permettere a cinema e teatri, bar e ristoranti, palestre, fiere ed eventi, di ripartire «in sicurezza». Il Cts ha iniziato a esaminare i nuovi protocolli per gli spettacoli ma si guarda con grande attenzione anche a un settore cruciale e in grande affanno come quello del turismo. Il nuovo decreto per le imprese, con i sostegni alle aziende chiuse causa Covid, e il Recovery plan sono i due altri capitoli da chiudere entro la fine del mese. Oltre al Piano nazionale di rilancio e resilienza, che Draghi illustrerà alle Camere il 26 e 27 aprile, in Consiglio dei ministri potrebbero arrivare a breve altri tre o quattro decreti. Oltre al decreto per le imprese, si lavora alle misure di 'accompagnamento' al Recovery: un decreto per le semplificazioni, uno per le assunzioni nella pubblica amministrazione e uno per disegnare la governance del piano (ma ancora non è detto: la norma potrebbe essere inserita in uno degli altri due provvedimenti). Il tema governance è molto sensibile per i partiti. I ministri politici non si sbilanciano, ma a taccuini chiusi più d’uno - malcelando qualche tensione - sottolinea di non sapere niente e di attendere che Draghi dia indicazioni per esprimere un giudizio. Di sicuro il cuore operativo del piano, come annunciato dallo stesso premier, sarà al ministero dell’Economia, ma i ministri vogliono tutti partecipare alle sedi di decisioni più politiche. E temono lo scenario, non escluso da fonti governative, di una 'cabina di regià in cui, per competenza in relazione alle materie del Recovery, siedano tutti ministri tecnici, da Cingolani a Colao. Come escludere ministri come quelli titolari di Sviluppo economico (Giorgetti) o Lavoro (Orlando)?, si chiedono tra le fila dei partiti. A Palazzo Chigi non si sbilanciano: lo schema non è ancora definito. Ma l’ipotesi considerata più probabile è che alla fine prevalga uno schema a «geometrie variabili», per cui Draghi chiamerà in causa di volta i ministri interessati, dalla Pubblica amministrazione, al Mezzogiorno, dalle Infrastrutture a Lavoro e Sviluppo economico. In che modi e forme, i ministri attendono di capire. (ANSA)

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