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Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

16 Aprile 2016 - 13:10

IL CASO
Ogni Comune deve avere la sua ‘casa degli anziani’
Egregio direttore, finché mi sarà concesso spazio sul nostro giornale continuerò a scrivere per dire che ogni Comune deve avere una struttura atta ad ospitare i propri anziani non autosufficienti. Tanti anni sono ormai trascorsi, il tempo di un temporale dove ora l’arcobaleno ha un solo colore, il rosso del tramonto che inesauribilmente avvicina l’attimo durante il quale sarò costretto ad abbandonare casa e paese, per vivere l’ultimo tempo concessomi lontano dagli affetti cari. La nostra società pur vivendo in un mondo di vertiginose scoperte, corre il serio pericolo di dimenticare l’uomo. E’ assolutamente urgente che il governo trasferisca risorse economiche alle amministrazioni comunali, che ne facciano richiesta per realizzare la propria casa dell’anziano. Le risorse si possono facilmente trovare, basta osservare il settimo comandamento e avere nella mente il pensiero di coloro che soffrono; e sono tanti. Così noi anziani non saremo costretti a lasciare le nostre radici, sentiremo ancora voci amiche, vedere volti cari, guarire e dire: è il nostro cielo; raccontare ancora qualche sogno, i ricordi non saranno tormentati dalla tristezza e solitudine, faranno meno paura. Abbiamo il sacrosanto diritto di vivere e morire nel nostro lembo di terra, essenza di una intera vita. Siamo gocce di storia, vi si può trovare la saggezza dono alle nuove generazioni. Versare una sola lacrima perché costretti ad abbandonare ciò che infinitamente amiamo è un delitto che la società compie in nome dell’indifferenza.
Antonio Danesi
(San Daniele Po)

Condivido in pieno lo spirito della sua lettera anche se credo che sia impossibile realizzare in ogni Comune una ‘casa dell’anziano’. Sottolineo, peraltro, che nella nostra provincia la situazione non è poi tanto male.

L'INTERVENTO
La ‘giustizia’ mediatica spesso prevale sul processo
La cronaca è il racconto di fatti nella loro successione temporale. In quanto tale, costituisce un’espressione del pensiero in forma narrativa, senza alcuna distinzione del mezzo impiegato per la sua diffusione. Nella percezione comune, il termine ‘cronaca’ indica l’attività del giornalista, consistente nell’esporre gli avvenimenti di cui egli sia venuto a conoscenza per la sua professione. Bisogna avere ben chiaro che la cronaca, per la contraddizione che non lo consente, non si identifica con l’opinione. Da noi, la confusione dei due concetti ha gradualmente alterato la storia narrata del giudizio penale, che giornali e televisioni, tracimando dagli argini imposti dalla logica e dal diritto, trasformano in ‘altro da sé’. Questa mutazione genetica, mentre lascia indifferente il ceto politico, che invoca il pericolo del bavaglio per la libertà di informazione, garantita dall’articolo 21 della Carta costituzionale, trova una sponda giustificativa in sentenze della Corte di cassazione. La quale sostiene che le campagne di stampa quantunque astiose, accese e martellanti o le pressioni dell’opinione pubblica non sono di per sé idonee a condizionare il giudice, abituato ad essere oggetto di attenzione e critica senza che sia menomata la sua indipendenza. Conclusione da ritenere un atto di fede, che lo stesso Collegio di legittimità smentisce quando esamina il processo celebrato a Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher: l’inusitato clamore mediatico ha fatto sì che le indagini subissero un’accelerazione nella spasmodica ricerca di un colpevole da consegnare all’opinione pubblica internazionale e non ha certamente giovato alla ricerca della verità sostanziale che presuppone la compiutezza e la correttezza dell’attività investigativa. Altrettanto apodittico è l’assunto che ‘il debordare non commendevole della cosiddetta giustizia-spettacolo, il vedere pagine intere di giornali o intere puntate di talk shows occupate da vicende giudiziarie ancora in corso, in cui si sviscerano tesi con formazioni di innocentisti e colpevolisti, ha finito per diventare fenomeno talmente normale che nessuno ci fa più caso’.
Tesi da respingere con fermezza, essendo gratuita l’affermazione dello scarso credito assegnato dai cittadini a codeste forme di stampa, che obbediscono a uno statuto comunicativo fondato su tecniche di grande forza persuasiva. Una prima modalità di analisi è la rappresentazione degli accadimenti — soprattutto in televisione — attraverso i meccanismi del genere serial o soap opera e del genere giallo, cosicché l’interesse della gente non viene canalizzato sull’epilogo, sulla soluzione del mistero, ovvero sulla decisione finale, ma sui singoli episodi. Con una conseguenza necessitata: la verità è quella che appare ogni giorno, mentre il giudizio definitivo diventa inessenziale nell’economia del racconto. Una diversa pratica concentra la curiosità sulle iniziali indagini del pubblico ministero, sulle misure cautelari applicate, sull’avvio del giudizio di primo grado. Poi, cade il silenzio, sicché l’innocente assolto dalle accuse enfatizzate oltre la decenza conserva il marchio infamante, che solo un tempo lunghissimo rimuove dalla memoria collettiva. Un terzo passaggio si realizza con studiati titoli di giornali o di apposite trasmissioni: i messaggi interpretativi, nella semplicità di proposizioni sintetiche e unidirezionali, annunciano il risultato auspicato dall’accusa, quand’anche l’accertamento dei fatti sia provvisorio e precario. Gli slogans ‘mani pulite’ o ‘processo alle toghe sporche’, per esempio, sono esemplari in tal senso. L’intreccio tra fiction e cronaca giudiziaria, perciò, contribuisce alla ‘perversione del processo’, e travolge le regole stabilite dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui l’imparzialità del giudice non consente alla stampa di formulare ‘dichiarazioni che risulterebbero idonee, intenzionalmente o no, a ridurre le chances per una persona di beneficiare di un processo equo’. Nei Paesi dell’Unione europea questo principio è rigorosamente osservato, mentre l’Italia, patria del diritto e dei dritti, detiene lo sconfortante primato della giustizia mediatica, ormai alternativa a quella dei tribunali. Ciò non è senza effetti sul piano dei valori, come i giuristi più sensibili non mancano di segnalare: per un verso, l’informazione abdica al suo ruolo di ‘cane da guardia’ della democrazia e di vigile sentinella della corretta amministrazione della giustizia; per altro verso, l’amministrazione della giustizia diventa interlocutrice dei media e ne subisce i condizionamenti. Un’esigenza di equilibrio, in particolare, suggerisce di vietare per legge i salotti televisivi con esperti d’accatto, che intonano, senza alcun ritegno, le litanie colpevoliste a processo ancora pendente. E’ una sconcezza da eliminare subito.
Francesco Nuzzo

Cosa serve per dichiarare fallito il trattato di Schengen?
Signor direttore,
al Brennero fervono i lavori di costruzione della nuova barriera; affidati alla società che gestisce le autostrade austriache, qui da noi si direbbe con procedura di ‘somma urgenza’. La cosa che non dovrebbe passare sotto silenzio è l’idea che la polizia ferroviaria austriaca possa salire sui treni già nella stazione di Fortezza-Franzenfeste. E perché non a Trento oppure a Verona? Cosa serve ancora per dichiarare fallito il trattato di Schengen? Facciamo studiare Cesare Battisti ai nostri scolari, sarà utile a breve.
Stefano Bandioli
(Castelvetro Piacentino)

E c’è pure gente a cui piace questa Rai: meglio per loro
Signor direttore,
non voglio entrare in polemica con il signor Amato e non voglio dilungarmi oltre. Chiedo solo a questo signore quale televisione ha visto domenica sera. La Rai ha cominciato a divulgare la notizia solo il lunedì successivo, probabilmente sottovalutando l’evento. Evidentemente questa Rai gli piace (e me ne rallegro con lui) e pagherà pure un abbonamento speciale visto che è stato il solo a vedere il servizio domenica sera. Io, della Rai, seguo quasi esclusivamente i TG, gli unici a non avere interruzioni pubblicitarie. A proposito della favola dei cento euro fatturati in bolletta (contro i 113 precedenti) voglio ricordare a questo signore che praticamente ne pagheremo 122 (cento più IVA). Non è che, per caso, è anche tifoso del Napoli Calcio. Chiuso l’argomento, per quanto mi riguarda. Ora mi rivolgo a lei, signor direttore, per fare una piccola precisazione al suo commento, che tra l’altro, strano ma vero, ho molto gradito: capisco i diritti televisivi per quanto riguarda le immagini, ma tre parole mamma Rai poteva spenderle prima, almeno per diritto e dovere di cronaca.
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Nel referendum è in gioco il modello di sviluppo del Paese
Caro direttore,
ci siamo: domenica 17 aprile è la data del referendum che chiama i cittadini italiani a esprimersi in materia di trivellazioni. Il Governo continua con la linea dell’ambiguità: promuove leggi che incentivano ancora il petrolio, ha negato l’accorpamento del referendum con le elezioni amministrative (che ci avrebbe fatto risparmiare oltre 300 milioni di euro) e non garantisce l’informazione televisiva. Nel frattempo, continuano le concessioni per la ricerca di idrocarburi e dalle cronache di questi giorni apprendiamo anche di procedure inaccettabili, che parlano di conflitti di interesse e di comportamenti lontani dalla legalità e dalla trasparenza. Il problema sta nel modello di sviluppo che questo Governo ha in mente per il nostro Paese: un modello ottocentesco, tra petrolio, carbone, dominio degli affari e delle lobby sulla politica e soprattutto sui diritti dei cittadini. Altri Paesi si sono dati degli obiettivi: in Germania, per esempio, la produzione di un milione di auto elettriche entro il 2020, la decarbonizzazione totale entro il 2025, il raggiungimento del 100% di energie rinnovabili entro il 2030. In Italia, invece, nel 2015 — mi rifaccio ai dati di Legambiente — si sono contati «circa 14,7 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili tra diretti e indiretti, in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc.) distribuiti ad autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore, sconti e regali per le trivellazioni. Tutte attività che inquinano l’aria, danneggiano la salute e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici». Noi invece puntiamo sui nuovi sistemi che la scienza e la ricerca ci mettono a disposizione: energia pulita, rinnovabile, molto più economica, sotto il controllo democratico, nel rispetto dell’ambiente e delle persone che vi lavorano e vivono. Un programma che preveda sviluppo delle fonti di energia pulite, contenimento dell’uso delle risorse e incentivi al trasporto pubblico e ferroviario è in grado di dare ottimi risultati nella riduzione dell’uso di petrolio, come si è già visto in altri Paesi europei. Tutto ciò insieme alla tutela e allo sviluppo della filiera agroalimentare, punto di forza della nostra economia, che invece sarebbe irrimediabilmente compromessa da interventi rischiosi e invasivi, tra cui trivellazioni petrolifere e impianti di stoccaggio gas. Il referendum ha un chiaro valore di indirizzo politico: non si potrà non tener conto del suo risultato. Per questo apprezzo e sostengo le mobilitazioni di associazioni e cittadini già attuate e che si stanno attuando, anche a livello locale, e invito tutte e tutti a fare la cosa giusta, votando SÌ per fermare le trivelle. (...)
Franco Bordo
(deputato di Sinistra Italiana)

I tifosi della Cremo sognano i successi di Pomì e Vanoli
Egregio direttore,
dopo aver esultato per il triplete della Pomì e i ripetuti successi della Vanoli, logico che il tifoso della Cremonese provi un po’ di amarezza, o più sinceramente di invidia per un anno calcistico povero di soddisfazioni e ricco di delusioni! Si spera che i dirigenti della nostra ‘amata’ prendano esempio dal volley e dal basket, dove i successi raggiunti sono frutto di una accurata programmazione che anno dopo anno ha permesso di raggiungere prestigiosi traguardi. E’ auspicabile che i signori Simoni e Giammarioli non si comportino, anche nel prossimo anno, come l’omerica Penelope, pronta a disfare quanto appena fatto! Quest’anno abbiamo una ‘tela’ di almeno dieci giocatori: Ravaglia, Gambaretti, Briganti, Marconi, Crialese, Pesce, Scarsella, Maiorino, Magnaghi e Sansovini che, a mio avviso, meritano una conferma. Non mi sono dimenticato di Brighenti... anzi lo ritengo meritevole di categorie superiori e questo sacrifico consentirà alla società di investire nell’acquisto di alcuni giovani con esperienza di LegaPro (es Scaccabarozzi del Renate) oltre che trattenere i meritevoli di conferma. Inoltre, nella rosa attuale, ci sono almeno 4-5 giocatori che, se accettano il ruolo di riserva, potrebbero essere riconfermati in modo tale da poter mettere a disposizione dell’allenatore fin dall’inizio della nuova preparazione un gruppo di massimo 18 giocatori per la maggior parte ‘collaudati’ su cui lavorare. Al bisogno si potrà sempre attingere dalla Berretti, visto i brillanti risultati fin qui ottenuti! Per quanto riguarda l’allenatore, mi sembrerebbe opportuno confermare, fin da adesso, Rossitto in modo che le ultime partite di questo campionato possano già essere considerate come un test della prossima stagione. (...)
Tonybos46
(Cremona)

La magrezza eccessiva è un insano modello di bellezza
Gentile direttore,
non so se le gentili signore che pensano di essere magre, abbiano fatto la prova del... telefonino! L’ultima incredibile novità sul fitness arriva dalla Cina, e consiste nel verificare se le ginocchia unite scompaiono sotto uno smartphone di circa 14 cm di lunghezza: in tal caso si hanno delle gambe invidiabili. E’ l’ennesima assurda trovata, dopo quella di misurare se il punto vita è abbastanza sottile da nascondersi dietro un foglio A4 o tanto esile da consentire di toccarsi l’ombelico facendo passare un braccio dietro la schiena. Bizzarre trovate che sponsorizzano un insano ideale di bellezza e che spero siano presto dimenticate!
Michele Massa
(Bologna)

Sui migranti buonismo peloso
Anche la Chiesa sta sbagliando
Egregio direttore,
il dibattito sull’immigrazione terrà banco ancora per molti anni, nel frattempo non ci rimane che assistere alle gravi ripercussioni che si abbatteranno sul nostro Paese già provato da una spaventosa crisi economica. L’Italia non è in grado di assorbire ondate migratorie di proporzioni bibliche, alla luce del fatto che, la disoccupazione ha raggiunto livelli di guardia e che la povertà sta interessando ormai quasi 5 milioni di famiglie italiane. I fautori dell’invasione, ben visibili e schierati politicamente nel centrosinistra, sono al corrente di quanto sopra riportato ma ipocritamente fanno finta di non capire, hanno le spalle coperte, molti di loro fanno affari con l’immigrazione, sono ricchi e vivono protetti nei loro fortini. (...) Nei dibattiti televisivi sono dei veri maestri nel riempirsi la bocca di solidarietà, accoglienza e buonismo peloso, il tutto condito con frasi ad effetto del tipo; razzista, xenofobo, populista, seminatori di odio e di paura all’indirizzo di chi non la pensa come loro. Anche la Chiesa di Roma, in un futuro non lontano, dovrà fare i conti con una tristissima e spaventosa realtà. (...)
Andrea Zecchini
(Camisano)

Ciclisti/1.
Biagi e il giornale si dovrebbero scusare
Signor direttore,
mi sono imbattuto nella ‘lettera’ scritta da tal Ernesto Biagi relativa ai ciclisti e al trattamento che il signore riserverebbe loro. Non commento il contenuto della lettera, perché sarebbe superfluo. Trovo assolutamente vergognoso che un giornale possa pubblicare una lettera del genere. Esigo scuse ufficiali nei confronti di tutti i ciclisti e una presa di posizione netta nei confronti di quanto, spero per superficialità, è stato pubblicato.
Guido Bianchi
(Cremona)

Ciclisti/2.
Estirpare come nutrie? Serve più educazione
Signor direttore,
in merito alla lettera di Ernesto Biagi che dice che tutti i ciclisti sono da estirpare come le nutrie, meglio che impari l’educazione e rispetto per gli altri, e ci sono termini e termini da usare. Comunque non merita risposta un poveretto che fa tali affermazioni. Chissà che frustrazioni ha dalla vita.
Un ciclista educato
(Cremona)

Ciclista/3.
Una lettera offensiva e di cattivo gusto: scusatevi
Signor direttore,
volete rispondermi e dirmi come vi è venuta in mente una cosa del genere? Offensiva e di basso gusto? Ma non avete vergogna? Facile scrivere che voi non rispondete per quello che scrivono i vostri lettori... Datemi una risposta valida... Almeno fate le scuse a tutto il mondo dei ciclisti.
Simone Cirone
(Cremona)

Vi invito a rileggere la lettera di Biagi. Non potrete non cogliere il chiarissimo intento provocatorio.

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Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    18 Aprile 2016 - 10:15

    Bordo, ma ancora credi ai dati di legambiente? ma ancora credi che siamo vicini al 100% di energia da fonti rinnovabili? Ancora parli di trivelle quando il referendum (che è andato esattamente come avevo previso e cioè con il 32% di votanti) parlava solo di concessioni? Scendi dall'iperuranio del tuo mondo perfetto e vieni a ragionare tra gli uomini, oppure vuoi organizzare un'altra bella manifestazione dove sostenere i no-triv, no-trav, no-cervell?

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