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POLITICA. CRISI DI GOVERNO

Secondo giorno di consultazioni. Restano le distanze sul nome di Giuseppe Conte

Saliranno al Colle le delegazioni del Pd e di Italia Viva. Nel frattempo è ancora gelo tra il premier dimissionario e Matteo Renzi

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

28 Gennaio 2021 - 09:34

Secondo giorno di consultazioni. Restano le distanze sul nome di Conte

ROMA (28 gennaio 2021) - Secondo giorno di consultazioni al Quirinale. Dopo le alte cariche istituzionali di ieri oggi sarà la volta al Colle di Pd e Italia Viva.

Ma la situazione non sembra avviata, almeno per ora,ad alcuna schiarita. Restano le distanze tra i partiti soprattutto sul nome del premier.

E nel frattempo zero contatti tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Un semplie dato di cronaca che dà la misura di quanto sia avvitata la crisi. La situazione, osservano in ambienti del Quirinale è "molto complicata". E in Parlamento si avvertono accenti ancor più preoccupati. Perché l'operazione 'responsabili' finora sembra fallita nell'intento di procurare numeri in più al senato. I gruppi di Italia viva sembrano restare ancora essenziali per formare un governo. Ma Renzi e i suoi continuano a usare parole assai dure, danno corpo a chi sostiene che sostituire il premier uscente sia "l'obiettivo vero di Renzi".

Sia da Iv che dal M5s smentiscono che contatti siano in corso tra il senatore di Rignano e Luigi Di Maio per portare il ministro degli Esteri a Palazzo Chigi. Ma una fonte renziana a taccuini chiusi dice che "una sintonia ci può essere" su un nome alternativo a Conte. Quando ancora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è entrato nel vivo degli incontri con i partiti, in Parlamento si diffonde l'ipotesi che, per la difficoltà di comporre il caos nella potenziale maggioranza, il capo dello Stato possa affidare un mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico. Una voce, nulla di più. Anche perché, se l'obiettivo fosse far sedere allo stesso tavolo Conte e Renzi per provare a superare l'apparente incomunicabilità, il mandato esplorativo potrebbe essere affidato allo stesso premier uscente. In alternativa, se una maggioranza si materializzerà con più chiarezza, a Conte potrebbe andare un vero e proprio reincarico, con l'obiettivo di trovare l'accordo su un nuovo programma e una squadra di governo.

La delegazione di Iv al capo dello Stato dovrebbe ribadire la disponibilità a sedersi al tavolo di maggioranza, anche con Conte premier incaricato, "senza veti". Ma dovrebbe anche sottolineare l'assenza di contatti e segnali da Palazzo Chigi: "Le nostre domande sono note, le risposte di Conte mai pervenute. Il nostro sostegno è legato a una forte discontinuità nel metodo e nel merito", dice un dirigente del gruppo.

A Palazzo Chigi continuano a non fidarsi affatto di Renzi, anzi a pensare che abbia disseminato già il percorso verso il Conte ter di trappole. Ma il barometro sulla possibilità di poter fare un tentativo vero sembra volgere un po' più al positivo, anche perché gira voce di una trattativa in corso con un 'big' di Forza Italia per il passaggio tra gli Europeisti. Ma soprattutto, rassicura il discorso di Nicola Zingaretti in direzione Pd, che anche Conte avrebbe ascoltato in diretta streaming. Il segretario Pd, che ha favorito con un "prestito" Dem la nascita della quarta gamba "Europeista", indica fino alla fine un tentativo convinto per il Conte ter, tiene in campo - non auspicandolo - lo scenario delle urne, punta il dito contro l'inaffidabilità di Renzi. I Dem sono divisi sulla imprescindibilità o meno di Conte. Ma in una direzione assai stringata e preceduta da contatti serrati tra le correnti, convergono su una linea compatta per garantire un tentativo forte sul Conte ter. Su cosa fare se fallisse le idee divergono.

Anche Di Maio, che trascorre il pomeriggio a Palazzo Chigi, garantisce di non lavorare a subordinate. Ma tra i Cinque stelle c'è chi afferma che subordinate possibili ce n'è più d'una. La partita è lunga, le prime battute si giocano a carte coperte, serpeggiano sospetti e veleni. Il fatto che il Pd punti così decisamente su Conte, ad esempio, da alcuni alleati di maggioranza - di Iv e M5s - viene interpretato come una mossa per "mandare a sbattere" il premier. Tra i Dem c'è chi teme che il vero obiettivo, d'intesa con Conte, sia andare alle elezioni. Lo spauracchio delle urne sembra ancora quello in grado di scompaginare i giochi al 'secondo giro', se l'avvocato dovesse fallire. Renzi sarebbe pronto a sostenere Di Maio, non è un mistero. Ma Maria Elena Boschi rispolvera anche il nome di Paolo Gentiloni, che negli scenari potrebbe tornare da Bruxelles per lasciare il posto a Conte come commissario europeo. In chiave "maggioranza Ursula" continuano a citarsi, nonostante le nette smentite dei diretti interessati, i nomi di Lorenzo Guerini e Dario Franceschini. E poi le opzioni tecniche, in chiave larghe intese o governo elettorale: da Carlo Cottarelli a Marta Cartabia. Ma sottotraccia si parla anche già di ministri. Alessandro Di Battista - si dice - potrebbe entrare al governo con un Conte ter. Fabio Panetta viene 'quotato' come ministro dell'economia. Ma con quale premier? E' ancora un mistero. (ANSA)

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