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26 marzo

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

29 Marzo 2016 - 15:35

IL CASO
Centri massaggi in città
Chi effettua i controlli?
Signor direttore,
quali sono i requisiti richiesti dall'amministrazione comunale per la concessione e l’abilitazione all'esercizio dei massaggi, che sempre più sta prendendo piede nel nostro territorio? È noto che il massaggio richiede conoscenze del corpo umano normalmente bagaglio professionale di fisioterapisti diplomati. Tale specializzazione è richiesta a chi reclamizza in negozi sommariamente e velocemente, adibiti a tale attività una molteplicità di massaggi, fra i quali anche quello ‘romantico’, chiaro ammiccamento a tutt’altro trattamento? In molti casi la presentazione dell’attività ha più a che fare con quella a luci rosse, là dove lo Stato ha legalizzato la prostituzione. Ambiente totalmente chiuso con luci intermittenti led multicolori all'esterno aperto fino alle 22 e oltre.
Il proliferare di tali esercizi, che apparentemente nascono senza un severo controllo dell'amministrazione comunale, sembra un appoggio a quanto proclamato da Salvini che vede nella legalizzazione della prostituzione, con ricevute e tasse annesse, un sistema per risolvere i problemi finanziari dei Comuni. Non mi sembra che tale soluzione fosse nel programma dell’amministrazione di centro sinistra, che pertanto deve vigilare affinché ciò non avvenga. Rimane da verificare se chi esercita questa attività emette regolari ricevute e paga le tasse conseguenti. A tale proposito nutro dei seri dubbi, provate a verificare l'ultimo nato che ha aperto pochi giorni fa.
telvalerio@yahoo.com

Immagino che lei conosca personalmente almeno ‘l’ultimo nato’ , come lei lo definisce, visto che fa intendere che lì non si emettano regolari ricevute. Quanto ai controlli, mi risulta che ci siano: con una certa frequenza diamo notizia di sanzioni e chiusure obbligatorie.

L’INTERVENTO
Politica in crisi
Ripartiamo da noi
«Se si votasse oggi Tizio salirebbe, Caio scenderebbe...». Ogni santo giorno ci aggiornano come se in un mondo alle prese con l’infinitamente grande qualche testa degna di questo nome s’appassionasse ancora all’infinitamente piccolo. Fa riflettere tuttavia il dato, in crescita, dei potenziali astenuti. In prima battuta è ovviamente imputabile alla sfiducia in un ceto politico così ciecamente assorbito dal problema della propria sopravvivenza da scordarsi le ragioni per cui gli italiani, con generosità degna di miglior causa, continuano a coprirgli le spese.
Ma la disaffezione al voto cova ben altro: la sfiducia investe ormai la politica in quanto tale, un’arte che si dubita inadeguata ad affrontare con successo i giganteschi problemi contemporanei. Il sospetto, insomma, è che la realtà in cui viviamo non sia più razionalmente interpretabile e concretamente governabile: la globalizzazione ne ha divaricato i confini, moltiplicato e complicato le interdipendenze interne, accresciuto i contagi conflittuali fra aree geopolitiche un tempo a distanza di sicurezza. Ma soprattutto ha concentrato, e fisicamente allontanato dalla platea dei comuni mortali, i luoghi in cui si assumono le scelte decisive. Se quanto sopra sia un bene temporaneamente travestito da male lo dirà il futuro. Per ora tiene campo un diffidente timore. Se siamo foglie nel vento di una epocale trasformazione che senso ha entrare in cabina e mettere una crocetta sul nome di un tizio che di quel che sta veramente accadendo capisce più o meno quanto noi? Per secoli il più ambito orizzonte di popoli e individui è stata proprio lei, la democrazia, per la sua preziosa capacità di estendere a tutti e a ciascuno quote di partecipazione alla scelte collettive. Qualcosa di ben grave dev’essere accaduto se un così imponente numero di uomini e donne, oggi, a tutto questo risponde ‘no grazie’. Probabile che all’origine del problema stia anche un deteriorato rapporto col futuro.
E’ questo il disvalore aggiunto che rende la crisi attuale singolarmente recidiva e diversa dalle precedenti. Diversa, per esempio, dalla pur acuta problematicità dell’ultimo dopoguerra quando, in una società ridotta a pelle e ossa, fame di pane e fame di futuro procedevano insieme attingendo a quell’immensa voglia di vita che non fu solo impennata demografica ma anche straordinario investimento fiduciario sulla politica e la sua possibilità di migliorare il mondo. Oggi il trend è opposto. Si disinveste da tutto quanto ha a che fare col futuro: culle vuote, urne disertate. E allora ammettiamolo, Renzi ha ragione quando dice che occorre quel grande risveglio civile che si spinge a definire ‘un nuovo umanesimo’. Lì per lì sembra la solita sparata. Miracoli come l’umanesimo, che vide il genio italiano in stato di grazia, fioriscono solo in presenza di eccezionali condizioni storiche, non è che li programmi a tavolino o al ristorante: ‘mi porti una pizza margherita e una porzione abbondante di umanesimo’. Né è detto che un’Italia in rinnovato stato di grazia vorrebbe Renzi come premier. Ma il messaggio resta degno di nota come uno dei rarissimi casi in cui la politica ha onestamente dichiarato i propri limiti e chiesto che le venga in aiuto una società civile più vigorosamente partecipe dell’avventura del proprio tempo. Il guaio è che la gente non crede più alla politica e, richiesta d’aiutarla, risponde: arrangiati, tu hai fatto il guaio, tu lo risolvi. Non fa una grinza ma ci immobilizza a un passo dal baratro. Lo stallo che ci tiene in scacco è di natura tale che non si sblocca per volontà del solo attore politico. Occorre che la società civile trovi inedite e autorevoli forme di rappresentanza alta e udibile, nulla a che vedere con cosucce tipo comitati di condominio e quartiere, già peraltro impegnatissimi a selezionare nuovi talenti 5 Stelle per conto del remoto santone Casaleggio. Già, ma quale leva oggi può produrre fra politica, economia e società le sinergie necessarie per un’affidabile rimessa in moto del sistema?
Se esiste, questa specie di ‘gancio in mezzo al cielo’ va senza dubbio sotto il nome di ‘sviluppo sostenibile’: quello è il cantiere in cui realisti e idealisti stanno applicando da qualche tempo i loro coraggiosi attrezzi. E’ infatti evidente che solo da quel cantiere può uscire risposta adeguata all’intreccio delle due gigantesche e interdipendenti sofferenze con cui ci misuriamo. C’è la sofferenza ambientale di un ecosistema violato che mostra con crescente evidenza la limitatezza delle risorse residue. E c’è la sofferenza sociale che si chiama mancanza di lavoro, arresto di crescita, concorrenza sleale di una automazione che si accinge a superare l’intelligenza umana grazie a quella artificiale. Siamo dunque costretti a reinventare forme, contenuti, committenti e destinatari di quel fattore lavoro che resta addendo insostituibile nella sommatoria di qualsiasi sistema sociale. Generare risorse a pianeta esaurito e generare posti di lavoro a ricchezza esaurita: tutta un’idea di sviluppo da riscrivere. Una sfida da far tremare i polsi ai protagonisti del modello di crescita che, con luci e ombre, ci ha condotti fin qui. Non è faccenda da risolvere nel cortile di casa. Questa concertazione o sarà trasversale a popoli e stati o non sarà. Se questo è lo scenario, possiamo ancora permetterci di snobbare la politica?
Ada Ferrari

Ostetricia all’Oglio Po
La puerpera ci contatti
Gentile direttore,
dispiace molto leggere quanto riportato nella lettera ‘All’ostetricia dell’Oglio Po è stata una brutta esperienza’, pubblicata in questa rubrica il 25 marzo. Purtroppo, gli elementi contenuti nella segnalazione non ci hanno consentito di individuare il caso specifico e attuare, come di consueto e nell’immediato, una verifica interna. Poiché è nostro desiderio fare chiarezza rispetto a quanto accaduto e rispondere in modo accurato all’istanza della neo mamma, invitiamo la signora a contattare quanto prima gli operatori dell’ufficio relazioni con il pubblico, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16 ai recapiti: Urp Ospedale di Cremona, tel. 0372 40550; urp@asst-cremona.it – Urp Ospedale Oglio Po, tel. 0375 281552; urp.op@asst-cremona.it.
Stefania Mattioli
(s.mattioli@ospedale.cremona.it)

Acli in difficoltà, puntare sulle attività redditizie
Signor direttore,
come abbiamo appreso dalle pagine del suo quotidiano le Acli di Cremona stanno attraversando un periodo critico economicamente parlando. Eppure l’efficienza dei servizi è ineccepibile come del resto la professionalità degli operatori è qualitativamente alta. La nuova presidenza si è posta politicamente un progetto da sviluppare, ma ad essa diciamo che senza soldi non si fa nulla! Purtroppo le parole non bastano! Bisogna trovare canali alternativi e soprattutto coinvolgere i giovani con i loro interessi legati alle tecnologie di comunicazione: web e internet. Solo così si potrà ragionare in positivo anche in tempi brevi. Se i giovani aderiscono, garantiscono futuro. Non siate retrogradi e guardate avanti. Ok i temi welfare, assistenza alle povertà, ai bisogni dei migranti, ecc. ma essi difficilmente portano soldi!
Seguono 5 firme
(Cremona)

La storia non si fa con i ‘se’ né con i ‘ma’
Egregio direttore,
con questa chiudo definitivamente lo scambio con Massimo Pelizzoni (...). Non ha capito che nessun uomo può stravolgere la storia, può avere opinioni diverse e basta. La storia è sempre stravolta dai vincitori a proprio uso e consumo; solo a distanza di molto tempo gli storici onesti riportano tutte le verità a disposizione del mondo senza essere di parte. La verità è che molti ‘signori’ che martellano un regime sono stati (e forse lo sono ancora, anche se oggi pochi) favorevoli ad altro regime più cupo e distruttivo (Siberia docet) senza vergognarsene. Ritorno allo scambio attuale e concludo. Addirittura quando si giunge al ‘se’ fosse avvenuto un fatto X o Y dico che non c’è più religione né politica perché siamo lavati, cotti e stracotti nonché privi di argomenti. Decine di migliaia di ‘se’ potremmo porre sul tavolo; sarebbe ‘vis comica’ e null’altro.
Geo Monti
(Cremona)

Vittime di serie A e B dolore del Premier selettivo
Signor direttore,
molti cittadini italiani avranno apprezzato il sincero dolore che il presidente del consiglio ‘non eletto’ Matteo Renzi, ha manifestato nei confronti dei nostri connazionali che hanno perso la vita in paesi stranieri per atti di terrorismo, per incidenti stradali o quant’altro. Ricordiamo la veneziana Valeria Solesin, morta al Bataclan di Parigi e recentemente le sette ragazze decedute tragicamente in Spagna, prontamente visitate in entrambe i casi dal primo ministro in persona. Per Matteo Renzi, però, non tutti i cittadini sono uguali: ha pensato bene di classificarli in due categorie ben distinte, quelli di serie A e quelli di serie B. Molti lettori ricorderanno il sanguinoso, barbaro ed efferato duplice omicidio dei due coniugi di Mineo in Sicilia, per mano di un giovane ghanese richiedente asilo. Il signor Renzi in quella occasione non partecipò ai funerali, sembra inoltre che non si sia neanche degnato di parlare telefonicamente con i familiari delle vittime per un chiarimento. Due pesi e due misure ma forse, in quella occasione, non c’erano i presupposti per potersi pavoneggiare davanti alla Nazione.
Ornella Pederzoli
(Camisano)

Torre de’ Picenardi ci vuole coraggio a investire
Signor direttore,
le chiedo spazio per rispondere al ‘Mister X’ di Torre de’ Picenardi. Lo scrittore di Torre che si permette di screditare il lavoro degli imprenditori del suo paese, a mio parere, oltre ad essere un maleducato è pure un codardo, perché non ha nemmeno il coraggio di firmarsi. Io credo che ci voglia rispetto per tutti gli imprenditori di Torre. Investire in un paese di campagna come il nostro richiede molti sacrifici, ma soprattutto coraggio. Coraggio che a mio parere il ‘Mister X’ non ha. Se solo analizziamo le attività in centro al paese, dobbiamo solo ringraziare i negozianti. Nonostante la ferrea concorrenza di supermarket situati a pochi chilometri da Torre, i nostri negozi garantiscono ogni giorno, soprattutto alle persone anziane, ottimi servizi. Caro ‘Mister X’ di Torre, forse è lei che sta sbagliando. Se poi non ricordo male, la commerciante che in modo educato le aveva risposto, non attaccava le nuove iniziative, ma faceva un plauso al grande coraggio dei nuovi imprenditori. Caro Mister X, abbia almeno il coraggio di chiedere scusa e si firmi la prossima volta.
Gian Mario Tabaglio
(Torre de’ Picenardi)

D’Alema aspira al Colle?
Stia zitto, Mattarella docet
Egregio direttore,
a volte ho l’impressione che D’Alema abbia la capacità di fare affermazioni meditate nei momenti peggiori, cosa che lo rende sommamente antipatico: di fronte agli attentati di Bruxelles se ne è uscito con la proposta di ammettere all’8 per mille anche le comunità islamiche e di stipulare accordi pubblici per la edificazione di moschee; tutte cose che sembrano delle provocazioni belle e buone. Ma è anche vero che così si potrebbe individuare chi finanzia l’Islam (il che sarebbe sempre meglio che farlo finanziare sotto banco dai sauditi attraverso i circuiti ‘off’ della cosiddetta beneficenza islamica); ciò permetterebbe, inoltre, di vincolare le comunità islamiche a protocolli legali di comportamento invece di farle proliferare nel network delle moschee illegali (nei garage o negli scantinati, etc.). La scommessa è, insomma, quella di coltivare un islam nazionale e legalmente riconosciuto per sottrarlo all’influenza degli sponsor occulti. Ma il narcisismo dalemiano è tale che non permette al sempreverde Massimo di capire quando è opportuno parlare e quando tacere: effetto, probabilmente, di una sindrome da primo della classe che egli si trascina dall’adolescenza e che gli ritorna puntualmente indietro come un boomerang, con effetti negativi su tutta la sinistra, non facendo altro che portare acqua al mulino di Renzi. Se D’Alema aspira, come sembra, da qui a qualche anno, al Colle, il mio modesto consiglio è soprattutto uno: fare silenzio e farsi dimenticare: Mattarella docet.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

Castelverde, il sindaco omette i dati di Cast In
Egregio direttore,
le chiediamo spazio per fornire ai cittadini di Castelverde alcuni dati su Cast In, che, al sindaco Locci, fa comodo omettere. Cast In nasce nel 2006 per cogliere al meglio le normative allora vigenti e Castelverde, come molti altri comuni italiani, utilizzò questa opportunità. La prima operazione di Cast In fu il piano industriale di Cá Nova. La società acquistò terreni agricoli, fece l'urbanizzazione e la vendita dei lotti fruttarono alla collettività di Castelverde molte opere pubbliche e servizi. Ora ci sono i terreni edificabili a Costa Sant’Abramo e Capoluogo, retrocessi dalla società al Comune, che quando verranno venduti andranno ancora a beneficio delle casse comunali. Non dimentichiamo nemmeno i mezzi che Cast In acquistò: scuolabus, trattorini, furgone ecc. che in tutti quegli anni hanno garantito efficienza e servizi a favore dei cittadini. È necessario menzionare le tante opere pubbliche realizzate dalla società: parchi, biblioteca e auditorium, strade, tangenziale, ristrutturazione alloggi ERP e fotovoltaico. A questo proposito, l'impianto fotovoltaico di 200 kwh fu realizzato con l’apertura di un mutuo dalla società poi trasferito per titolarità al Comune che decise così di sfruttare una delle poche facoltà che la normativa offriva per utilizzare l'avanzo di amministrazione: cioè l'estinzione dei mutui. Da quel momento il Comune cominciò a introitare dal gestore del servizio circa 90.000/100.00 euro annuì. Sarebbe opportuno approfondire meglio come mai i kWh prodotti sono diminuiti. Il Sindaco Locci ha infatti dichiarato un introito di circa 50 mila euro per il 2015, sarebbe molto grave se questo calo fosse stato causato dalla negligenza degli attuali amministratori per omessa pulizia dei pannelli e manutenzione; causando quindi un ammanco alle casse comunali superiore a 40mila euro (...).
Paolo Pompini
Ivano Dolara
(ex amministratori di Castelverde)

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