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"Aborto più grave pedofilia", bufera su sacerdote Macerata

Vicario del vescovo durante omelia, elogia legge Polonia

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

04 Novembre 2020 - 08:45

"Aborto più grave pedofilia", bufera su sacerdote Macerata

MACERATA (4 novembre 2020) - E' bufera sul vicario del vescovo di Macerata, don Andrea Leonesi, che durante una messa ha messo a confronto l'aborto e la pedofilia: il primo è "il più grave degli scempi", la seconda "non voglio dire che non sia niente, è una cosa gravissima. Ma cosa è più grave?". Don Leonesi, secondo quanto riferisce oggi Repubblica, sulla scorta di un video diffuso dal sito di news Cronache Maceratesi, lo ha detto ai fedeli durante l'omelia nella messa del 27 ottobre nella chiesa dell'Immacolata, in cui ha elogiato, tra l'altro, la Polonia che ha varato "una legge per cui anche il feto malformato non si può abortire. Oggi una cosa simile provate a dirla in Italia". E ha citato santa Faustina , che aveva avuto un'ispirazione: "la rinascita della Chiesa sarebbe iniziata dalla Polonia".

"Guardate, fratelli, possiamo dire tutto - ha osservato - ma l'aborto è il più grave degli scempi: mi verrebbe da dire una cosa ma poi scandalizzo mezzo mondo. È più grave un aborto o un atto di pedofilia? Scusate, il problema di fondo è che siamo così impastati in una determinata mentalità... Con questo non voglio dire che l'atto di pedofilia non sia niente, è una cosa gravissima. Ma cosa è più grave?". E in chiusura ha ricordato il sacramento del matrimonio cristiano che prevede la sottomissione della moglie al marito, con un auspicio: "Che il Signore ci conceda una nuova generazione di politici cristiani che invertano la tendenza!". L'omelia, disponibile anche su Yotube, ha provocato la reazione di Sinistra Italiana, che ha chiesto "al mondo cattolico" di prendere la distanze dal "negazionismo, oscurantismo, maschilismo esasperato" delle parole di don Leonesi: "quelle parole non nascondono una visione della società arcaica e patriarcale di fronte alla quale il silenzio e l'indifferenza non sono ammessi". (ANSA)

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