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5 settembre

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

07 Settembre 2017 - 04:00

Ne parlo con...

Parola svuotata di valore

Ma quanti abusi sulla parola 'Pace'
Egregio direttore,
quanti abusi sulla parola ‘pace’. Quando smetteremo di abusare del termine ‘pace’, il più svalutato di tutti, potremo considerarla una conquista. Richiamarci a un concetto astratto, distorcendone il valore per evidenti ragioni di parte non farà che acuire le divisioni tra gli esseri umani. La storia dimostra come, le continue ridefinizioni dei confini territoriali, siano avvenute attraverso il susseguirsi di azioni del tutto opposte, le guerre, alternate a tregue più o meno durature. (...)
Chi non sarebbe disposto a sbandierare vessillo tanto impegnativo se racchiudesse l’unico significato virtuoso che ne è implicito? Si tratta, invece, di ostentazioni a senso unico: faziosità e null’altro! L’uomo, intriso di sentimenti compositi, è talmente succube di quelli peggiori che, difficilmente, sarebbe disposto a liberarsene. Invidia, egoismo, trasgressione e sete di potere sono così prevalenti, in natura che nessuno accetterebbe rinunziarvi per rassegnarsi alle mediocrità delle proprie condizioni originali. Quindi, se il ricorso a tali ‘suppliche’ venisse lasciato a chi fosse in grado di richiamarne ai valori più nobili e alti, ben pochi avrebbero motivi e diritto di pronunziarle.
Achille Conti
(Cremona)

Polemiche sulla caccia
Rispettate le idee di tutti e soprattutto la legge
Gentile direttore,
ringranziandola per aver accolto la mia precedente lettera, la voglio rassicurare sull’intenzione di voler sollevare una qualsiasi diatriba con chi, compreso il signor cerdella@gmail.com, non ha compreso appieno quanto da me esternato. L’elenco delle spese sostenute dai cacciatori era incompleto, non era stata riportata la tassa di euro 64. Nessun problema. Nemmeno una lamentela contro chi queste tasse le esige. È una scelta e se si decide di continuare lo si fa pienamente consapevoli.
La lamentela nasce quando, per poca attenzione, si viene a falsare un documento necessario ai cacciatori come il tesserino venatorio. Un foglietto con la correzione degli orari prestabiliti per la caccia che riporta ciò che per legge dovrebbe essere stampato sul tesserino, può stropicciarsi o anche essere perso. A questo punto, ad un eventuale controllo potrebbe scattare la multa più o meno salata. Io credo che ognuno debba rispettare le altrui idee purché seguano le regole previste dalla legge. (...)
Giacinto Zanetti
(Cremona)

L'INTERVENTO
E' grave quando la democrazia 'affonda' nella stupidità
Una minaccia più inquietante del terrorismo islamico incombe su di noi. Per fortuna l’on. Boldrini, rubando prezioso tempo agli impegni della routine parlamentare, s’è consultata con apposite delegazioni partigiane per fermare l’Apocalisse. Una nuova Marcia su Roma è infatti annunciata da schiaccianti indizi. In una trattoria della capitale si mangiano, in atmosfera d’epoca, tagliatelle alla Donna Rachele e supplì alla Faccetta nera. E c’è dell’altro. Segugi della Digos stanno setacciando vita, spiaggia e cimeli mussoliniani di un ruspante bagnino del lido chioggiano: folklore o terrore? La strategia delle istituzioni è scattata: occorre scovare la linea di confine fra un saluto fascista ‘puramente commemorativo’ e uno di tipo più birichino e cospirativo.
La missione è affascinante ma ardua. A tagliare la testa al toro ecco dunque la recente proposta di legge dell’on. Fiano per un giro di vite alla legge Scelba del ’52. La logica è ferrea: se a sette anni dalla fine del conflitto si riteneva sufficiente vietare la ricostituzione del disciolto partito fascista, oggi a settant’anni dal ’45 si decide che punire sulla base di comportamenti e fatti non basta. Occorre intercettare reconditi pensieri, memorie personali, innocue eccentricità fino al più intimo nucleo di quel che la moderna civiltà del diritto definisce libertà d’opinione.
Caspita, avremo manette e carceri a sufficienza? In un Paese in cui il garantismo al servizio della criminalità comune, terroristica e politica ha raggiunto livelli moralmente ripugnanti, un pensierino rivolto al Duce, magari per via dei famosi treni in orario o delle poste funzionanti, può avere serissime conseguenze penali.
Che dire? Che il retrogusto del comunismo, quand’anche rinfrescato nelle ambigue acque del politicamente corretto, resta quello: spiare e punire il pensiero ‘diversamente libero’. Così mentre giovani estremisti islamici amabilmente si consultano in Rete su come procedere allo sterminio degli infedeli per completare la selezione dell’unica religione meritevole di stare sulla faccia della terra, qualche pregiato campione del giornalismo democratico sollecita i nostri 007 a concentrarsi sul vero problema: scovare chi in Rete compra portachiavi in stile littorio o grembiuli da cucina con l’effigie del duce.
Quando la democrazia affoga nella pozzanghera della stupidità il mondo è in pericolo. Il mondo, non solo l’Italia, perché questa infantile incapacità di convivere in modo criticamente maturo col proprio passato, nel suo ambiguo intreccio di bene e male, è planetaria. L’Austria medita di abbattere la casa di Hitler, l’America di distruggere le statue sudiste. Un evidente male di vivere mette le deboli democrazie contemporanee in lite con la propria memoria storica. Ma se scricchiolano sotto il peso di una complicatissima globalizzazione, se perdono consenso e c’è chi macina alternative al caos contemporaneo, a che serve prendersela coi lontani fantasmi di Hitler, Mussolini e di qualche remoto generale schiavista? Non sarebbe più coraggioso e politicamente costruttivo stare con piedi e testa nel presente e chiedersi a quali errori - commessi qui e adesso - le nostre istituzioni devono questa preoccupante perdita di consensi?
Consensi che questa fregola autoassolutoria che aizza l’opinione pubblica contro gli errori dei morti per distoglierla da quelli dei vivi non farà recuperare. Anche perché tiene sulla graticola di un processo senza fine solo gli antenati della Destra, quasi che il nazifascismo fosse stato l’improvvisa irruzione del male assoluto in un giardino di anime belle. Perché tacere il contesto storico della prima metà del Novecento? Sul confine dell’Europa premevano i complessi esiti della rivoluzione bolscevica che, coniugando strumenti teorici occidentali a sistemi operativi di aberrante sadismo asiatico, aveva dato vita a una diabolica macchina di sterminio di massa e profanazione della dignità della persona.
Il mondo - fra Russia, Europa dell’Est, America latina, Spagna, Cina, Africa, Cambogia, Nord Vietnam, Afghanistan ecc - le deve ad oggi 100 milioni di morti e filantropi come Stalin, Mao, Ceausescu, Pol Pot… Per tacere di frutti più casalinghi e indiretti come le nostre Brigate Rosse, tossico esito di una scia di sangue risalente a spezzoni paramilitari della lotta partigiana che tuttora godono presso qualche ‘vivace’ centro sociale di simpatie esplicite. Non si direbbe dunque che il sommo male contemporaneo sia un rinnovato demone mussoliniano. Se crescenti simpatie si orientano verso la destra del sistema politico, il perché è forse più semplice, e, per chi vuole vederlo, a portata di mano.
Lo Stato sta perdendo il controllo del territorio, è in atto un tracollo del principio di autorità e legalità che sta consegnando la convivenza sociale e la stessa vita quotidiana a condizioni di crescente precarietà e insicurezza. Questo è il punto. E la gente, persino in piccole cittadine di provincia, paga la cosa sulla propria pelle. Bullismo, teppismo, bande di varia etnia, che - coltello alla mano - cercano di monopolizzare il controllo dei territori e imporre la propria legge. Come chiamarli? A naso, li diremmo squadristi. E non ci sembrano in camicia nera.
Ada Ferrari

Le foto dei lettori

L'ex mercato ortofrutticolo nel 1962 era così

Gentile direttore,
in questa rara cartolina del 1962 vediamo uno scorcio dell'ex mercato ortofrutticolo un tempo caseificio sociale.
Uno di quegli edifici che vent'anni fa avremmo ritenuto orrendi, ma che in un'epoca postindustriale, semiabbandonato, non nasconde un certo fascino. Un interessante esempio (ve ne sono pochi nella nostra città) di architettura non residenziale postbellica.
Questa estate vi si è tenuta l'annuale festa dell’Arci: servizio ristorante, servizio bar, libreria, due palchi per le esibizioni artistiche e numerosi altri stand, di noi volontari, per tutti i gusti.
Igor Paulinich
(Cremona)

Commercio, linea dura
Stop ai ‘giganti’. Finalmente, era ora!
Signor direttore,
intervengo sulla notizia intitolata ‘Commercio, linea dura: il Comune dice no ai ‘giganti’. Era ora! E adesso si incominci a riconvertire le aree dismesse in aree verdi, ne gioverebbero tutti, anche una forma per combattere l’inquinamento.
Angelo Lucchi
(Cremona)

Cremonese/1
Squadra convincente e un grande pubblico
Signor direttore,
seconda partita di serie B, prima in casa dei grigiorossi, e vittoria più che meritata contro l’Avellino. Dopo la sconfitta in quel di Parma, maturata con un rigore dubbio, nel nuovo ‘gioiello’ di uno stadio Zini rinnovato che piano piano prende forma, già domenica sera si respirava aria nuova: curva Sud coperta a tempo di record, letteralmente stracolma. Ad inizio partita si è rispolverato, tirato fuori dal ‘cassetto’, lo striscione grigiorosso che copre tutta la curva. Insomma parliamoci francamente, la Serie B è tutta un’altra cosa.
Parto immediatamente dagli abbonati, saliti a quota 3.168 e sono sicuro che il numero salirà sicuramente. Inoltre da segnalare gli spettatori paganti erano 3.489, per un totale di spettatori presenti pari a 6.662.
Come scrivevo in altre occasioni la squadra allestita è più che buona, il campionato è lunghissimo con squadre tutte agguerrite e attrezzate per affrontare questa benedetta serie B, dove il minimo sbaglio che fai non ti viene perdonato. Da notare che domenica sera Tesser non ha inserito Paulinho, punta esperta e voluta da tutti.
Mi sento in dovere di fare un grosso in bocca la lupo e incitamento a bomber Brighenti, che fa fatica ad inserirsi nei meccanismi e trovare quell’amalgama coi nuovi compagni, ma quando, e spero presto, avrà ritrovato la via della rete, sarà sempre il nostro number 1!
Andrea Delindati
(Cremona)

Cremonese/2
Mokulu non esulta. Non mi è piaciuto
Signor direttore,
dopo 24 anni torno allo Zini a vedermi la super Cremonese e vedo il gol di Benjamin Mokulu dove segna il 2 a 1 e poi allontana in modo deciso i suoi compagni della Cremonese per non offendere la sua ex squadra. Forse il signore dimentica che non sta giocando all'oratorio ma è pagato da professionista e indossa i colori di Cremona e sarebbe bene che entrasse nella realtà. Forza Cremo!
Alex Conti
(Cremona)

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