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'Ndrangheta: arresti Brescia, imprenditore a capo del gruppo

Contestata associazione di stampo mafioso. L'inchiesta interessa le province di Brescia, Bergamo, Cremona, Asti, Imperia, Savona, Sassari e Torino

Daniele Duchi

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

02 Novembre 2020 - 11:27

'Ndrangheta: arresti Brescia, imprenditore a capo del gruppo

BRESCIA (2 novembre 2020) - Interessa le province di Brescia, Bergamo, Cremona, Asti, Imperia, Savona, Sassari e Torino l'Inchiesta dei carabinieri di Brescia, coordinata dalla locale procura, che ha coinvolto una ventina di persone accusate di "associazione per delinquere» finalizzata al «trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici ed emissione di fatture per operazioni inesistenti», con l’aggravante - per alcuni - di aver tenuto la condotta «al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose». L’articolata indagine, avviata nell’agosto del 2017 e consistita in attività d’intercettazione e analisi tabulati telefonici, oltre a perquisizioni e pedinamenti, ha accertato che il riferimento al vertice dell’organizzazione è Francesco Mura, un imprenditore italiano, pregiudicato, residente nel bresciano, che utilizzava le proprie imprese televisive operanti in ambito locale e nazionale attraverso trasmissioni per le previsioni delle estrazioni del lotto. L’uomo era il collettore di ingenti risorse economiche, frutto anche di attività illecite, che provvedeva a riciclare attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, reimmettendole nel tessuto economico legale. Tale sistema, garantendo l’evasione fiscale e la disponibilità di somme contanti sottratte al fisco, favoriva oltre che lo stesso soggetto anche esponenti di spicco della 'ndrina Barbaro-Papalia di Buccinasco (Milano), rispetto alla quale, pur non risultando affiliato, può considerarsi contiguo. Da qui la contestazione dell’aggravante di agevolare l’attività delle associazioni mafiose.

«Il sistema è semplice. Segnalata la vincita, il soggetto che deve riciclare paga in contanti il vincitore, si fa registrare la vincita e pulisce il denaro": così il pm Ambrogio Cassiani, titolare dell’indagine Scarface condotta dalla Procura di Brescia, spiega come il gruppo arrestato sfruttava le vincite al Lotto per riciclare il denaro. «I nostri principali indagati avevano costruito una rete di soggetti che si erano prestati a segnalare le vincite» ha aggiunto il magistrato. I coinvolti pulivano il denaro anche attraverso le vincite alle slot machine e poi attraverso le ristrutturazioni immobiliari. «Siamo davanti ad un fenomeno socio criminale che interessa fortemente il nostro territorio sul quale operano organizzazioni criminali strutturate a volte in cooperazione con parte dell’imprenditoria locale che collaborando con esponenti della criminalità organizzata ottenevano dei servizi mirati al riciclaggio del denaro prudenti di illecite attività», ha spiegato il procuratore capo di Brescia Francesco Prete.

Tra i 29 indagati nell’ambito dell’inchiesta Scarface coordinata dalla Procura di Brescia ci sono anche un carabiniere, Nicola Firrarello in servizio a Chiari nel Bresciano, e l’ex comandante della Polizia stradale di Chiari Sergio Motterlini. Entrambi sono accusati di corruzione per aver favorito Francesco Mura, imprenditore bresciano nel settore televisivo, ritenuto il vertice del gruppo criminale sgominato e vicino alla cosca della 'ndrangheta Barbaro Papalia e per questo accusato anche di associazione di stampo mafioso. Il comandante della stradale, per evitare verbali elevati a Mura dopo un incidente stradale, nel dicembre 2018 avrebbe ricevuto dall’imprenditore due biglietti per assistere alla partita Juventus-Inter nel settore Tribuna Boniperti. I due uomini delle forze dell’ordine sono stati raggiunti da misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di funzione di pubblico ufficiale. (ANSA)

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