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Mercoledì 27 Maggio 2020

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EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, Sileri: 'Picco tra 7-10 giorni'

'Servono ancora giorni per la discesa, l'incognita è la velocità'. Nuovo documento dell'Iss sull'uso delle protezioni individuali per i sanitari

Coronavirus,  Sileri: 'Picco tra 7-10 giorni'

(foto Ansa)

Si va consolidando il ritmo con il quale stanno rallentando in Italia i casi positivi al Coronavirus SarsCoV2. Si va quindi verso una sorta di plateau e la fase di discesa potrebbe iniziare nei prossimi giorni. Lo indicano i fisici che curano la pagina Facebook 'Coronavirus-Dati e analisi scientifiche', rilevando che "il punto è la velocità con cui la curva scenderà: questo dipenderà dall'efficacia delle misure di contenimento".

Secondo il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri "in queste ore, in cui viviamo un'altalena di speranza ed estrema lucidità per restare fedeli ai dati epidemiologici la curva dei contagi cresce ma si mostra più lineare, regolare. Questo vuol dire che, con i numeri a disposizione e le elaborazioni di virologi ed epidemiologi, possiamo aspettarci il raggiungimento del picco nel giro di 7-10 giorni e, ragionevolmente, la diminuzione del contagio". Così Sileri sul blog delle Stelle dove sottolinea la necessità di fare più tamponi.

"L'aumento del numero dei tamponi, per usare una parola che tutti conosciamo e che rimarrà nella nostra memoria, rappresenta la direzione giusta da seguire. Lo ribadisco da diversi giorni e la scelta di incrementare il numero dei test è stata portata a regime: i tamponi, o comunque i test diagnostici, per individuare i positivi, vanno condotti su tutte le persone esposte e/o venute a diretto contatto con una persona colpita dal virus" afferma Sileri che mette al primo posto la necessità di fare tamponi al personale sanitario "ad essi devono essere rivolti screening anamnestici da altri medici competenti, per verificare e tracciare che all'inizio e alla fine del turno di lavoro, possano essere insorti dei sintomi aspecifici o specifici". Poi ci sono le altre categorie di lavoratori da sottoporre a test regolari e ciclici: le forze dell'ordine, i farmacisti, gli addetti nei supermarket; i giornalisti, ovvero tutti coloro che hanno un'esposizione al pubblico frequente e regolare sempre sulla guida di un medico competente. "I test e la loro applicazione con criterio e con il supporto dell'anamnesi, sono la prima arma che abbiamo per contenere il virus, oltre il distanziamento sociale, perché significa fare contact tracing ed intervenire subito, prima ancora che possa esserci un'app in grado di fornirci dati utili"aggiunge il viceministro che esorta: " Concentriamoci su questa azione e vedremo che saremo in grado di fronteggiare molto meglio questa pandemia".

Mascherine, visiere, camici, e guanti: quali dispositivi usare a seconda del livelli di rischio per medici e per tutti gli operatori della sanità. Lo indica un documento di aggiornamento sull'uso delle protezioni dell'Iss, approvato dal Comitato tecnico scientifico e dal ministero della Salute. L'obiettivo, spiega il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, è garantire la protezione del personale sanitario "che sta già pagando un prezzo altissimo, e proteggere anche al meglio i pazienti alla luce delle ultime evidenze scientifiche".

La riapertura delle attività "va programmata, altrimenti non se ne può parlare". Lo afferma a Rainews24 il virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti, secondo cui bisogna ad esempio fornire di dispositivi di protezione gli operai delle aziende e la diagnosi deve essere accessibile a tutti sia come test sia in termini di tamponi". Non si può cioè, avverte, "mandare le persone a lavorare senza fare prima il test per vedere se sono positive".

30 Marzo 2020