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Da Crema una pessima lezione di democrazia

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

21 Dicembre 2015 - 10:44

Da Crema una pessima lezione di democrazia

Posto che le ragioni economiche sono quasi sempre dirimenti, è inaccettabile che una decisione importante come quella di introdurre la settimana corta in una scuola sia condizionata da un ricatto monetario. L’Amministrazione provinciale di Cremona ha avvisato i presidi che dal prossimo anno scolastico non assicurerà più il trasporto degli studenti al sabato per mancanza di soldi. Se le risorse non ci sono, tutte le scuole si devono adeguare, uniformandosi al modello organizzativo prevalente in Europa, che è quello delle lezioni spalmate su cinque giorni. La sospensione del servizio di trasporto il sabato, paventata dalla Provincia, è un’ipotesi che lascia spazio alla discrezionalità.
Non costringe nessuno ad applicare la settimana corta, ma offre un pretesto per imporla a chi non la vuole. Di questo grimaldello s’è servito malamente, considerate le reazioni, il dirigente del Racchetti-Da Vinci di Crema che ha affrontato la questione con piglio decisionista degno di miglior causa. Il 26 novembre il consiglio d’istituto ha deliberato il calendario scolastico su cinque giorni settimanali, con un solo voto in più sui contrari.
Forte (si fa per dire) di quel risultato, il preside Celestino Cremonesi tira dritto per la sua strada, incurante dei malumori e anche del dissenso dei ragazzi, certificato dalle 1.160 firme raccolte per bloccare il progetto. Per tutta risposta il dirigente chiude al confronto e al dialogo e invita i contrari ad adeguarsi o a cambiare scuola. Ieri i genitori hanno depositato reclamo formale per la revisione della delibera del consiglio d’istituto . Il passo successivo potrebbe essere il ricorso al Tar o l’appello al Capo dello Stato. Viste le premesse, è possibile che la questione approdi quanto meno in tribunale. E questa per il preside è già una sconfitta.
E’ assurdo che la controversia si risolva in un’aula di giustizia quando ci sono precedenti che indicano qualestrada bisognava seguire per evitare lo scontro.
Non si tratta di scegliere la soluzione migliore, che probabilmente non esiste, ma quella maggiormente condivisa. Il dibattito sulla settimana corta a scuola si trascina da anni con argomentazioni ugualmente valide a sostegno di chi è favorevole e di chi è contrario. Nel confronto tra i due modelli organizzativi non si dovrebbero inserire le valutazioni economiche, ma solo quelle didattiche. Ci sono pro e contro in entrambe le distribuzioni dell’orario. La decisione spetta al consiglio di istituto su indicazione del collegio docenti, che al Racchetti-Da Vinci è stato convocato a posteriori. Si tratta di fare delle scelte. E’ chiaro che se non ci sono soldi sufficienti per riscaldare le aule sei giorni alla settimana e per il trasporto dei ragazzi, si impone la settimana corta. Se la Provincia ha dato un’i ndi cazione di massima ai responsabili delle scuole che amministra, lasciando ai singoli libertà di scelta, si presume che qualche spicciolo sia rimasto in cassa.
Era opportuno rivolgere ai dirigenti scolastici un generico invito a optare per la settimana corta, quando si potevano prevedere conflitti? Adesso è accaduto a Crema, domani può succedere altrove. Comunque le responsabilità ricadono interamente sul professor Cremonesi, non nuovo a contestazioni simili. Quand’era a Codogno, con alcune sue decisioni scatenò famiglie e studenti, più o meno come a Crema. Ha sbagliato il metodo e l’approccio umano. Non ha preparato il terreno, mettendo chi non la pensa come lui davanti al fatto compiuto. Eppure ci sono esempi virtuosi ai quali poteva ispirarsi. Due anni fa l’allora dirigente dell’Istituto comprensivo di Trescore, Tullia Guerini Rocco, indisse un referendum preventivo tra i genitori sulla settimana corta: la proposta fu bocciata e subito accantonata. In questi giorni all’Istituto comprensivo di Sergnano, che comprende Casale, Camisano, Capralba e Pianengo, il dirigente Giuseppe Noci ha approvato con l’81 per cento dei genitori la settimana corta, completando così un percorso iniziato con un’assemblea pubblica dei genitori convocata dal sindaco di Casale.
Solo dopo il referendum, il consiglio di istituto ha deliberato. Insomma, bastava guardarsi attorno, fare un bagno di umiltà e confrontarsi. E capire che con le nostre azioni diamo ogni giorno buone o cattive lezioni di democrazia.

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