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12 settembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

12 Settembre 2015 - 13:12

Lettere al Direttore

IL CASO
Collegio ex Ancelle ospitate i profughi
signor direttore,
ricorro alla sua cortesia per rivolgere un appello ai genitori della scuola materna che ha sede nell'ex collegio delle Ancelle in via Bottesini a Crema. Lo scorso luglio essi non hanno avuto fiducia nella saggezza e nella prudenza del nostro vescovo così come hanno sottovalutato la professionalità e l'esperienza della nostra Caritas Diocesana. Di conseguenza hanno manifestato un vivace dissenso al progetto di utilizzare una zona, separata e riservata, dell'ex collegio per ospitare alcuni profughi. Monsignor Cantoni con esemplare umiltà ha rinunciato al progetto per preservare l'unità della comunità ecclesiale. (...). Il dissenso dei genitori che hanno bloccato il progetto del Vescovo l'ho vissuto come una macchia sull'albo d'oro dell'ex collegio ed ho compreso l'amarezza del Vescovo. In queste ultime settimane la situazione si è evoluta: l'arrivo dei profughi si è sempre più caratterizzato come fuga dalle guerre, da feroci dittature, da carestie e dalla fame (...). I razzisti e gli xenofobi, sobillatori di odio e di paure, sono stati messi in minoranza (...).
In questa mutata situazione rivolgo un accorato appello a voi genitori della scuola materna dell'ex collegio Ancelle: riflettete con ponderazione usate il vostro discernimento, aprite i vostri cuori e le vostre menti, trascurate le suggestioni dei seminatori di odio e di paure. Dopo di che siate voi a rivolgervi a monsignor Cantoni invitandolo a riprendere il progetto di ospitare alcuni profughi nella zona separata e riservata dell'ex collegio (...). Chiedete alla fondazione Manziana di intitolare il plesso dell'ex collegio Ancelle al piccolo curdo, Aylan, morto col fratellino e la mamma sulle spiagge della Turchia (...).
Enrico Villa
(Crema)

Rilancio il vostro appello dandogli il massimo risalto. Mi auguro che i genitori rispondano.

L’ANALISI
Questione meridionale, le colpe del Nord
Nell’esasperante e oneroso protrarsi di una ‘questione meridionale’ irrisolta si situa, a metà degli anni ‘80, la comparsa di Umberto Bossi. Il fondatore della Lega, senatùr dal 1987, non inventò nulla ma diede voce in modo efficacemente semplificato alle ragioni di un Nord stufo di essere l’animale da soma che lavora, paga e tace. Nasceva, o meglio veniva apertamente formalizzata, la ‘questione settentrionale’ come insieme delle criticità sofferte da un pezzo d’Italia che continuava a dare assai più di quanto ricevesse in cambio. Il luogo cumulativo e simbolico di questa contraddizione veniva additato proprio nella capitale, madre ciecamente generosa col Sud e matrigna ingiustamente vessatoria col Nord. La secca contrapposizione fra chi traina e chi si fa trainare fu strumento propagandistico d’immediata efficacia, dunque piattaforma necessaria. Anche sufficiente? Chissà. Col senno di poi si può osservare che molti elementi del quadro originario in cui la Lega esordì sono oggi profondamente modificati. Il tracollo morale della classe dirigente italiana supera di gran lunga ogni localizzazione geografica: non solo il Nord non ha portato al Sud la cultura della legalità ma è avvenuto il contrario. Il Nord non è oggi all’altezza della propria leggenda, vano negarlo. Altro elemento nuovo: l’indebolimento progressivo del berlusconismo e della sua vera o presunta capacità di interpretare una società dinamica, mercantile e liberista crea un vuoto di rappresentanza della questione settentrionale. Possibile, anzi probabilissimo, che a incassarne i dividendi sia la Lega di Salvini. Appare ragionevole oltre che legittimo buttare un occhio dentro la cassetta degli attrezzi, culturali e operativi, con cui essa si candida ad affrontare la più acuta delle criticità italiane. Non va infatti taciuto che anche la creatura di Bossi ha fin dall’origine ceduto al più rischioso e diffuso dei vizi della politica: vedere quel che piace e ignorare quel che dispiace. Ha sorvolato sulla complessità storica del caso italiano e della questione meridionale, evitando di osservare nella loro interezza un insieme di processi che se chiamano in causa, a maggior ragione, il Sud non per questo assolvono completamente il Nord. E’ il caso della cosiddetta meridionalizzazione del ceto politico italiano e dunque della politica nazionale. Questione che non si sarebbe posta se la attivissima borghesia settentrionale, a unità d’Italia compiuta, avesse posto la carriera politica romana ai piani alti delle proprie ambizioni. Il che non fu. ‘Servire lo stato italiano ma da lombardi e a casa propria’: questo risposero i grandi casati milanesi. Avevano altro a cui pensare: ditte, affari, professioni e si affidarono a una onesta divisione di funzioni: il nord produce e Roma fa politica. Beata ingenuità. Il figlio della borghesia milanese faceva l’ingegnere, quello della borghesia napoletana studiava da ‘paglietta’ cioè avvocato. E dal Foro al Parlamento il passo è più breve che non dal Politecnico. Questo è il primo nodo enorme su cui riflettere: l’inappetenza politica di un Nord che sottovalutò a suo tempo il problema della delega e della rappresentanza degli interessi dei ceti produttivi in una moderna democrazia industriale. Lasciò un vuoto, tant’è che la cultura che maggiormente incise su forma e sostanza della politica italiana fu quella giuridico umanistica dei figli del Sud. Tanto di cappello per i suoi precedenti! Platone bazzicava Siracusa, mica Torino Mirafiori. Ma quella cultura così speculativa, formalistica, più adatta a spaccare un capello in quattro che a incidere sulla realtà, non era adattata alle tempistiche e alle esigenze di un decollo industriale che aveva più fame di figli del Politecnico che di esperti in ‘parlar fiorito’. I prodromi della bossiana questione settentrionale vanno cercati anche qui. Il Nord non intuì in tempo — quando lo fece era tardi — che il sistema produttivo deve conoscere i meccanismi di quello politico perché chi crea ricchezza ha il diritto-dovere di tenere il fiato sul collo di chi poi decide cosa farne. E l’unico modo è garantirsi adeguata rappresentanza dentro il ‘sistema romano’. Il secondo, enorme problema riguarda l’attrezzatura morale del mondo economico e l’assenza di un codice di comportamento nelle professioni collegate alla produzione della ricchezza. Gli imprenditori privati pensano agli affari propri e, operando in Italia, è già un bel pensare. Siamo inoltre un’economia spiccatamente mista, cioè con forte presenza della mano pubblica, il che aggrava il quadro. Quando tutti hanno le mani in pasta le responsabilità specifiche sono indistinguibili: potente fattore per sorvolare sulla nodale questione dell’etica dei comportamenti individuali e delle responsabilità del singolo, tanto sviluppata invece nel più robusto capitalismo nordico disciplinato dal calvinismo. La Chiesa cattolica tranne brevi e felici eccezioni s’è chiusa in una pregiudiziale diffidenza verso il capitalismo industriale e l’uomo borghese che gli ha dato vita. E l’ha dimostrato prestando, non casualmente, maggior attenzione a professioni strategicamente decisive in senso etico religioso: maestri e ostetriche per esempio. L’etica degli affari e dell’impresa è cresciuta un po’ abbandonata a se stessa e alla finissima casistica dei Gesuiti, padri di un ragionamento che da solo basta e avanza “a spiegare tre quarti del ‘caso italiano’. E si chiama etica dell’intenzione. Che vuol dire? Che ai fini della giustificazione morale, e dell’eventuale salvezza eterna, conta l’intenzione ben più che il risultato concretamente sortito. Sottile e pericoloso perché pone l’etica dei comportamenti individuali sul piano inclinato di un comodo giustificazionismo. Che agli occhi di Dio faccia fede l’intenzione buona indipendentemente dal risultato fallimentare ci tranquillizza circa l’al di là. Ma da qualche parte deve pur stare scritto che nell’al di qua invece conta il risultato! Non sta scritto. Ed ecco spiegate le liquidazioni milionarie di managers pubblici che restituiscono le chiavi dopo aver sfasciato le aziende. Voragine nei conti pubblici ma l’intenzione era buona… E questa cos’è? Questione meridionale? Settentrionale? La chiameremmo, più semplicemente, questione nazionale.
Ada Ferrari (2 continua)

LA REPLICA
Ma i costi dello stato unitario li ha pagati tutti il sud
Gentilissimo direttore,

con riferimento all’articolo apparso nell’edizione del 10 settembre a firma di Ada Ferrari dal titolo “Meridione perché lo Stato ha fallito”, mi permetto di avanzare alcune considerazioni.

Premesso che sulla questione meridionale sono stati versati fiumi d’inchiostro, da Benedetto Croce a Antonio Gramsci, col forte rischio di cadere in ovvietà e facile qualunquismo, espongo subito il mio pensiero.

L’analisi svolta dalla giornalista mi trova d’accordo, ma c’è un passaggio che mi ha lasciato di stucco.

Cito testualmente «...Che erano stata poste le decisive premesse della storia successiva che fu soprattutto storia di una colossale e costosissima (per il Nord ) incomprensione reciproca».
A questo punto sorge una domanda. Ma quel superlativo assoluto ‘costosissima’ a chi si riferisce al Nord?
Se è così, siamo proprio fuori strada! Penso che il prezzo maggiore l’abbia pagato il sud! Sic!
E’ il sud che ha avuto tutto da perdere dalla cosiddetta unità d’Italia, in termini di spopolamento, arricchimento del Nord – leggi Fiat – ed altro.
Anche sulla «incomprensione reciproca» ci sarebbe da dire. Per il sottoscritto l’incomprensione è stata univoca, anche perché il meridionale non ha ‘interesse’ a questa polemica . Ha altro a cui pensare. Mi fermo qui.
Non mi dilungo, perché la materia, questa sì è colossale.
P.S. Si cita Cavour . Ma il conte Camillo Benso non era quel tale che si fregò l’oro del Banco di Napoli per costruire i canali di irrigazione del Po in quel di Torino? Non lo asserisco io, ma il fior fiore dei critici storici.
Giuseppe Mattarozzo
(Cremona)

Rifiuti gettati in strada divieto della giunta passata
Gentile direttore,
sul numero di oggi del giornale è stata pubblicata la lettera, anche con un certo risalto, da me inviata ieri. Purtroppo ho rilevato che non è stata inserita la precisazione che la trovata di combattere il malcostume dei rifiuti gettati per strada con multe più o meno salate era della precedente giunta comunale. Capisco che si può parteggiare per una parte politica invece che un’altra, ma il fatto non mi sembra professionalmente corretto. Nel commento del giornale, si afferma che l’offensiva è fallita. Io direi che l’amministrazione comunale dopo aver strombazzato ai quattro venti l’iniziativa non fece nulla per la sua concreta attuazione. Probabilmente si trattò di un colpo di calore preso da qualcuno. Se la memoria non mi inganna l’offensiva fu lanciata nel periodo estivo e con l’arrivo dell’autunno si raffreddò fino a congelarsi. Le cose non sono certo cambiate con l’attuale governo della città. La maleducazione e l’inciviltà (...) si allargano a dismisura in tutti gli strati della popolazione (...).
S.P.
(Cremona)
Rottamare cioè... amare la rotta
Egregio direttore,
rottamare: ...amare la rotta?
Navigare necesse est/ password of the best? E’ da tempo che Renzi ormai ci incanta/ da cattocomunista quale Prodi/ miscelando il demonio all’acqua santa/ per far d’ogni erba un fascio in tutti i modi.
M.R.
(Cremona)

Va bene l’accoglienza purché si rispettino le regole
Vorrei chiedere al premier Renzi, che si è espresso in modo duro ed urlante contro gli omofobi e gli xenofobi, chi sono gli umani e chi le bestie? Chi urla, a mio avviso, è giunto alla frutta e non sa più cosa fare e proporre. Gli umani sono forse quelle persone che noi accogliamo in casa nostra e che si rendono responsabili di atroci delitti convinti di poterla fare franca? Quale umanità si intravede in una persona che si macchia di un atroce delitto come quello perpetrato in Sicilia ai danni di due anziani, massacrati e derubati? Basta questo per renderlo un atto orrendo, ma non basta. (...) Viene vietato alle persone di essere omofobe o xenofobe, come meglio preferite chiamare il fenomeno, ma, quando si viene a conoscenza di certi fatti, avere paura è una cosa normale e la gente comune ha paura, come è giusto che sia (...) Ed il ministro Alfano e tutto il ministero degli Interni non fanno nulla per tranquillizzare noi cittadini. Non potete proibirci di avere paura. L’accoglienza è una cosa, la tolleranza ed il rispetto di certe regole un’altra. (...).
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

S. Zeno, per il ristorante ‘no’ a un comitato tecnico
Gentile direttore,
repolico alla lettera inviatale dal socio Vincenzo Servello, nonostante quanto già spiegato nell'incontro personale avvenuto l' 11 giugno, alla presenza di altri due soci e rappresentanze del consiglio di amministrazione presso il centro sportivo San Zeno. L'articolo 18 del nostro statuto prevede tra i vari compiti del cda deliberare in merito alla costituzione e funzionamento di eventuali comitati tecnici o di settore finalizzati a promuovere specifiche attività ricreative o discipline sportive tra i soci. L'art. 12 del regolamento precisa che gli eventuali comitati tecnici promuovono le specifiche attività ricreative o le singole discipline sportive della cooperativa sulla base delle linee guida dettate dall'assemblea e dal cda. La richiesta pertanto non rientra tra le attività dei comitati tecnici (che devono essere per attività ricreative o sportive) che il cda può eventualmente istituire.
Roberto Ridolfi
(Presidente centro sportivo San Zeno)

Cara ciclista, lei diffama noi automobilisti
Signor direttore,
vorrei cortesemente rispondere alla lettera della signora Stefania Finizio pubblicata il 5 settembre. Vorrei precisare che nessun automobilista odia i ciclisti, né tantomeno li considera come da lei descritti, con l’istinto omicida. Ma signora, le pare il caso che un automobilista si alzi la mattina e dica in cuor suo «ora devo ammazzare qualche ciclista». La invito pertanto nel prossimo futuro a usare una terminologia più adatta per esprimersi, poiché la sua è stata pura diffamazione nei confronti di tutti gli automobilisti. Le dico soltanto che tutti per imperizia o per disattenzione commettiamo errori (lei signora Finizio non è esente) (:..). Suggerisco a tutti, ciclisti e automobilisti e mezzi pesanti di rispettare le regole del codice stradale (...).
Lettera firmata
(Castelverde)

Luci da sistemare tra Gabbioneta e Ostiano
Signor direttore,
vorrei sapere come mai le luci poste sulla prima curva della S.P 83 che da Gabbioneta va ad Ostiano non sono più in funzione da alcuni anni visto che dopo un incidente non sono state riparate. Ricordo che in quella curva ci sono stati parecchi incidenti tra i quali anche mortali. Visto che le nebbie tra poco cominceranno non sarebbe opportuno sistemarle?
Daniele Guzzoni
(guzzonidaniele@alice.it)

Taxi e nuova Ztl valgono le vecchie regole
Egregio direttore,
in merito alle presunte difficoltà per i taxisti a seguito dell'introduzione delle misure previste dal nuovo Piano della sosta e della mobilità in centro storico, è doveroso precisare che è possibile usufruire del servizio taxi in tutte le strade della città. Si ribadisce inoltre che le regole per i taxi non sono cambiate e sono disciplinate dall'ordinanza n. 12568 del 5 marzo 2014, tuttora in vigore. In tale ordinanza si specifica che, durante il servizio pubblico di trasporto, i taxi ed i veicoli in servizio di noleggio con conducente possono circolare in Zona a traffico limitato e nell'area pedonale unicamente per accompagnare o prendere a bordo passeggeri in tale zona. Il veicolo può inoltre fermarsi in zona vietata, per salita e discesa dei passeggeri, evitando le situazioni di intralcio alla circolazione. I taxi ed i veicoli in servizio di noleggio con conducente sono pertanto abilitati al passaggio di tutti i varchi solo per accompagnare o prendere a bordo i passeggeri, ma non per il transito fine a se stesso.
Ufficio Stampa
(Comune di Cremona)

All’Agenzia delle entrate impiegata molto competente
Egregio direttore,
scrivo queste poche righe perché mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente un'impiegata dell'Agenzia delle entrate, ufficio territoriale di Cremona, la signora Cinzia Zanelli, che non solo è stata estremamente competente nel fornirmi le indicazioni necessarie ad espletare una pratica di successione, ma si è anche dimostrata estremamente gentile e cortese, cosa che, di questi tempi, purtroppo è sempre più difficile trovare.
Giuseppe Soregaroli
(soregaroli.t@email.it)

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