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Vaccini: Garattini, Italia non resti fuori da produzione

Ritardare seconda dose di poco non darebbe problemi ai vaccinati

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

27 Febbraio 2021 - 11:32

Vaccini: Garattini, Italia non resti fuori da produzione

ROMA (27 febbraio 2021) - L’Italia «non può restare fuori dalla produzione dei vaccini. È impensabile dipendere solo dagli altri». Dobbiamo «dare anche noi un contributo alla ricerca e alla fabbricazione». Lo dice in un’intervista a 'La Repubblica' Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri. Ora «abbiamo talmente pochi vaccinati, circa il 3%, che rimandare la seconda dose non sarebbe risolutivo - spiega - certo, ritardare l’iniezione di pochi giorni non creerebbe problemi ai vaccinati. Ma quella è stata la linea della Gran Bretagna in una situazione fuori controllo, con 1.200 morti al giorno. Noi abbiamo i contagi in crescita, ma non viviamo uno scenario così drammatico». Per raggiungere l’immunità di gregge "dobbiamo vaccinare almeno 45 milioni di persone. Di questo passo impiegheremmo 30 mesi». È vero «che presto arriverà il vaccino di Johnson&Johnson con una quantità importante di dosi». Tuttavia la pandemia potrebbe «non risolversi quest’anno. Il virus potrebbe continuare a circolare, con la necessità di ripetere il vaccino. Nuove varianti potrebbero svilupparsi nel mondo fino a quando non avremo immunizzato anche i paesi a basso reddito». Abbiamo bisogno di vaccini per il futuro, anche per combattere un altro problema impellente, la resistenza agli antibiotici, che in Italia fa 10 mila morti all’anno». Dobbiamo "pensare al peggio per essere preparati». Nonostante i tempi lunghi, partire con la produzione anche in Italia sarebbe «meglio tardi che mai». Si potrebbero ottenere dalle ditte che li detengono «delle licenze per la produzione, dietro al pagamento di royalties. Se le aziende non accettassero, potremmo pensare a una licenza obbligatoria temporanea». Contemporaneamente, «dovremmo esplorare l’ipotesi di introdurre anche da noi i vaccini russo o cinese». (ANSA)

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