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CORONAVIRUS. LA SCUOLA

Indagine, per 7 italiani su 10 ok apertura a luglio

Rossi-Doria, esperienza ragazzi pari a quella bisnonni con guerra

Daniele Duchi

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29 Marzo 2021 - 11:54

Indagine, per 7 italiani su 10 ok apertura a luglio

ROMA (29 marzo 2021) - Nel complicato contesto in cui si è venuta a trovare la scuola con la pandemia, riscuote successo la proposta del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di aprire le scuole in estate, con la programmazione di attività destinate a bambini e ragazzi. Secondo una indagine condotta dall’istituto Demopolis per l’impresa sociale «Con i Bambini», il 70% degli italiani intervistati condivide l’ipotesi di tenere aperte le scuole sino alla fine del mese di luglio per organizzare attività educative, gratuite e non obbligatorie, di laboratorio e di socializzazione anche all’esterno, con il coinvolgimento di educatori ed operatori specializzati di associazioni ed enti del Terzo Settore. L’idea piace ai genitori, più al Nord (75%) che al Sud (61%). I dati emergono da una più ampia indagine sulla Dad a un anno dall’esordio promossa dall’impresa sociale «Con i Bambini" e realizzata da Demopolis. Secondo gli italiani intervistati, bisognerebbe puntare a restituire ai minori l’accesso alla pratica sportiva (58%), progettare recuperi curriculari (54%), promuovere attività ludiche (53%) e progressi nelle lingue straniere (51%), favorire la riscoperta delle città e della natura. Oggi, per il 71% degli italiani la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità. «In quest’ultimo anno la didattica a distanza ha tenuto in piedi un’idea di scuola seppur con molte difficoltà per famiglie, ragazzi e insegnanti - ha spiegato Marco Rossi-Doria, vicepresidente di «Con i Bambini» -. Come emerge chiaramente dall’indagine, oltre ai deficit di accesso e inclusività, una preoccupazione diffusa riguarda il contesto emotivo e relazionale di bambini e ragazzi. Dobbiamo recuperare la dimensione affettiva e di socialità perché l’esperienza vissuta con grande responsabilità da bambini e ragazzi è pari solo a quella dei loro bisnonni» con la guerra. Sempre secondo i risultati del sondaggio, a distanza di un anno, malgrado i mesi di riorganizzazione ed i fondi a disposizione per i dispositivi, il 16% di ragazzi si collega ancora oggi da smartphone. Del resto, il 41% dei genitori intervistati confessa di aver avuto difficoltà a supportare i figli in Dad proprio per connessioni o dispositivi insufficienti in casa. Tre su 10 segnalano la difficile conciliazione dei tempi lavorativi con le dinamiche della didattica a distanza. Circa un quinto segnala di non essere stato in grado personalmente di supportare i figli nell’attività didattica. Per il 65% la fatica nel seguire le lezioni in remoto si è rivelata una grave ipoteca sulla quotidianità. Inoltre, 6 genitori su 10 segnalano oggi la tendenza dei figli all’isolamento e all’abbandono della vita sociale; il 55% ricorda il danno della riduzione degli stimoli esterni alla scuola. «L'indagine - ha osservato il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento - conferma il costo sociale ed evolutivo imposto dall’emergenza e dalla chiusura prolungata delle scuole su bambini e ragazzi, con effetti consistenti sull'incremento delle disuguaglianze e della povertà educativa tra i minori nel nostro Paese. Nell’anno del Covid, un vastissimo orizzonte di normalità relazionale, di dinamiche sociali, di occasioni di apprendimento è stato precluso ai minori. L’83% dei genitori testimonia come l’aspetto maggiormente negativo nella didattica a distanza, per bambini e ragazzi, sia stata l’assenza di relazioni con i compagni». (ANSA)

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