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Un parroco che vive in mezzo alla gente

Betty Faustinelli

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01 Febbraio 2016 - 11:25

Antonio Napolioni è il nuovo vescovo

Antonio Napolioni in Cattedrale

Proviene da una famiglia più laica che cattolica l’ottantacinquesimo vescovo di Cremona. E’ stato lo stesso prelato a dare questa informazione, sabato 30 gennaio prima del suo ingresso in duomo, in una «piazza del Comune su cui sorride questa meravigliosa cattedrale». Sono tutt’altro che casuali sia la sottolineatura sull’ambiente nel quale Antonio Napolioni si è formato prima della ‘chiamata’, sia la scelta di chiamare in modo appropriato e non ‘piazza del duomo’, come tutti facciamo abitualmente, il luogo che racchiude i monumenti che simboleggiano la città.
Evidenziano massima considerazione e rispetto per la dimensione laica. E’ uomo di fede e di Chiesa, la nuova guida della diocesi, ma è soprattutto persona attenta alle necessità della comunità nella quale svolge la missione pastorale, come dimostrano le innumerevoli testimonianze di stima, affetto e amicizia che ne hanno accompagnato l’arrivo da San Severino Marche, dov’era parroco.
Nella sua risposta al saluto del sindaco Gianluca Galimberti, il prelato ha fornito elementi che prefigurano le linee lungo le quali si svilupperà il suo episcopato. Raccoglie l’eredità di Dante Lafranconi e dei suoi predecessori, ma i suoi punti di riferimento saranno Omobono e don Primo Mazzolari, un laico divenuto santo, e un religioso che si è distinto per l’indomito coraggio con il quale ha svolto la sua missione a favore dei poveri, degli umili e dei diseredati.
Un coraggio che lo portò anche a sfidare i superiori, convinto com’era di dovere contribuire con pensieri, parole e azioni al ritorno della Chiesa alle origini e al dettato evangelico. «Non sono un vescovo fatto, ma in fieri» ha detto quasi scusandosi monsignor Napolioni, suscitando un moto di simpatia simile a quello che nel 1978 Giovanni Paolo II sollevò in una piazza San Pietro gremita all’inverosimile quando disse «se mi sbaglio mi corrigerete».
Si pone con umiltà, monsignor Napolioni.
Ci invita a insegnargli come dare il suo contributo al volontariato, un tratto distintivo della nostra comunità. Pur consapevole delle grosse difficoltà del nostro tempo, fonti di timori e incertezze, il nuovo vescovo promette che non alimenterà gli allarmismi e il pessimismo, ma darà voce piuttosto «alle tante ragioni di speranza».
Gioirà per le «buone notizie che ci ricordano in quanti modi si può scrivere ‘il quinto Vangelo’, quello vissuto». «E’ lo stile che ci ha insegnato Gesù — ha aggiunto —. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto e guarite i malati che vi si trovano». E ha colto l’occasione per confessare di essere lieto di trovarsi nella parte della Lombardia dove si mangia meglio. In questo momento la Chiesa e il mondo avevano bisogno di un Papa messaggero di pace e pastore, di una persona che condividesse debolezze, gioie, speranze e timori.
Questo Pontefice, uomo del nostro tempo, calato nella realtà quotidiana, innalza al soglio episcopale i parroci più capaci e amati. Investe su di loro perché sa che solo chi vive tra la gente ne capisce problemi e aspettative. Antonio Napolioni è uno di loro. Ci auguriamo che il suo stile non cambi. Cremona ha bisogno di una figura che sappia coagulare le sue forze migliori per indirizzarle verso il bene comune. Mancano punti di riferimento alla nostra comunità, non solo spirituali.
Don Primo Mazzolari, antifascista fedele al Vangelo, lo è stato in un’epoca molto più travagliata della nostra. Conoscendone la grandezza e il servizio reso da quello straordinario prete, il nuovo vescovo ne ha onorato la memoria recandosi a Bozzolo, suo paese natale. E’ un impegno a operare in quel solco e nella stessa direzione, che è quella indicata dal Papa: «La vita è un viaggio, non un possesso.
E per viverla con pienezza bisogna uscire». Perché i problemi non si risolvono solo con riunioni e dibattiti.

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