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Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

11 Giugno 2016 - 13:06

IL CASO
Scarafaggi all’Anguissola ma era solo in una classe
Carissimo direttore,
le scriviamo da parte dell’Istituto Anguissola, in particolare per tutelare e difendere la reputazione della nostra scuola. Siamo gli alunni della famosa classe 3ª C (indirizzo comunicazione), la classe presa in considerazione dal vostro articolo. Di certo non le scriviamo questa lettera per screditare il nome del vostro giornale o per negare completamente ciò che avete inserito all’interno della vostra edizione del 4 giugno, ma vogliamo raccontarle la nostra verità. L’articolo, con tutto rispetto per il vostro lavoro, pensiamo sia basato su voci e pettegolezzi di corridoio e che la ricostruzione dell’accaduto provenga dalla fervida immaginazione di un vostro giornalista o di chi ha fatto «il titolo» dell’articolo. La realtà dei fatti è che probabilmente l’episodio sia stato strumentalizzato e allargato al punto da sembrare una notizia da prima pagina; la verità invece è differente da quella narrata dal vostro quotidiano. Circa un mese prima della pubblicazione del vostro articolo, a causa della presenza di un piccolo numero di indesiderati ospiti (pochi scarafaggi e non pulci come avete raccontato), la scuola si era attivata immediatamente nel seguire le dovute procedure igienico-sanitarie di disinfestazione della classe. Il giorno stesso, infatti, venimmo trasferiti in un’aula provvisoria per un periodo precauzionale di pochi giorni. Vorremmo soffermarci sul fatto che i lavori di ricostruzione e di manutenzione della struttura, da voi utilizzati come causa del problema, sono finalizzati alla tutela e alla conservazione di un edificio di rilevante importanza storico-artistica per la città di Cremona. Chiediamo che la nostra scuola venga citata per i meriti che le appartengono e non screditata da un titolo fuorviante («Cantiere aperto all’Anguissola, aule invase dagli scarafaggi»), perché siamo convinti che possa generare impressioni sbagliate ed esagerate nei confronti dell’istituto, quando il problema era di una singola classe.
Classe 3ª C Comunicazione
(Istituto Anguissola - Cremona)

L'INTERVENTO
Stati uniti d’Europa, la nostra salvezza
E’ in atto, ci dicono, un duello nazionale, europeo, forse mondiale, vedi Trump, fra i partigiani del sistema e quelli dell’antisistema. Nel suo primordiale semplicismo questa chiave di lettura non manca di fascino. Purché, beninteso, si sappia cos’è il sistema e cos’è l’antisistema. Nel dubbio, preferiamo sospettare che altro non siano che eterni e successivi stadi della politica. Ogni nuovo soggetto cerca consensi promettendo di precipitare nella polvere la cupola dei potenti. Quando poi è al potere la musica cambia. Fa il poco che può. E, quasi sempre, il molto che gli conviene. Ben altro e più interessante duello si sta invece svolgendo sotto il nostro naso.
Per chi non se ne fosse accorto, si stanno misurando nelle rispettive verità di parte due modi assai diversi di intendere il mestiere della politica. Il primo ha gli inconfondibili tratti del vecchio elitismo giacobino, l’altro ha fisionomia più popolare e consensuale. Vitali, e ottimamente piazzati alle leve del potere, specie mediatico, sono infatti gli eredi delle élites europee che nel ’700, Francia in testa, definirono, coi suo pregi e i suoi rischi, la nuova figura dell’intellettuale politicamente militante. Quello che, per veri o presunti talenti di cultura e intelligenza, si sente investito della suprema missione di illuminare il volgo ottuso. Illuminarlo alla giacobina: con le buone, se si può. Con le cattive, se occorre. Ma in significativa rimonta sono anche gli eredi di un modo assai diverso, più gradualista e mediano, di intendere senso e limiti dell’agire politico. Per reazione ai cruenti eccessi del giacobinismo maturò nel solco cristiano liberale europeo l’idea che far politica non è incaricarsi della rieducazione mentale del popolo bue in nome di un immaginario mondo perfetto. La politica ha il suo limite e il suo obbligante termine di paragone e confronto nella volontà che, in legittima libertà di intendere e volere, il popolo esprime. Differenza notevole.
Attuale campo di manovra e posta in gioco della contesa è naturalmente l’Europa. I nuovi giacobini, che battono ovviamente bandiera europeista, hanno il vezzo di esibire al riguardo impegnative credenziali: eredi nonché esecutori testamentari dei Padri fondatori che dopo l’ultimo conflitto mondiale intrapresero la nobile e impervia strada dell’integrazione comunitaria. Che lo dicano è un conto. Che sia tutto vero è un’altra faccenda. La storia, col profilo obiettivo dei fatti, ci propone al riguardo qualche imbarazzante evidenza. La dirigenza europea del 2° dopo guerra era in prima linea nel ripristino delle pratiche democratiche umiliate dai recenti totalitarismi e di quella concezione consensuale e negoziale della politica che, specie nelle più delicate questioni del futuro collettivo, procede col più ampio coinvolgimento dei diretti interessati. De Gasperi, personalmente favorevole alla scelta repubblicana, trattenne la Dc da esposizione eccessiva sul referendum per evitare lacerazioni ulteriori in un tessuto sociale già provato dalla recente guerra civile. Aveva, e non era l’unico, sommo rispetto della sensibilità popolare, nella varietà delle sue più o meno ‘avanzate’ posizioni. In caso di vittoria monarchica mai avrebbe parlato di un ‘voto di pancia’.
Misero argomento oggi in gran voga, a conferma dell’abissale distanza di statura morale e intellettuale fra i Padri dell’Europa comunitaria e i loro sedicenti eredi. Strani eredi, più simili in molti aspetti a curatori fallimentari dei grandi punti di forza del vecchio continente: ceti medi distrutti, risparmio familiare colpito nel suo tradizionale ruolo socialmente protettivo, produzioni e commerci dati in pasto alle multinazionali, economia reale messa in scacco dalla speculazione finanziaria, ceti schiacciati verso il basso e lasciati a contendersi briciole di welfare in concorrenza con milioni di veri e presunti profughi, forti di una determinazione di vita e rivincita con cui è vano misurarsi. Un frustrante insieme di difficoltà cui i popoli europei oppongono una silenziosa eutanasia demografica. E’ un peccato. Anzi, un dramma. Non c’è infatti alcun dubbio che la nostra via di salvezza sia negli Stati uniti d’Europa. Il punto è come costruirli. Siamo, per ora, una ansimante forzatura monetaria incapace di attingere il piano alto dell’integrazione politica e ideale. Una cosa, infatti, è disporre di un pur formidabile apparato propagandistico. Altra cosa è avere con sé i popoli e la forza potente di una causa condivisa: la forza che nell’800 consentì la formazione degli stati nazionali e nel ’900 il rovesciamento di tante dittature. All’Europa di oggi mancano i popoli e la loro anima. E viene un dubbio. Da quando l’Unione batte euro-moneta la parola popolo è bandita come un seccante residuato di vite precedenti. Postcomunisti e neo giacobini non la vogliono proprio più sentire. E contro chi osa riproporre un qualche nesso fra politica e volontà popolare scocca immediata la freccia mortale: portatore di lebbra populista. Ma una volta non era proprio la compagnia di giro del ‘politicamente corretto’ la gran paladina del popolo? Con culture politiche coerenti quanto una maionese impazzita non illudiamoci di andare lontano.
Ada Ferrari

Spuntone in piazza Roma complimenti ai vigili urbani
Egregio direttore,
debbo complimentarmi con l'efficienza della polizia locale di Cremona. Dopo aver chiamato il Comune, nel pomeriggio, per segnalare che in uno dei vialetti dei giardini di piazza Roma era conficcato uno spuntone metallico che fuoriusciva dal terreno in maniera pericolosa, venivo reindirizzato alla polizia locale che prendeva in carico la mia segnalazione. Dopo meno di 15 minuti era sul posto una macchina ed un vigile provvedeva, dopo aver invano tentato assieme di estrarre lo spuntone, a segnalare il pericolo con un ‘birillo’ per poi passare l’incarico agli addetti Aem.
Giulio Bottini
(Cremona)

Elezioni, nessun successo ma c’è chi gioisce lo stesso
Egregio direttore,
sono rimasto divertito da quel politico del Casalasco che nonostante non abbia ottenuto nessun successo nella ultima tornata elettorale e riuscito a trovare motivi di soddisfazione anche davanti alla vittoria dei suoi rivali. I brutti vizi a livello nazionale si riscontrano anche da noi.
Amilcare Boni
(Gussola)

I lazzaroni si confondono con i disoccupati
Signor direttore,
certamente questo periodo di crisi va a gonfie vele per i lazzaroni, che possono tranquillamente confondersi con i disoccupati e lagnarsi presso il mio ufficio del poco lavoro offerto dal mercato, sfortunatamente non consono alle loro competenze. Non vedendoli più, mi sarebbe stato di conforto sapere di una loro sistemazione lavorativa, se non fosse quella per la quale sono stati portati in via Cà del Ferro, per un corso di aggiornamento, più o meno lungo, che li renda più competenti.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Il mistero delle stagioni che si succedono
Signor direttore,
giro delle stagioni, coi perduti colori di ciascuna e il tacito pianto di tutte; che vanno e vanno e nessuno sa dove, che muoiono sui loro fiori morti, sui loro frutti marciti di pioggia e di sole, e rinascono nell’aria per un fiato di vento, per un aspro odor di terra e un dilagare d’erba tra i sassi, per un rapido barlume d’azzurro in nubi nere. E il cuore, il cuore vorrebbe sapere, ma è separato e diverso dal mondo, dall’albero e dal fiume, dal lampo del mattino e dalle brume della sera, diverso dal suo stesso sangue che va e si gira armonioso, che va e si gira come le stagioni, senza riposo.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Divagazioni in rima sulle elezioni a Roma
Egregio direttore,
«illusione, dolce chimera sei tu...». Meloni, Giachetti e Marchini:/ nell’urne i quiz capitolini./ Da quando è cominciato il fuggi fuggi/ di tanti timorosi dei sondaggi/ per quella terna che vagheggia,/ i seggi resteranno soltanto dei... miraggi.
M. R.
(Cremona)

Denuncia dei redditi all’Acli uno sconto che ho rifiutato
Signor direttore,
voglio portare alla sua conoscenza e attenzione il comportamento, che ritengo non corretto, tenuto da un’operatrice dell’Acli service Crema srl alla presentazione di quanto da me dovuto per la compilazione del mod. 730-2016 per i redditi 2015. Al ritiro del modello di cui sopra mi viene richiesto un contributo di 40 euro, contro i 10 degli anni precedenti. Alla mia rimostranza il personale addetto non mi ha saputo dare nessuna concreta motivazione e mi viene proposto uno sconto di 10 euro (da 40 a 30 euro) che io non ho accettato per principio e per correttezza.
Armando Russo
(Crema)

La terra che ci ospita è di tutti
Trump e Salvini devono capirlo
Egregio direttore,
vorrei divagare un po’ con riflessioni sulla stretta attualità. Da ateo, vorrei dare un consiglio al Dio dei credenti (se esiste) di stare più attento. Ha creato nel mondo milioni di soggetti come Bush, Trump e Salvini. (...) Sono stato in tante nazioni, la terra che mi accoglieva era la stessa che accoglie tutta l’umanità, quindi anche mia. Dalla nascita della sua storia l’uomo ha sempre cercato di evolversi. Se ciò non era possibile nella terra natia si spostava dove la caccia era più abbondante. Dobbiamo registrare il cervello dei Salvini e i Trump del mondo in questa ottica. (...) Nonostante questo oggi quasi un terzo degli americani elegge Donald Trump capo del loro status di sessisti reazionari.
Domenico De Lorenzo
(Cremona)

Monte Cremasco, oratorio
Meritevoli non solo i politici
Egregio direttore,
agli inizi del mese di maggio i volontari della parrocchia di Monte Cremasco si sono impegnati in diverse attività, alcuni hanno tinteggiato dei locali dell’oratorio ed altri, i più, hanno allestito e curato lo svolgimento della tradizionale festa al santuario della Madonna delle Assi. Alla fine di questa attività, qualora (nonostante stia scritto... «guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati... e il Padre vostro che vede nel segreto vi ricompenserà»...) dalla parrocchia si fosse sentita la necessità di rivolgere un pubblico ringraziamento, questo avrebbe dovuto essere esteso a tutti coloro che si sono impegnati nelle varie iniziative. Invece su La Provincia del 7 maggio è stato pubblicato un articolo per ringraziare coloro che ne hanno svolto solo una. E stata fornita al vostro quotidiano una fotografia che riprendeva 6 volontari «pittori» e ne citava solo due, evidenziando il loro ruolo pubblico di consiglieri comunali (carica che nulla ha a che fare con il lavoro svolto) anziché indicare che sono componenti della commissione parrocchiale che segue l’oratorio. Dalla lettura dell’articolo sembrerebbe che si siano usati due pesi e due misure verso l’impegno profuso gratuitamente da tutti coloro che hanno contribuito a sostenere le attività parrocchiali e che la meritocrazia usata non sia stata improntata sul riconoscimento del servizio svolto, bensì dalla pubblicizzazione della carica pubblica ricoperta da alcuni. (...) Premetto che non ho voce in capitolo in ambito parrocchiale e che sono un muccese «precario». Ma nel commentare il bel pomeriggio trascorso e l’accoglienza ricevuta da parte di coloro che erano in servizio sono emerse delle perplessità sulla inspiegabile dimenticanza nei ringraziamenti pubblicati. Non per rimediare a tale dimenticanza, ma per interpretare anche il sentimento di gratitudine di tutti gli altri commensali, a tutti loro il nostro più sentito grazie!
Fabio Bassi
(Monte Cremasco)

Per i prelievi Bancoposta perché procedure diverse?
Signor direttore,
mi riferisco alla mia lettera pubblicata sul suo giornale il giorno 7 giugno circa i prelievi a mezzo Bancoposta. L’immediata risposta del responsabile comunicazione territoriale Lombardia non chiarisce per niente quanto da me contestato, e cioè: perché per i prelievi allo sportello automatico nessuna identificazione dell’operatore viene fatta? Chiunque in possesso della carta e del relativo codice può operare, mentre per i prelievi allo sportello la procedura d’identificazione è obbligatoria. Le condizioni di contratto le conosco bene non è necessario ribadirle anche perché non esaudiscono la mia contestazione. Io voglio sapere perché due diverse procedure sono utilizzate l’una in contrasto con l’altra.
Mario Giuriati
(Crema)

Noci la smetta di citare i nomi dei caduti
Egregio direttore,
a proposito della lettera di Sergio Noci (...) nel volume dedicato ai caduti partigiani cremonesi, in effetti risulta un Gianfranco Noci con la data del decesso, senza però della motivazione dello stesso. A pensar male ogni tanto ci s’azzecca! La storia è sempre stata ampollosamente mistificata dai vincitori, addossando tutte le malvagità ai vinti! «Guai ai vinti» di Brenno è sintomatico, e ne è la conferma miserabile. Il Pci di Togliatti (e Serghei) si è «arruolato» tra loro pur non avendo alcun merito decisivo nella guerra cosiddetta di Liberazione (sic), condotta dagli anglo-russo-americani. Tramarono contro l’Italia tutta, alleandosi al nostro peggior nemico: quello Stalin che è stato il più spietato carnefice del ’900 (100 milioni di morti - vedi il libro nero sul comunismo). Altro che Hitler e specialmente Mussolini. (...) Compagno Noci, è ora di finirla di citare i nomi dei caduti. (...)
Luciano Pedrini
(Cremona)

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