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17 agosto

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

17 Agosto 2015 - 16:42

Lettere al Direttore

IL CASO
Patto tra automobilisti e le forze dell’ordine
Signor direttore,
in questi giorni di spostamenti per le vacanze vorrei affrontare il problema degli Autovelox non sempre posizionati per indurre al rispetto dei limiti di di velocità, ma anche per fare cassa in un momento per gli enti locali certamente non facile. Sia chiaro che sono un convinto sostenitore dell’utilità dei rilevatori automatici della velocità ed in particolare del Tutor a cui, indubbiamente, va il merito della drastica diminuzione del numero dei morti sulle autostrade che lo hanno adottato. Sgombrato il campo, quindi, da qualunque pregiudizio, è bene chiarire che le recenti decisioni anche della Corte Costituzionale vanno nel senso di un rapporto tra automobilisti e forze di polizia nazionali e locali decisamente più equilibrato in cui i tutori della legge esercitano il loro compito adottando tutti gli accorgimenti previsti dagli ordinamenti in maniera chiara, leale e trasparente. L’obiettivo non è quello di elevare multe, ma quello di ottenere il rallentamento degli automobilisti in alcuni punti ritenuti più pericolosi e con una frequenza ritenuta necessaria. Quindi è evidente che, per ottenere questo scopo, sia necessario che l’apparato sia ben visibile sia di giorno che di notte e che i cartelli di preavviso siano posizionati in maniera efficace e soprattutto non siano per il 90% inutili. Io vorrei che questa corretta e giusta posizione della Corte possa diventare un patto non scritto tra gli automobilisti e le forze di polizia addette alla sicurezza stradale: io ti indico con chiarezza dove è necessario che tu rallenti e tu lo farai. Probabilmente le casse degli enti locali e dello Stato ne soffriranno e anche i giudici di pace lavoreranno di meno, ma gli automobilisti avranno trovato più convincente e non punitivo andare più piano. L’Automobile Club d’Italia, da sempre interprete delle esigenze di 34 milioni di automobilisti, invita gli italiani che condividono la nostra posizione a comunicarcelo a segnalaci@aci.it e noi interverremo facendo la nostra parte.
Angelo Sticchi Damiani
(presidente Automobile Club d’Italia, Roma)
Sottoscrivo questo ragionamento e rilancio con convinzione il suo appello: abbiamo bisogno di un rapporto più trasparente tra istituzioni e cittadini, anche sulle strade.
L’INTERVENTO
In Italia la politica ha fallito
Si va verso una post dempcrazia
Se in Italia esistesse ancora una società civile degna di questo nome per capacità d’intendere, e soprattutto di volere, l’inverecondo mercato offerto dal teatrino politico prima della chiusura ferragostana non sarebbe passato inosservato. Avrebbe anzi generato un sussulto di sdegno da far tremare le fondamenta della cosiddetta seconda Repubblica. Siamo ormai al gioco, apertamente e spudoratamente praticato, delle tre tavolette: sono in discussione riforma del Senato, nuova legge elettorale (cosiddetto Italicum) e riforma Rai, marginale ma proficua materia di scambio, con relative nomine eccellenti. In una specie di disinvolto ‘discorso del predellino’ (berlusconiano anche in questo) Renzi ha ammesso che un qualche compromesso fra democrazia elettiva e meccanismi di nomina dei futuri senatori si potrà trovare e, come dire, digerire. Stuoli di pontieri sono peraltro all’opera da tempo a questo scopo. Finirà a tarallucci e vino. Ma questo è solo il fotofinish di una sconcertante successione di sfregi al fisiologico funzionamento del nostro sistema democratico. Piaccia o non piaccia, l’ultimo leader a investitura elettiva fu Berlusconi. Seguì una raffica di governi usciti non dalla cabina elettorale ma da più o meno difendibili e confessabili giochi di prestigio. Ma il paradosso italico non si fermò qui. Anzi proseguì in un crescendo di giochi di scambio e colpi di teatro. Fu proprio il premier legittimo e decapitato a chinarsi, raccogliere la propria testa e tornare in battaglia al fianco di Renzi di cui diventava di fatto principale puntello ufficiale e ufficioso. Sordo ai suggerimenti del buon senso comune giungeva addirittura, non senza adeguata contropartita, a sottoscrivere una legge elettorale suicida per il centro destra. Ma le cose al momento dell’incasso non andarono come dovuto. Berlusconi ammise l’errore, si pentì e imbastì una confusa e ingloriosa retromarcia difensiva che, rispetto a Renzi, vede oggi Forza Italia spalmata — ta nto per non rischiare — su tutte le possibili posizioni: dal ‘sì’ al ‘no’ passando per il ‘ni’ e lo spericolato soccorso mercenario del gentiluomo Verdini. Ce altro è se non un ‘mercato delle vacche’? Né ci fa cambiare idea l’autorevole ridiscesa in campo d’un uomo del prestigio di Giuliano Ferrara a ricordarci che urge un nuovo patto del Nazareno di cui Berlusconi è e resta indiscusso ‘padre nobile’. Di nobile in questa faccenda vediamo ben poco. Caduto l’ultimo velo di decenza, il re è nudo. E la politica mostra quel che può diventare per il simultaneo e sciagurato tracollo delle due strutture che fino agli anni ’90 ne hanno garantito le condizioni di svolgimento e governato le regole: lo Stato e il tradizionale sistema dei partiti. Il primo ha subito la progressiva decomposizione delle sue strutture am- ministrative e dei tradizionali ambiti d’azione, fonti dell’autorevolezza morale che gli derivava dall’essere soggetto ‘altro’ e più alto rispetto alle fazioni partitiche. Insomma dimensione ancora imparentata sia pur lontanamente al famoso ‘stato etico’ di hegeliana memoria. Quanto al sistema dei partiti è noto che da ‘Tangentopoli’ in poi si sono abbattuti su di lui, per ragioni interne e internazionali, colpi di machete che ne hanno disintegrato classi dirigenti, discipline interne, retroterra ideale, culturale e progettuale. Quel resta è una informe massa gelatinosa che occupa il centro del sistema tenuta insieme non da un programma, un’idea di Paese e una prospettiva di qualche respiro storico, ma da una tenacia auto conservativa che grazie alla disinvolta presenza di spirito del giovane premier non manca talvolta di tratti oggettivamente seduttivi. Dunque, non c’è più chi definisca con adeguata autorevolezza il gioco di squadra in nome dell’interesse nazionale e, come sempre, alla dissoluzione dei grandi sistemi di potere, sopravvivono truppe sciolte da vincolo di disciplina che patteggiano in proprio e mangiano in proprio. I tradizionali soggetti politico sociali che fino all’altro ieri hanno condotto le grandi regie nazionali, in una realtà in velocissima trasformazione, non hanno più ruoli definiti. Capita ai sindacati che non hanno più clienti ma hanno ancora appetiti. Capita ai partiti che non hanno più idee ma hanno intatta fame di poltrone. Intendiamoci, le spinte che dagli anni ’70 portarono a sottrarre poteri decisionali e competenze allo Stato centrale a favore di articolazioni periferiche erano in parte corrette e funzionali a un grande piano riformatore e modernizzatore. Cosa gli è mancato? I modernizzatori, appunto. Cioè una grande classe di funzionari pubblici di nuova mentalità, fortissima competenza tecnico professionale e autorevole capacità decisionale ed esecutiva. Ciò non è stato. Le Regioni sono cattive copie dello Stato centrale e centri di spesa fuori controllo. La medicina s’è rivelata più dannosa della malattia che doveva curare. Il costrutto europeo ha fatto il resto. Oggi sui cittadini pesa un’architettura istituzionale fiscalmente e burocraticamente schiacciante. La società non respira. Ma di quali autonomie in senso proprio stiamo parlando se l’unico livello autonomistico da noi storicamente radicato e socialmente partecipato è quello comunale che, non a caso, sta subendo le più feroci batoste? Mentre Stato, ministeri e regioni sperperano senza controllo, la patata bollente della spending review resta in mano ai Comuni, veri ostaggi del patto di stabilità. Il Fondo di solidarietà comunale istituito per soccorrere i comuni in difficoltà obbliga i Comuni virtuosi ad accantonare fondi a vantaggio di quelli indebitati, che sono spesso i non virtuosi. Vedi Roma. Un po’ come accade in Europa. Tassello dopo tassello stiamo costruendo uno schiacciante e demenziale carrozzone il cui senso è di condannare le virtuose formiche a saldare i debiti delle viziose cicale. Altissimo esercizio educativo! Se nella sua ferrea procedura sostanziale questo è l’andazzo, non si vede davvero a che serva perdere ancora tempo in inutili consultazioni elettorali. Ogni coerenza fra le scelte espresse dal voto popolare e i concreti indirizzi di governo è saltata da un pezzo. Regioni che si sono date governo leghista stanno subendo oggi dal governo romano, tramite il braccio prefettizio, una vera e propria africanizzazione forzata nella sostanziale impotenza dei sindaci. Dunque ha ragione la sorridente e candida ministra del governo Renzi nel dichiarare con disarmante sincerità che la legge elettorale con premio alla lista e non alla coalizione deve passare a ogni costo «per non consegnare il Paese a Cinque Stelle e Lega». Ne avevamo sentite tante, ma un ministro della Repubblica che confessa che una legge è stata fatta proprio così non perché era giusto farla così ma per sbarrare la strada alla possibile, e temuta, vittoria degli avversari è una enormità di tutto rispetto. Apre la strada a un capitolo post democratico? Si vedrà. Che fare? Bella domanda.
Ada Ferrari
Multa a due anziani davanti all’ambulatorio
Signor direttore,
attraverso a queste poche righe voglio poter rivolgere i ringraziamenti alla vigilessa ed all’ausiliare al traffico per lo zelo dimostrato il 13 agosto nel compiere il proprio lavoro imperterriti nell’adempimento del dovere oltre al senso civico che li hanno contraddistinti nel sanzionare una coppia di anziani dove lui, con la sua potente Fiat Punto parcheggiava in una via con alcuni tratti dove vige il divieto di sosta, vicinissimo all’ingresso dell’ambulatorio in via Bonomelli, Cremona, dove lei si era recata per farsi accudire una medicazione post intervento chirurgico per un tempo di 9 lunghi minuti. Nonostante lui si giustificava in maniera fastidiosa del motivo dell’infrazione, la vigilessa imperterrita compilava il suo verbale con lo strumento di punizione, il blocchetto delle multe, l’ausiliario al traffico assisteva in silenzio, credo sia normale procedura che servano due addetti per compiere questo tipo di interventi, lei usciva barcollante dall’ambulatorio appena medicata e cosa faceva, si affiancava a lui con ulteriori noiose giustificazioni. Il verbale veniva nel frattempo terminato con i 28,5 euro di sanzione a questa coppia di anziani (75 anni lui e 74 lei) che anche davanti all’evidenza di tale grave infrazioni non scalfiva in nessun modo il compito dei due funzionari del Comune.
Gianluca Ardigò
(gianluca.ardigo@libero.it)
Così si tiene un cimitero
Cremona guardi e impari
Caro direttore,
ho visto sul giornale di venerdì 14 la foto che mostra lo stato del nostro cimitero. Ti invio le foto che mostrano lo stato di manutenzione del cimitero di Anterivo (Bz). Guardare per credere e imparare!
Giorgio Capelletti
(Cremona)
Sindaci non per il bene comune ma per aspirazioni personali
Egregio direttore,
nel suo editoriale pubblicato domenica 09 agosto, lei fornisce una interessante spiegazione circa le tasse locali alle stelle e le colpe dei Comuni. Fra il vario suo commentare, lei auspica che i sindaci dovrebbero avere il coraggio di proferire qualche no a costo di perdere voti. (...) Lei dovrebbe ormai conoscere che la stragrande maggioranza dei sindaci non si pone in gioco per governare secondo gli esempi del buon padre di famiglia ma bensì per coronare una aspirazione personale, colmare dei vuoti interiori e per ultimo compiere un investimento a tutto vantaggio del proprio reddito. Che poi loro intendano propalare idee autocelebrative e comportamenti democratici, sono questioni che fanno parte di un repertorio che non fa più presa almeno sui cittadini attenti. Questa gente continua imperterrita a chiedere soldi e potere tramite la loro potentissima organizzazione denominata Anci la quale (è utile ricordarlo) è divenuta da tempo un feudo del Partito Democratico e ne vediamo di quale colore politico rivestono i relativi presidenti. Il Pd nelle sue varie e frequenti trasformazioni ha da sempre aspirato a detenere il potere nella stragrande parte del territorio (radicamento territoriale) italiano e vi è riuscito. Per questi e altri motivi la pletora degli oltre 8.000 Comuni italiani non verrà mai ridotta nonostante oltre la metà di questi possieda meno di mille abitanti. Il senatore Pizzetti si autoincensava per essere riuscito con una legge a far passare il terzo mandato continuativo proprio nei piccoli Comuni con meno di mille abitanti. Sono mantenuti in vita centinaia di Comuni talmente microscopici che non possiedono nemmeno la forza demografica per presentare una seconda lista elettorale dimenticando poi che in queste realtà le campagne elettorali si fanno raccogliendo voti porta a porta e non solo. Sarà democrazia governare un Comune sulla base di una sola lista? (...) Gentile direttore, le vorrei infine ricordare che ricoprire la carica di sindaco significa (da troppo tempo) svolgere una comoda e retribuita sinecura.
Dante Benelli
(Drizzona)
Scegliendo i più deboli la Chiesa fa politica
Gentile direttore,
ho assistito su ‘La 7’ alla trasmissione ‘In onda’, che aveva come tema, tanto per cambiare, come se in Italia esistesse solo questo problema, l’immigrazione. Ovviamente il punto del contendere era la posizione della Chiesa che, con il segretario della Cei monsignor Galantino, avrebbe invaso l’orto della politica. Ad un certo punto il leghista Borghi se ne esce con questa frase: «Se ora anche la Chiesa si mette a far politica... io sono cattolico ed insegno all’università Cattolica. Non credevo alle mie orecchie. Che un professore universitario non sappia che fare politica equivale a fare la scelta tra il potente ed il debole mi fa dubitare della sua professionalità». Questa scelta si fa quando comincia l’età della ragione: o si sta col ricco o con chi ha bisogno. «In questo luogo non si parla di politica» era la frase tipica del fascismo. Non capire che la Chiesa, dalla sua nascita, ha scelto di stare con gli ultimi è estremamente grave, soprattutto quando si coprono i ruoli come quello del professor Borghi (?), docente universitario Cattolica. Inevitabilmente il mio pensiero va a papa Francesco di cui ora capisco fino in fondo la sua implorazione: «pregate per me».
Licio D’Avossa
(Cremona)
I muri anti immigrazione fatti anche da Paesi civilissimi
Esimio direttore,
chissà cosa ne pensano gli amici lettori per quanto riguarda il ‘muro’ costruito dall'Ungheria, al confine con la Serbia, per arginare l’invasione di ‘migranti’ e richiedenti asilo. Il governo magiaro afferma che l’immigrazione illegale è una minaccia per l’Europa e l’Ue non fa nulla per difendersi dalle masse di clandestini che contribuiscono a far prosperare terrorismo, disoccupazione e criminalità, rischiando inoltre di far perdere l’identità culturale europea. Altri muri ne sono stati costruiti, per lo stesso motivo nel mondo, ne cito solo due: in Israele, al confine con la Cisgiordania nonché il più vergognoso e il meno citato in assoluto dai media mondiali e che delimita il confine tra gli Stati Uniti e il Messico. E’ molto strano che i maestrini americani, paladini delle libertà, del multiculturalismo, della solidarietà e dell’accoglienza (altrui) abbiano eretto una simile idiozia per impedire il flusso di migranti verso gli Usa. Concludo ricordando agli pseudo-buonisti nostrani e alle alte sfere del Vaticano, che i paesi sopracitati sono civilissimi e democratici, l’unica differenza è che non vanno in giro per il Mediterraneo a raccattare clandestini, migranti o quant’altro, difendono semplicemente i loro cittadini e i loro confini.
Andrea Zecchini
(Camisano)
Come mai le pensioni minime non sono state aumentate?
Caro direttore,
oltre 6,6 milioni di pensionati ricevono redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese ma per 1,8 milioni di questi l’assegno non arriva a 500 euro: dati alla mano dell’Inps, nel 2014 secondo il quale al 42,5% del pensionati concentrati nelle due fasce più basse arriva meno del 19% della spesa complessiva. Ecco in sintesi i numeri principali del Rapporto che sottolinea come la crisi economica abbia colpito soprattutto la fascia di popolazione con i redditi più bassi che ha perso dal 2008 il 27% del reddito disponibile. (...) Mi pongo una semplice, e doverosa domanda, e nello stesso tempo, lancio un appello al nostro premier Renzi: «Come mai le pensioni minime, la fascia più (debole), non sono state aumentate?».
Andrea Delindati
(Cremona)
I vecchi di oggi non servono più
Sono troppo tristi per sorridere
I vecchi di oggi non sorridono più, sono troppo tristi. I vecchi di oggi non raccontano più, sono troppo soli. I vecchi di oggi non godono più di una casa, hanno troppo bisogno della Casa di riposo. I vecchi di oggi non servono più, non producono reddito. I vecchi di oggi devono essere sedati, disturbano troppo. I vecchi di oggi non hanno amici, hanno Gesù! E lui solo guarisce le loro ferite.
Giuseppe
(beppecristiania@virgilio.it)

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