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Giù le mani dall’Aem, patrimonio della città

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

27 Luglio 2015 - 12:21

Giù le mani dall’Aem, patrimonio della città

In politica non è mai casuale ciò che si dice né come lo si dice. Parlare del piano di salvataggio di un’azienda presuppone che essa sia in grave difficoltà o addirittura vicina al fallimento. Se il sindaco di una città, nel nostro caso Cremona, dice che occorrono interventi straordinari per salvare l’Aem, si è autorizzati a pensare che il malato abbia già ricevuto l’estrema unzione o che sia necessario almeno il trasferimento in terapia intensiva. Non è così. A fronte di debiti per 107 milioni di euro al 31 dicembre 2013, l’Azienda energetica municipale presenta valori positivi per 223 milioni, dei quali 130 rappresentati da beni e 93 da partecipazioni.
A seguito dell’annunciata svalutazione di taluni assets per circa 10 milioni, il valore verrebbe ridotto a 120. Il presidente Massimo Siboni parla di ‘buco’. Anche la scelta di questo termine non è casuale: è usata impropriamente perché la società bilancia i debiti col patrimonio. E’ sana ma ha bisogno di cure — fatto evidenziato all’assemblea del 21 luglio 2014 dall’allora presidente Franco Albertoni — e comunque non rischia la vita. Quali creditori potrebbero chiederne il fallimento?
Di sicuro non le banche che non hanno interesse a portare in tribunale un’azienda e che non lo faranno mai con una municipalizzata. E tanto meno le società partecipate. La situazione è molto meno preoccupante di come la descrivono il sindaco Gianluca Galimberti, Siboni e i consulenti di Albion e Legance, le due società incomprensibilmente ingaggiate per compiere un lavoro che poteva essere agevolmente svolto in azienda dove le competenze non mancano. Evocare il potenziale ricorso a procedure concorsuali, ammesse dalla legislazione fallimentare, disorienta e sconcerta.
Ci si chiede che cos’è accaduto nella gloriosa azienda fornitrice di acqua, luce e gas, fondata nel 1915, fiore all’occhiello di Cremona e delle amministrazioni che in un secolo si sono avvicendate alla guida della città.Sotto il profilo mediatico, la campagna d’inform azione in corso sull’Aem è devastante. Il danno d’immagine è grave. Agli incontri con le banche e con la stampa si evidenziano le criticità dell’azienda, omettendo (volutamente) le cause dell’indebitamento.
Ai giornali, ai siti telematici e alle tv viene descritta una situazione finanziaria pesantissima che necessita di interventi e capacità straordinarie per essere sanata. Si evita accuratamente di ricordare che nel 2004 la giunta Bodini fece spendere all’Aem 18 milioni per la costruzione del nuovo acquedotto e che tra il 2000 e il 2013 la municipalizzata ne sborsò 13 per la posa della rete della fibra ottica. Per evitare il blocco degli investimenti dovuto al mancato rispetto del patto di stabilità, la giunta Corada, a corto di liquidi, obbligò l’Aem ad acquistare le reti idriche dal Comune per un corrispettivo di 44 milioni di euro.
Nel 2011 il sindaco Perri fece comprare all’Azienda l’area ex annonaria, oraCity Hub,per 11milioni di euro, il bocciodromo di via Gadio (0,5 milioni) , il parcheggio Massarotti (2,4 milioni) enel 2012 dispose l’acquisto da Lgh della partecipazione in Padania Gestioni (1 milione), poi permutata con il Comune di Cremona con azioni Centropadane. Senza dimenticare che le attività di alcuni servizi, quali l’il - luminazione pubblica, la segnaletica stradale e i semafori, strutturalmente non vengono remunerati e quindi lasciati a carico dell’Azienda e così pure la riduzione degli introiti per gli stalli di sosta, passati progressivamente da Aem a Saba come compensazione per lagestione delparcheggio dipiazza Marconi.
L’analisi della situazione debitoria evidenzia come le difficoltà siano dovute principalmente a decisionipolitiche. QuandoilComune si è trovato in difficoltà, gli amministratori di turno non hanno esitato adaprire lacassa ea prelevare denaro. Nessun addebito può invece essere mosso alla gestione passata, anche se c’è un tentativo in atto di fare dell’ex presidente Albertoni il capro espiatorio. L’attuale Amministrazione vuole creare un distacco netto tra il presente e il passato. E’legittimo. Per farlo enfatizza debolezze che non derivano da errori o incapacità gestionale, ma da precise indicazionipolitiche chehannodeterminato l’attuale situazione debitoria.
La ristrutturazione dell’azienda , ampiamente annunciata, compresa la cessione di alcuni assets, viene presentata come soluzione innovativa, proposta solo ora dai consulenti. In realtà il processo di normalizzazione era in corso. Dal maggio 2012 il debito bancario è sceso di 18 milioni di euro con la sola gestione, senza interventi straordinari. E nessuno dice che la cessione del servizio idrico determinerà l’abbattimento del debito di 40 milioni. Con scarsa sensibilità istituzionale e in spregio del patrimoniodi valoriincarnato dall’Aem, si cavalcano le difficoltà finanziarie della municipalizzata per scopi diversi dal suo rilancio. Questa vicenda si ascrive nell’ambito degli equilibri interni al Pd cremonese.
E’ in atto un braccio di ferro tra l’ala che fa capo al sottosegretario Luciano Pizzetti, che ha con sè la maggiornaza in consiglio comunale, e la segreteria provinciale, vicina al sindaco di Cremona e al suo cerchio magico. Ne sono le prove lo scontro sull’autostrada Cremona-Mantova e quello sull’inceneritore, più altre schermaglie. I conti dell’Aem sono il grimaldello per colpire Albertoni e ridimensionare Pizzetti che lo volle alla presidenza dell’Azienda e che era riuscito con un capolavoro politico a mantenerlo in quella carica con Perri e il centrodestra. Non ce l’ha fatta con Galimberti, sindaco eletto con l’a pporto determinante del Pd, che ha creato le condizioni per l’ineleggi - bilità del presidente uscente. E questo sgambetto la dice lunga sui rapporti in casa dem.
I nuovi inquilini del Comune vogliono dimostrare che dopo lo sfascio si torna a costruire e che solo grazie a loro si eviterà il collasso, ci sarà il risanamento e torneranno gli utili all’Aem. Tutto questo clamore scredita i precedenti amministratori e segna la rottura con il passato.I consulenti esterni sono gli operativi di un disegno tecnico che ha evidenti finalità politiche. Anziché enfatizzare le fragilità di un’azienda che costituisce un patrimonio prezioso per la città e la sua storia, sarebbe utile che il Comune desse il proprio piccolo contributo al piano di tagli dei consigli e degli stipendi nelle municipalizzate, scritto dall’al lora commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Sarebbe un tributo ‘postumo’ a un cremonese eccellente.

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