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8 maggio

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

07 Maggio 2016 - 12:32

IL CASO
Trasformazione della plastica in raffineria: non se ne fa nulla
Signor direttore,
credo sia il caso di spendere due parole in merito all'ipotetico centro di trasformazione delle poliolefine (per il profano: Moplen) in gasolio per autotrazione da realizzarsi nell’area ex Tamoil, che a mio parere non verrà mai realizzato perché assolutamente non redditizio.
In breve:
1) Ad oggi il petrolio greggio è venduto a circa 45 dollari al barile, prezzo quanto mai basso;
2) Un simile impianto è fortemente energivoro (in pratica deve ‘cuocere’ la plastica in forni alimentati a metano, simili a quelli per la raffinazione) e richiede investimenti considerevoli per la costruzione;
3) La materia prima dev’essere accuratamente selezionata perché la presenza di altre plastiche renderebbe qualcosa di simile al cherosene anziché al gasolio, oppure sarebbe contaminato da cloro (partendo dal Pvc);
4) Probabilmente quanto ottenuto dovrebbe comunque essere raffinato in altri impianti per rispettare le specifiche richieste per l'utilizzo in motori diesel.
Parafrasando il Sommo Poeta, ‘lasciate ogni speranza / o voi che (non) lavorate’: se tanto mi da tanto finirà come si vide vent’anni fa con la Cremona Resine.
Michele Fornari
(Cremona)
Credo che lei abbia ragione: di questo progetto non si è più saputo niente. Ritengo anche che si debba procedere al riutilizzo in senso produttivo dell’area sulla quale sorge la raffineria dismessa, creando nuovi posti di lavoro.

L'INTERVENTO
Sviluppo forze sociali tornino protagoniste
Lo si dice e scrive da tempo: l’Italia sta passando da un ‘capitalismo di sistema’ a un pieno capitalismo di mercato. E la diagnosi, pur nel suo elegante tecnicismo, non è propriamente un complimento. Con buona pace di Renzi, ovviamente, molto calato nel ruolo del nocchiero che sta conducendo la nostra economia nei mari aperti e pescosi del mercato globale dopo averla resa nuovamente attraente agli occhi degli investitori stranieri. Tema attualissimo, in presenza della controversa scalata di capitale francese sia in Telecom che in Mediaset. Ragionando in generale, che la crescente presenza straniera in decisivi settori della nostra economia sia indizio palese di una nostra ritrovata forza sistemica è verità tutta da dimostrare. Altro è attirare investimenti dalle posizioni di forza di un’economia in crescita che induce partner esteri a puntare su di noi.. Altro è attirare in ragione della propria debolezza e di quell’endemico bisogno di trasfusioni di capitale fresco che cambia radicalmente il senso della faccenda: svendite, più che successi mirati all’interesse nazionale, qualora si ceda il pallino del sistema Italia e l’egemonia nei suoi gangli vitali. In questo senso, il tramonto del nostro ‘capitalismo di sistema’ non è cosa di cui rallegrarsi. Significa che abbiamo archiviato un’economia guidata, pur con alterne fortune, da un’idea di sviluppo conseguente a un qualche tipo di concertazione nazionale, per imboccare la strada di un capitalismo senza cabina di regia. E, a proposito di regia, ci sovviene il famoso partito della nazione: come l’araba fenice ‘che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa’. Dove mai dovrebbe stare infatti se non in ‘quella’ cabina di regia, quasi completamente sostituita ormai dal pilota automatico del mercato? Sia chiaro, tanto di cappello a una filosofia economica saggiamente affidata al libero gioco della domanda e dell’offerta.
Ma qui non si tratta di giudicare teorie ma della specifica e concreta contingenza attuale, in cui un’astratta esaltazione del mercato come valore assoluto e autoreferenziale rischia di andare a sbattere contro due giganteschi processi in atto nel mondo contemporaneo. Primo: la globalizzazione del mercato, che non solo non cancella ma problematicamente riconfigura l’intera questione dell’interesse nazionale. Secondo: il sorpasso dell’economia finanziaria su quella reale, che sta producendo allarmanti effetti distorsivi sul concetto di crescita tradizionalmente intesa. Rischia infatti di slacciare la crescita dei profitti finanziari dalla crescita dei posti di lavoro, dell’occupazione e dunque della qualità di vita del Paese reale, i cui indicatori tendono infatti tristemente verso il basso. Moralistico rilevarlo? No, razionale. Chiedersi cosa sta diventando il nostro capitalismo significa dunque chiedersi cosa sta diventando il Paese e, con esso, il nostro futuro. La famosa ‘mano invisibile’ del mercato diventa infatti la mitica ‘mano santa’ solo se il complessivo quadro storico politico la indirizza in questo senso. Ovvio che il mercato, operante nel quadro delle liberaldemocrazie occidentali, ha strameritato, per gigantesche vittorie sul campo, di sopravvivere al tracollo delle economie pianificate di stampo sovietico. Ma la fase storica di straordinaria mobilità sociale che ebbe per motore il mercato e che, per intenderci, consentì a un operaio calabrese approdato all’industria del nord di laureare i figli, fu anche il risultato di non distratte concertazioni fra economia e politica in un’Italia che ancora sapeva e poteva coralmente ragionare del proprio futuro. Futuro collettivo: dimensione sfuggente e labilissima se si tenti oggi di indovinarla nelle sofisticate trame di un capitalismo finanziario per sua natura transnazionale. Dunque, non è tutto oro quel che luce. Chi meglio di un lombardo della ‘Bassa’ sa, per esempio, quanto il comparto del latte, con le sue storiche eccellenze, sia messo in ginocchio negli spietati ‘giochi senza frontiere’ di una concorrenza insostenibile. I nostri produttori, con la palla al piede di un mortale carico fiscale e normativo, gareggiano con competitori esteri in corsa a zaino leggero e scarpe giuste. Anche questo macello, tecnicamente parlando, è mercato. Mercato sì, ‘mano santa’ no. Cosa concluderne? Con una domanda forse ingenua, ma non sprovveduta. Un sistema Italia che perde pezzi, svende beni di famiglia, s’avventura in cordate non sempre convincenti, pone o non pone le premesse per un’economia colonizzata? Cedere quote di proprietà in settori strategicamente vitali significa o non significa cedere quote di diritto alla autodeterminazione del proprio sviluppo e della sua qualità? Paradossi della storia.
All’avvento di Renzi fu ragionevole rallegrarsi del polso con cui dichiarò chiusa la stagione di quella malaugurata concertazione permanente che, nel gioco dei veti incrociati fra i soliti noti — sindacati, Confindustria e così via — ci condannò al pantano di un lungo e costosissimo immobilismo. Oggi, eccoci invece a invocare che i protagonisti sociali dello sviluppo ritrovino la parola e la strada di una nuova concertazione, da negoziare non sulle barricate di indifendibili logiche corporative e di un mondo che non c’è più, ma di un’idea di bene comune che faccia del mercato, in concreto e non solo in teoria. il luogo etico di preziose opportunità collettive. Sentiamo la loro voce? Per dirla con Leopardi: ‘Sovrumani silenzi e profondissima quiete’...
Ada Ferrari

Art Bonus, approfittiamone
Appello ai mecenati
Gentile direttore,
ringraziamo Eva per averci segnalato il convegno relativo all’Art Bonus che si terrà a Venezia il 18 maggio. La fondazione Teatro Ponchielli ci tiene a informarla che già da tempo segue questa iniziativa, infatti il sovrintendente del teatro Angela Cauzzi ha partecipato sia al convegno svoltosi il 22 aprile al Teatro San Domenico di Crema alla presenza dell’on. Flavia Piccoli Nardelli, presidente della commissione Cultura della Camera, sia a quello tenutosi martedì 3 maggio al Teatro Franco Parenti di Milano. Ciò che ci auguriamo ora di trovare dei mecenati che approfittino dell’Art Bonus.
Barbara Sozzi
(Ufficio stampa Fondazione Teatro A. Ponchielli)

Con Berlusconi premier, il Pd difendeva le toghe e oggi...
Gentilissimo direttore,
mi permetta un piccolo commento letto questa mattina su di un quotidiano sportivo ma che di fatto parla di politica. Era un intervento del senatore Pd Luciano Pizzetti (...). Ebbene l’intervento riguardava, guarda caso, un intervento della magistratura nei confronti di un esponente Pd che ricopriva la carica di sindaco di Lodi, e quando si dice che alla spudoratezza non c’è limite, il senatore Pizzetti si scagliava contro la magistratura di Lodi e contro l’arresto del sindaco definito dallo stesso Pizzetti persona limpida. E proseguendo nella sua dichiarazione faceva cenno ad un’altra querelle giudiziaria che riguardava il ‘delfino’ di Bersani, tale Filippo Penati che sempre a suo dire è stato vittima di un madornale errore giudiziario tanto che poi la giustizia ha fatto giustizia mandandolo in prescrizione. All’epoca in cui Berlusconi obiettava con le toghe rosse, il Pd era in prima linea per difenderle ora invece....
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)
Cremonese, grazie di tutto capitano Brighenti
Signor direttore,
domenica sarò ancora in curva sud. Non per vedere una partita inutile. Per avere ancora la remota speranza di vedere un protagonista grigiorosso con la nostra maglia il prossimo anno. So che non sarà così; il capitano andrà a giocare con altra squadra. Ho impresso il momento della presentazione al Soldi come vice Abbruscato. Pochi mesi dopo era titolare e poi capitano. Ricordo quando ha giocato con un braccio rotto.. non ricordo polemiche o avventure extra-campo. Un professionista dedito a squadra e famiglia. Non ricordo polemiche anche quando il mister di turno lo faceva giocare sulla fascia.. d’asfalto del parcheggio dei Distinti (ancora chiusi). Un esempio di dedizione e passione. Tre stagioni in doppia cifra di gol in campionato. Soddisfazioni.. poche. Gol di rapina e spettacolari. Anche rigori sbagliati e .. da parte mia perdonati. Il legame con Cremona continuerà quando vedrà i figli nati qua. Un solo: grazie capitano. Ovunque andrai (tranne Piacenza e Brescia) il mio secondo pensiero sarà a come sarà andata la tua partita. Ciao
Andrea Brighenti
(rs1000@libero.it)

Pensioni, vitalizi e invalidi triste primato dell’Italia
Signor direttore,
man mano che passa il tempo, il dibattito sulle pensioni diventa ogni giorno più rovente, le riforme vengono ormai fatte annualmente e le ‘tosature’, dolorose e sistematiche, sempre sulla pelle di chi ha lavorato una vita, versando fior fior di contributi nelle casse dell’Inps. L’abilità nel saper scatenare lotte fratricide tra i pensionati sui vitalizi percepiti è una delle caratteristiche genetiche di una certa parte politica, la quale se ne guarda bene di domandarsi il perché, in Italia ci sono quasi quattro milioni di invalidi civili, più della Gran Bretagna, della Francia, della Germania e della Spagna messe insieme. L’80 per cento degli assegni erogati risulta essere di natura puramente assistenziale e vede le regioni meridionali al primo posto, con la Calabria che da sola detiene il record mondiale con 97 invalidi civili su mille abitanti. Per quale motivo non si è mai cercato di risolvere questo vergognoso fenomeno tipicamente italico? Quanto ci costano questi simulatori, stimati attorno ai 3 milioni? (...)
Andrea Zecchini
(Camisano)

Classi sovraffollate
Chi pensa ai bambini?
Signor direttore,
scrivo ancora in merito alla classe materna eliminata dal provveditorato agli studi di Cremona. Si chiedeva a questi signori una giustifica sul diario per spiegare come in una scuola dell’ infanzia di Crema con 51 iscritti sia stata concessa una terza classe, così da averne 17 per classe invece di 25-26, e questa notizia è datata 28 aprile 2016, negli stessi giorni a Pizzighettone ne eliminano una. Eh no, non va bene, qualcosa non quadra, per noi, per loro quadra tutto. Ne aggiungiamo una a Crema e la togliamo a Pizzighettone. Qui a settembre saranno ben 29 bimbi per classe, grazie a chi guarda con occhio vigile alle regole ma non pensa proprio ai più innocenti, i bambini. Il papà di Diego e Isabel
(Cremona)

Indagati, non vittime
Si vergognino
Egregio dignor direttore, mi piacciono quelle persone cosiddette per bene che indagate per loro presunte malefatte, si indignano e imprecando affermano: mi vergogno di essere italiano, sono sereno, ho piena fiducia nella magistratura, confido nella prescrizione. Si dovrebbero vergognare e non cercare di far credere che sono vittime perseguitate.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Commemorazione fascista/1
State zitti, voi di Casa Pound
Egregio signor direttore, vistomi tirato in causa mi permetta di rispondere ai ragazzi della via Pall di Casa Pound di Cremona che dovendosi rifare una verginità politica, visto che si sono prostituiti alla Lega (sempre che Salvini non li abbia già presi a pedate nei denti) elemosinando una poltrona invece di stare in religioso silenzio, come loro abitudine, attaccano il sottoscritto per come organizza la commemorazione dei martiri fascisti di Cremona. Innanzitutto vorrei replicare che chi ha cambiato sette partiti sentendosi fascista in Forza Italia oppure chi ne segue le direttive non ha alcun titolo morale per farmi la predica. Vi ricordo che fino a 2 anni fa ero iscritto al vostro movimento, dal quale ho dato, fortunatamente, le dimissioni, e vi rammento che inviavate i vostri aderenti a partecipare alle nostre commemorazioni in cerca, evidentemente, di voti. Il sottoscritto non ha mai elemosinato nulla. Ha sempre mostrato la propria faccia. Vi ricordo che quando frequentavo la vostra sede mai una volta mi avete consigliato su come gestite la commemorazione; siete solo stati capaci di criticare. Quando sono successi gli incidenti col centro sociale a prescindere di chi fossero le reali responsabilità io espresso, ad un imputato, tutta la mia solidarietà in quanto credevo che foste camerati e per me un camerata se è tale lo è per sempre voi invece fortunatamente vi siete tolti la maschera. Se fosse per i ragazzi della via Pall i nostri Martiri sarebbero nell’oblio mentre con le nostre commemorazioni vivono ed il loro spirito aleggia tra le nostre splendide bandiere. Quando prendo, durante la commemorazione, la parola sarò estremista, delirante e tutte le infamie che vomitate ma almeno pongo il problema facendo, magari, ridere qualcuno ma almeno tra articoli di giornali e denunce ci sarà chi capirà che i morti sono tutti uguali e che meritano di essere ricordati con la bandiera per la quale si sono immolati. (...)
Gian Alberto D'Angelo
(Cremona)

Commemorazione fascista/2
Corada sindaco l’accettava
Gentile direttore,
premetto che da anni partecipo alla commemorazione dei caduti della Rsi presso il cimitero di Cremona. In tutti questi anni non ho mai assistito a episodi di intolleranza, atti di vandalismo, aggressioni a chicchessia, anzi mi sono sempre meravigliato di fronte all’inutile spiegamento di forze dell’ordine e al conseguente spreco di denaro pubblico. Anno dopo anno invece ho assistito ad un’azione di repressione nei confronti degli organizzatori e dei partecipanti, niente bandiere, niente labari, nessun saluto, nessun canto, indagini della Procura, culminato l’anno scorso con la proibizione della messa e quest’anno proibendo la benedizione delle tombe. Volevo porre una domanda al professor Corada presidente dell’Anpi (...): ma perché quando era sindaco ha sempre consentito la commemorazione con relativa liturgia e non ha mai pensato di prendere posizione contro saluti e canti? Non credo che i nostri saluti e quattro strofe stonate all’interno del cimitero per ricordare i caduti disturbino qualcuno o siano la prova della ricostituzione del disciolto partito fascista (...)
Tino Bussatori Mascitelli
(Cremona)

Il Comune chiede i contratti d’affitto. Ma sa gestirli?
Signor direttore,
come proprietario di immobili concessi in locazione, ho ricevuto dal Comune di Cremona una lettera speditami con posta ordinaria (quindi, senza la certezza della consegna) in cui si chiede copia dei contratti d’affitto dal 2011 al 2016 che hanno dato diritto a una riduzione dell’Imu. Facendo una verifica tramite internet, sempre della legge citata, scopro che in mancanza di collaborazione del contribuente, l’accertamento può essere a semplice presunzione e in caso di omessa presentazione si applica una sanzione. Nel mio caso, dovrei presentare 11 contratti di affitto composti da sette pagine ciascuno. Ma sono in grado di gestire tutta questa carta? D’altronde cosa aspettarsi da un dirigente che ha sbagliato i calcoli dell’aliquota Imu? (...)
Marta Zangrandi
(Cremona)

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