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Martedì 04 Agosto 2020

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SANITA'

Nel 2019 spesi 3 miliardi di ticket ma 38% per brand

In media 50 euro a testa, dai 33 in Sardegna ai 90 in Val d’Aosta

Nel 2019 spesi 3 miliardi di ticket ma 38% per brand

ROMA (28 luglio 2020) - Nel 2019 sono stati spesi in ticket quasi 3 miliardi di euro, ma il 38%, ovvero circa un miliardo e 120 milioni, è andato a coprire la differenza di prezzo per il prodotto di marca rispetto al farmaco equivalente. È quanto emerge, alla vigilia del definitivo superamento del Superticket, prevista il primo settembre 2020, da un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe, che da anni si impegna per l’utilizzo di evidenze scientifiche nella programmazione sanitaria. «Nata per moderare i consumi - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE - la compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria ha finito per costituire un rilevante capitolo di entrata per le Regioni in un’epoca caratterizzata da un definanziamento della sanità pubblica senza precedenti». Dai dati Gimbe, rielaborati a partire da quelli del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti e quelli del Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2019, emerge che in un anno ogni cittadino spende in media 50 euro a testa per il ticket ma con grandi differenze regionali: si va infatti sa 33 euro in Sardegna a 90 in Valle d’Aosta. Nel 2019 le Regioni hanno incassato per i ticket 2.9 miliardi (cifra relativamente stabile negli ultimi 5 anni), di cui 1.581,8 milioni per farmaci e 1.354 milioni per prestazioni specialistiche. Ma, analizzandone la composizione, si nota che nel 2019 dei 1.581,8 milioni sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 29% è relativo alla quota fissa per ricetta mentre la quota differenziale sborsata per i farmaci «griffati» ammonta a 1.122,5 milioni: ovvero 18,6 euro pro-capite a livello nazionale, che salgono a 24,9 nel Lazio, 24,7 in Calabria, 23,9 in Sicilia e 23,3 in Campania. «Mancano - conclude Cartabellotta - azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud». Un comportamento che penalizza l’Italia nel confronto internazionale: «su 26 paesi l’OCSE siamo al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti». (ANSA)

28 Luglio 2020