Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CRONACA

Eutanasia: Marche, al via causa civile 42enne tetraplegico

"Non voglio più soffrire". Ricorso con legali Associazione Luca Coscioni

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

24 Marzo 2021 - 16:09

Eutanasia: Marche, al via causa civile 42enne tetraplegico

ANCONA (24 marzo 2021) - «Credo che tutti quelli che si trovano in condizioni simili alla mia debbano avere il diritto di scegliere se andare avanti così, tra dolori e sofferenze, oppure no. Io ho scelto, non voglio più soffrire». Così il 42enne marchigiano, tetraplegico da dieci anni a seguito di un incidente stradale, in occasione della prima udienza della causa civile contro il diniego di un’Area vasta-Asur Marche alla sua richiesta di avviare la procedura di verifica delle condizioni che rendono il suicidio medicalmente assistito non punibile, 'applicando' in sostanza la sentenza della Corte Costituzione sul cosiddetto 'caso Cappato'. Stamattina, fa sapere l’Associazione Luca Coscioni che assiste Mario (nome di fantasia) anche con il proprio Comitato dei giuristi per le libertà, si è tenuta oggi la prima udienza del «procedimento d’urgenza».

L’uomo - che non ha partecipato di persona all’udienza - chiede «di attivare la procedura per il suicidio assistito in Italia. Nessuno può capire, se non lo vive in prima persona - spiega - cosa vuol dire trovarsi in queste condizioni 24 ore su 24. La vita che sto vivendo ormai da 10 anni per me non è più sopportabile. Preferisco andarmene con dignità - conclude - piuttosto che vivere per chissà quanti altri anni una vita, piena di dolore, che non mi appartiene».

Nel ricorso si lamenta il fatto che il diniego sia arrivato senza una verifica sulle sue attuali condizioni cliniche, come previsto dalla sentenza 242\2019 della Consulta. «In virtù di norme già in vigore - sostiene l’Associazione Coscioni - il nostro ordinamento stabilisce dei passaggi specifici per tutti quei pazienti affetti da patologie irreversibili che in determinate condizioni, possono far richiesta di porre fine alle proprie sofferenze, attraverso un iter tramite Ssn».

«In attesa della decisione dei giudici - commenta l’avv. Filomena Gallo, del collegio di difesa e Segretario dell’Associazione Coscioni, già coordinatrice delle difese di Cappato e di Mina Welby - ritengo che sia di una crudeltà inaudita che i cittadini in condizioni gravissime di malattia, come Mario, debbano passare per i tribunali per ottenere risposte sull'esercizio dei propri diritti costituzionali». (ANSA).

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400