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13 agosto

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

14 Agosto 2015 - 11:50

IL CASO
‘Educare e socializzare’
Migranti alle canottieri
Egregio direttore,
‘In una società improntata all’egoismo, dove è ricorrente lo scollamento dalle pratiche tradizionali e dai valori morali, dove la trasgressione è assurta quasi a regola, per poter emergere e sentirsi qualcuno, lo Sport può ancora essere l’arma vincente capace di educare alla convivenza, al rispetto degli altri, alla disciplina, al sacrificio; capace di aiutare a capire che ogni libertà ha limiti sempre definiti, per quanto ampi, e che sempre devono tenere in considerazione la presenza degli altri. Un giovane che vuol partecipare a una competizione sportiva, infatti, deve cominciare ad apprendere un metodo, imparare norme teoriche e saperle poi tradurre in pratica, applicare una tecnica, conoscere bene il proprio corpo, i suoi limiti e riuscire a superarli, coordinare movimenti complessi con prontezza di riflessi per raggiungere un traguardo, compiere rinunce per garantire la forma migliore, acquistare fiducia in se stesso e agire con senso di responsabilità, abituandosi a superare ostacoli e avversità, a battersi con coraggio per vincere, ma ancheimparare a perdere senza subire frustrazioni eccessive. L’esercizio sportivo, quindi, costituisce un mezzo per rivalorizzare e socializzare la condotta dei giovani, promuovendone il senso di responsabilità e sviluppando le attitudini a partecipare in maniera costruttiva alla vita della collettività. Lo sport, è un fatto, contribuisce a sviluppare il senso dei valori nei giovani, poiché implica un rispetto delle regole, un ideale collettivo e l’apprendimento della vita di gruppo. Si può dunque affermare che non vi sia nulla di così potentemente formativo nell’età evolutiva dei giovani come la pratica sportiva e la partecipazione alle competizioni’. Che belle parole, ma non sono mie, ho fatto un ‘copia-incolla’. Sono le parole dei miei amici borghesi che frequentano regolarmente le canottieri cremonesi, quindi, forza: aprite le canottieri al confronto ed ospitate i migranti: quale miglior gesto di ospitalità e fratellanza? In fin dei conti lo spirito delle olimpiadi era proprio questo.
Massimo Franzini
(Cremona)

Prendo la sua lettera come una provocazione nella quale vedo un limite molto frequente quando si parla di immigrazione: ridurre a gioco di parole o motteggio quella che invece è una questione serissima che sta sconvolgendo le nostre comunità. Comunque la si pensi, c’è bisogno di poca ideologia e molta concretezza se non vogliamo restarne travolti.

L’INTERVENTO
I sindaci schiacciati tra stato e cittadini
«Negli ultimi anni — scrive il direttore Zanolli nel suo fondo di domenica — è stato un massacro per gli enti locali e di riflesso per i contribuenti: la pressione fiscale è aumentata del 22 per cento superando la ragguardevole somma di 618 euro a testa». Poi sottolinea «lo stato fagocita e divora» e aggiunge «ma anche la gestione delle risorse da parte dei Comuni e degli enti locali è perlopiù improduttiva. I sindaci subiscono le decisioni prese a livello centrale, questo è vero. Sono vittime non incolpevoli. Subiscono vessazioni che li spingono a declinare le loro responsabilità». Infine «anche i cittadini approfittano della mancanza di rigore della Pubblica amministrazione dove si assecondano richieste talvolta assurde. I sindaci devono avere il coraggio di dire qualche no a costo di perdere voti».
L’analisi introduce due temi che meritano più di una riflessione: il concorso di colpa dei sindaci nella cattiva gestione delle scarse risorse che hanno a disposizione e la richiesta dei cittadini di servizi anche superflui, comunque, non di prima necessità. Sul primo punto Zanolli butta lì un «vittime non incolpevoli» che è un non tanto velato atto di accusa nei confronti dei pubblici amministratori locali. Nessuno dubita che possano esserci situazioni in cui i Comuni vengano governati in maniera poco oculata, ma questo è fisiologico. In tutti i campi esistono persone all’altezza del compito affidatogli e altre inadatte ma, è altrettanto vero, che è assai difficile fare un matrimonio con i fichi secchi e, in alcune circostanze, spesso i Comuni non dispongono neppure dei fichi secchi. Questo è il vero nodo della questione. Con risorse risicate ogni decisione, anche la più banale, si trasforma in un problema di vita e di morte e la più insignificante sbavatura assurge a devastante scontro di opinioni con l’accusa al sindaco di turno d’essere inadatto al ruolo.
Antonio Grassi
(sindaco di Casale Cremasco Vidolasco)

Cimitero, vergogna e dispiacere
Tombe assediate da erbacce
Egregio direttore,
lo stato di abbandono e incuria che si percepisce attraversando il nostro cimitero è causa di profonda vergogna e dispiacere. Le tombe dei nostri cari sono attorniate da erbacce di ogni tipo, che diventano sempre più alte, quasi a nasconderne buona parte. Sarebbe opportuno che, invece di indire bandi in tutta la regione, si provvedesse ad affidare ad una ditta presente sul territorio, la manutenzione del suddetto cimitero, affinché riacquisti quella dignità che è doverosa per un luogo sacro quale esso è. La memoria e il rispetto per i nostri defunti è più importante di una gara al risparmio, anche perché poi si utilizzano soldi per finalità per lo più inutili o quantomeno discutibili (largo Boccaccino insegna).
mariostanghe@alice.it
(Cremona)

Ciclabile sull’argine di Gerre sistemata dopo la segnalazione
Egregio direttore,
alcuni giorni or sono tramite il vostro giornale, feci una segnalazione riguardo la condizione critica in cui si presentava la pista ciclabile del Po che sull’argine maestro attraversa il comune di Gerre de Caprioli. Ho potuto costatare con piacere che la stessa amministrazione comunale, tramite l’assessorato all’Ambiente si è presa subito in carico il problema e nel giro di poco tempo, con tempestivo sollecito verso l’ente o la ditta incaricata della manutenzione, ha provveduto a ripristinare le condizioni di visibilità e sicurezza del tratto di pista. Un plauso e un grazie!
Pier Giacomo Canna
(Gerre de Caprioli)

Argine di Sommo con Porto
Destino ancora in alto mare
Gentile direttore,
il sindaco di San Daniele Po si è dimenticato che il progetto riguardante l’argine in oggetto è stato dichiarato nullo dal tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma, sentenza confermata dalla suprema Corte di cassazione di Roma, causa vinta dalla proprietaria della cascina volutamente esclusa. Il ricorso era contro Aipo, Regione Lombardia, Comune di San Daniele Po ed altri 10 enti. Pertanto dovrebbe essere riportato tutto come prima, inoltre all’epoca il prefetto aveva chiesto alla vincitrice verbalmente il permesso per i lavori, ovviamente negato, non era il Comune l’ente che si doveva occupare dei lavori. Il destino dell’argine che in ogni caso non salverrebbe Sommo con Porto è ancora in alto mare.
Claudia Mori
(Sommo con Porto)

Eccidio di S. Anna di Stazzema
Abbiamo il dovere di ricordare
Direttore, (...) era l’alba del 12 agosto del ’44 allorquando un nutrito reparto di SS tedesco entrava a Sant’Anna, accompagnato da fascisti collaborazionisti che fecero loro da guida. Gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, nasceva la Resistenza. Fu un eccidio programmato al dettaglio, per terrorizzare la popolazione e isolare quei partigiani, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi, restarono nelle loro case. In poco più di tre ore vennero massacrati 560 civili di cui 130 bambini, e poi donne, e poi anziani.(...) Quella strage ancora oggi desta un senso di sgomento, di profonda desolazione, una delle pagine più brutali delle barbarie nazifasciste, una strage efferata, diabolica, un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. E’ nostro preciso dovere rispettare tutti i morti, certamente, ma al tempo stesso risulta imprescindibile ribadire con fermezza una verità, perché la verità non va mai in prescrizione.
Giorgino Carnevali
(Cremona)
‘Segnala il clandestino’/1.
Sì Può essere un pericolo per tutti
Egregio direttore,
giudicare «ignobile» il volantino della Lega ‘segnala il clandestino’ mi sembra l’evidente pensiero che arriva dall’altra parte e non poteva essere per questo che, pur nel pieno rispetto del pensiero altrui, a mio parere, lo ritengo un giudizio pesante e fuori posto. Per molti versi mi ritengo un leghista, ma sono un berlusconiano e quindi che non approva certi estremismi ed è più propenso al dialogo. Però ritengo giusto precisare che non classifico quel ‘segnala il clandestino’ tra gli estremismi della Lega, anzi è una segnalazione molto concreta e legata a questa invasione che certi buonisti vogliono a tutti i costi giustificare. Non intendo entrare nel merito delle solite litanie dell’antifascismo, del nazismo, odio razziale ecc. ma evidenziare al firmatario di quella nota pubblicata il 10 u.s. che il clandestino è una persona della quale non conosciamo nulla, può essere un ladro di professione, un delinquente qualsiasi o un esaltato amico dei tagliagole dell’Isis e quindi può essere anche un pericolo per tutti, compreso l’estensore della nota stessa e per questo oggi, ci sono anche coloro che cominciano a riflettere un attimo su chi sia il clandestino e chi il profugo, che effettivamente fugge dalla miseria e dalle guerre.
Giampietro Masseroni
(Pescarolo)

‘Segnala il clandestino’/2.
E’ un appello ignobile
Egregio direttore,
la signora Ornella, che personalmente non conosco, è sobbalzata sulla sedia perché ho paragonato l’iniziativa della Lega Nord di Orzinuovi ‘Segnaliamo il clandestino’ alla tragedia hitleriana. Gentilissima signora, le spiego il paragone: in una scena del film ‘Il vento di primavera’, di Roselyne Bosch, un cittadino parigino si avvicina ad un gendarme e bisbigliando, con un cenno del capo, indica alcune mamme e i loro bambini che giocano nei pubblici giardinetti: nascondono sotto gli abiti la stella gialla, quindi, sono ebrei e non hanno diritto di stare in quel luogo. I delatori, complici di quella immane tragedia hitleriana, pronti a segnalare le stelle gialle, allora, erano molti e fare la spia era diventato un atto di grande sembrerebbe, che la lor funzione non si sia esaurita. Oggi, i delatori possono avere un ruolo fondamentale per intercettare, come dice il volantino leghista, «questi personaggi che vagano nel nostro Paese, che prenderanno la residenza e vorranno mangiarci addosso spremendo i servizi sociali e riempiendo le case comunali…». Io sarò pure un demagogo nel senso più negativo del termine, e, non conoscerò la storia, ma che nel 2015 ci sia una forza politica che usi gli appelli, come al tempo delle leggi razziali, non è solo anacronistico — di un’epoca di cui non sentiamo certamente la mancanza — ma, mi lasci dire, anche becero ed ignobile al di là di qualsiasi altra valutazione.
Felice Resmini
(Soresina)

Dipendenti della coop Luna
Indegno il loro trattamento
Egregio direttore,
ho riflettuto molto prima di esternare pubblicamente il mio pensiero riguardante la situazione economica e la condizione lavorativa nella quale i dipendenti della coop Luna sono costretti ad operare. I 2 articoli apparsi sul suo stimatissimo quotidiano tendono a sminuire la gravità di quanto stanno vivendo queste persone in prevalenza extracomunitari perfettamente inseriti nel nostro contesto sociale. Provo vergogna nel sentirmi dire che sono trattati come delle oche e a volte trattati con parole e gesti che si usano per mandare queste bestie nei loro recinti in campagna, per mandarli a lavorare appena accennano una protesta. Non sono così stupidi da non capire di subire uno sfruttamento disumano approfittando delle loro necessità familiari.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Ragazzo morto per l’alcol
Generalizzare è sbagliato
Gentile direttore,
lo scorso 10 agosto nel salernitano un ragazzo dopo aver bevuto un solo bicchiere di alcool è deceduto. La Lorenzin aveva scritto «il nostro dovere (in quanto governo o ministero della Salute?) è quello di dare conoscenza, consapevolezza sugli enormi rischi che un bicchiere può contenere». Il ragazzo aveva una rara e pessima salute connaturata del cuore. Come ad esempio chi è malato di favismo (sono una bassissima percentuale). Non esiste in entrambi i casi che il ministro Lorenzin si debba spingere nelle sue generalizzazioni o scritte (ad esempio ‘il fumo danneggia chi ti sta intorno’).
Silvio Pammelati
(Roma)

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