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AGRICOLTURA

Malto, orzo, luppolo: la birra sempre regina

Ripalta Cremasca: l’agribirrificio artigianale La Torre di Lauro Pandini resta un gioiello innovativo per il territorio locale

Andrea Arco

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andreaarco23@gmail.com

19 Giugno 2022 - 09:06

Malto, orzo, luppolo: la birra sempre regina

Lauro Pandini dell’agribirrificio La Torre

RIPALTA CREMASCA - Un tempo culto per pochi appassionati, a fronte dell’esercito di estimatori del vino, oggi la birra artigianale si trova in ogni bar e ristorante della provincia. Ma ci sono anche dei piccoli ‘templi dell’oro liquido’ dove il prodotto finale è frutto di un lavoro straordinario, a metro zero, in grado di stupire e conquistare. Malto, orzo e luppolo sono di casa, come la birra che ne risulta. È il caso dell’agribirrificio La Torre di Lauro Pandini, un gioiello innovativo di puro orgoglio cremasco.

Malto, orzo e luppolo sono di casa, come la birra che ne risulta. È il caso dell’agribirrificio La Torre di Lauro Pandini, un gioiello innovativo di puro orgoglio cremasco


«Perché la birra? Bella domanda che meriterebbe una lunga riflessione ma potremmo dire che la mia idea è partire sempre dalla nostra materia prima. Col maiale fai i salumi, coi cereali la farina e, visto che il Cremasco non è terra di uva ma di straordinario orzo, ecco la birra». Si racconta così il patron dell’agriturismo che ha fatto della produzione in proprio una bandiera. Lontano dagli scaffali e dai banconi, il contatto col consumatore è cardine: «Indicativamente produciamo una media di 50 litri di birra a settimana ma la realtà è che ne facciamo quanta serve. La vendo imbottigliata a chi la chiede ma principalmente la somministro nella mia attività».

Già ma, di che birre parliamo? Cos’hanno di diverso dalle marche commerciali. Partendo dal solo nome, è evidente che siamo su un piano diverso: c’è la Frigia, la Dorica, la Ionica, la Lidia e la Misolidia. E se i nomi dicono qualcosa è perché si tratta dei ‘modi’ per le scale musicali greche: «Un po’ perché la birra, come la musica, ha innumerevoli sfumature, un po’ per ricordarmi che sono un agricoltore, sì, ma anche un compositore d’organo» ironizza ‘il papà’ della Torre.

La Frigia, la Dorica, la Ionica, la Lidia e la Misolidia: la fortunata produzione dell'agribirrificio La Torre


E fortuna che c’è talento, voglia di fare e spirito. Perché di sorrisi, gli agricoltori, in questo periodo possono regalarsene ben pochi. «Il momento è per tutti noi estremamente complesso sotto tutti i punti di vista. Sono positivo, però, perché se la stagione continua così i cereali posso portarli a casa. La mia fortuna è che non devo andare a cercare sul mercato. L’unico ostacolo, per ora, è la scarsezza di unità di luppolo. Ma pensiamo di attrezzarci per avere anche in quel caso la totalità di autoproduzione». E la produzione in proprio è esattamente la parola chiave per descrivere questa esperienza imprenditoriale d’alta classe: «Un agribirrificio, per essere definito tale, deve utilizzare almeno il 50% di malti di produzione – spiega Pandini –. Per noi è il 100%. Quasi tutti si rivolgono ai maltifici per la maltazione dell’orzo, noi la facciamo in proprio. Anche la birrificazione, tra l'altro, a cui abbiamo dedicato un piccolo ma efficace impianto. In parole povere, tutta la trafila, dalla raccolta della materia prima all’imbottigliamento della birra è fatto qui».

Bello, idilliaco, quasi bucolico. Ma funziona? Pare proprio di sì: «Alla base del mio lavoro c’è la curiosità e la voglia di trasformare la materia in prodotto che possa soddisfare i miei clienti. Dall’altra parte grande interesse. La birra artigianale sta guadagnando terreno sul mercato da anni, anche nel settore della grande distribuzione. Noi però siamo una realtà più di nicchia che lavora sulla qualità più che sulla quantità. Per questo quando mi chiedono quanta birra vendo rispondo ‘quanta ne serve’».

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