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Più facile scegliere 16 ministri che 7 assessori

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15 Giugno 2014 - 13:28

Più facile scegliere 16 ministri che 7 assessori

Galimberti, Viola e Carletti dopo l'esito delle primarie

L’8 gennaio scorso Gianluca Galimberti comunicava l’inten zione di candidarsi sindaco di Cremona. Vinte le primarie, il professore è diventato l’uomo della Provvidenza per un centrosinistra senza idee né alternative sul quale hanno puntato insieme il Pd e le liste civiche che il 25 maggio al primo turno e domenica scorsa al ballottaggio hanno battuto Oreste Perri e rimandato il centrodestra all’oppo sizio ne. Nei cinque mesi trascorsi tra l’ufficializzazione della candidatura e la vittoria, Matteo Renzi è stato eletto segretario del Pd e ha scalzato Enrico Letta a Palazzo Chigi. Per Silvio Berlusconi non si è trovata la soluzione politica alle sue traversie giudiziarie e Forza Italia è scesa nei sondaggi sotto il 20 per cento. In poche settimane lo scenario politico è mutato radicalmente. Di riflesso è cambiato l’o r i e n t amento della parte più mobile dell’elettorato che, incantata da Renzi, si è avvicinata, o è tornata, al Pd. Le previsioni sul voto fatte da democratici e forzisti confermavano anche a Cremona l’onda lunga renziana.

Quello di Galimberti è un successo annunciato che stupisce solo per le dimensioni. Perciò è sorprendente che a cinque mesi dall’annun cio della candidatura e dopo una serie di avvenimenti che lasciavano presagire il trionfo del centrosinistra, il neo sindaco non abbia ancora reso nota la composizione della sua giunta. Cinque mesi non sono bastati a scegliere persone fidate e competenti da inserire nell’esecutivo comunale? E’ difficile crederlo. Questa attesa è la prova che la squadra del professore sarà il risultato di una mediazione coi partiti, com’è sempre avvenuto e con buona pace di tutti i proclami elettorali. Una liturgia che limita l’autonomia decisionale del sindaco e umilia una delle sue principali prerogative, che è quella di nominare i collaboratori più stretti senza interferenze esterne. Se la scelta degli assessori avviene attraverso la concertazione con partiti e liste civiche, il sindaco perde parte del suo potere decisionale che deve condividere con altri soggetti. E’ accaduto a Oreste Perri che in cinque anni si è dovuto piegare a veti e ricatti e che è stato costretto a lavorare con assessori (e vicesindaci) che gli erano stati imposti. E oggi la storia si ripete. Cambia il colore delle amministrazioni, non le procedure.

Il Pd rivendica tre assessori e consegna al sindaco una rosa di sette nomi tra i quali scegliere dove figurano persone che a norma di regolamento regionale sarebbero impresentabili, avendo ricoperto due mandati. Ma in Italia, si sa, le regole sono fatte apposta per le deroghe. E il Pd, che è uguale agli altri, ma diverso, per dirla alla Nanni Moretti, si adegua. Nella versione cremonese del manuale Cencelli, al sindaco viene lasciata la libertà di scegliere un solo assessore. Tre sono del Pd, due delle liste civiche, il sesto del Psi. Il settimo e ultimo lo decide il sindaco. Troppa grazia sant’Antonio. Se qualcuno pensava che Galimberti si presentasse al giuramento con la lista dei collaboratori e che contestualmente ne diffondesse i nomi è rimasto deluso. Per il professore era l’occasione buona per dimostrare di avere imparato da Renzi a decidere rapidamente e di testa sua, una prerogativa del presidente del Consiglio che lo vede vincente nel confronto con tutti i suoi competitori. Invece la nuova amministrazione parte con la consueta lentezza. Cambiano i volti, non il passo. E il paradosso si ripete: è più facile mettere insieme sedici ministri e un sottosegretario alla presidenza del Consiglio che sette assessori a Cremona.
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