Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

Nomine, macché cambiamento è un ritorno al passato

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

30 Novembre 2014 - 10:44

Nomine, macché cambiamento è un ritorno al passato

In base a quali criteri si rinnovano i consigli d’amministrazione delle aziende partecipate e delle fondazioni? L’appartenenza politica prevale su tutti. A giudicare dalla scelta fatta per la presidenza di Cremona Solidale (l’ex ospizio Soldi), certamente il principio adottato non è quello del ricambio generazionale. A Emilio Arcaini, nominato ieri al vertice dell’ex ospizio Soldi, bisogna dare credito nella speranza che non deluda le aspettative, ma senza sotta- cere che la sua età, 62 anni, stride con il proposito del sindaco di rinnovare la politica anche nella rappresentanza. Beninteso, il giovanilismo renziano mostra già la corda e la rottamazione degli over 50 non può essere il faro che indica ai partiti la rotta nella selezione dei candidati e nelle nomine dei dirigenti pubblici. Ma è altrettanto evidente l’esigenza di accelerare il ricambio generazionale in un Paese dominato da una gerontocrazia che solo a parole è pronta a favorire i giovani e le donne nell’accesso al lavoro e nella progressione delle carriere. E i nomi che circolano per la gestione delle aziende partecipate cremonesi sanno di vecchio e di Prima Repubblica. Evocano il consociativismo e le logiche spartitorie che si sperava restassero sepolte sotto le macerie provocate da Tangentopoli. Invece quella prassi perdura tra i partiti e all’interno delle singole forze politiche. Si spiegano così le fibrillazioni delle diverse anime del Pd — ai tempi della Dc si chiamavano correnti — in competizione tra loro per assicurare a un fedelissimo una presidenza o almeno un posto in un consiglio d’amministrazione. E suonano false le dichiarazioni di alcuni esponenti dem che scoprono l’anti politica proprio in occasione del grande banchetto delle nomine. Il malcostume si perpetua, con buona pace di tutti gli ipocriti che condannano il metodo della spartizione perché temono il giudizio degli elettori e alla prova dei fatti lo applicano con cinismo scientifico.

Si discute e ci si scontra sulle persone anche per evitare di confrontarsi su ciò che più interessa ai cittadini: i programmi. Il dibattito politico dovrebbe vertere principal- mente sui progetti delle fondazioni e delle società controllate che forniscono servizi alla collettività. Ora che si avvicina la partita più delicata, quella della successione di Franco Albertoni alla guida dell’Aem, il sindaco dovrebbe scegliere un manager che assecondi i piani di sviluppo dell’azienda e che abbia le competenze necessarie a realizzarli. Il curriculum ha una sua importanza che è comunque secondaria rispetto alla condivisione degli obbiettivi aziendali che spetta al Comune indicare, in quanto ente di riferimento per il presidente e il cda. Un simile modo di procedere allargherebbe la scelta all’esterno dei partiti e al di fuori del sottobosco politico dove si moltiplicano figure dotate di dubbia professionalità che nel libero mercato resterebbero disoccupate. Restringere la cernita alle persone di provata fede politica, anche se incapaci, impoverisce le società controllate, determina lo scadimento dei servizi erogati e genera malcontento tra la gente. Tutti ne sono consapevoli ma è quanto si perpetua in vasti settori della Pubblica amministrazione, dalla sanità, all’istruzione, ai trasporti, all’ambiente e all’energia. Capita ancora che incompetenti ricoprano ruoli dirigenziali. La pessima gestione delle società partecipate è una delle cause della sfiducia verso le istituzioni. E’ risaputo, ma la lottizzazione procede secondo un’i mpostazione condivisa dall’intero arco costituzionale e che si tramanda da una repubblica all’altra. E il guastafeste che fa inceppare il meccanismo è messo sott’accusa. Ne sa qualcosa l’ex sindaco Oreste Perri che perdette l’appoggio della Lega e fu criticato da tutta la sua coalizione quando, cinque anni fa, all’inizio del suo mandato, confermò Albertoni alla presidenza dell’Aem e indicò Augusto Galli al vertice delle Autostrade Centro Padane. Ma la vera sorpresa fu l’ostilità di una parte consistente dei democratici. Il presidente dell’Azienda energetica non è rieleggibile e se anche lo fosse difficilmente il Pd lo terrebbe in quel ruolo. Poco importa se possiede professionalità e competenze riconosciute e se ha lavorato bene. I dem (non tutti) lo considerano un traditore. Ancora gli rinfacciano di avere accettato l’incarico e di avere collaborato proficuamente con un sindaco eletto dal centrodestra. Perri ha avuto il coraggio di rompere gli schemi. Che oggi tornano a regolare la scelta delle persone e i loro comportamenti.

Vittoriano Zanolli

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • francogallo57

    01 Dicembre 2014 - 20:22

    questo non è un ritorno al passato, è semplicemente la continuazione di una politica che non vuole capire che il tempo è scaduto, che è ora dei fatti non di fumose parole, dove la gente che ha fatto il suo tempo deve essere mandata a casa, basta con gente che ha ricoperto incarichi il più delle volte fallimentari che viene riciclata, in incarichi dove a volte non sanno nemmeno di cosa parlano, gente che prende pensioni e magari ricopre altri incarichi, ma non molla perché non trovano di meglio che allietarci con le loro perle di saggezza, ma sono solo dei malati di protagonismo, e naturalmente rigorosamente non a gratis. IL mio povero nonno direbbe iè ingurd tama i sàt, e prima o poi i se stufega.

    Report

    Rispondi