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Draghi e fiamme nella nebbia

Dalle migrazioni dei serpenti durante le piene nascono le leggende

Fulvio Stumpo

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lromani@laprovinciadicremona.it

22 Marzo 2013 - 18:23

Draghi e fiamme nella nebbia
Nel Medioevo i ‘draghi’, evoluzione del più comune serpente, sono compagni quotidiani dell’uomo. Questi serpentoni abitano ogni lago o fiume. Tra i racconti più famosi quello del Rodano: di notte i draghi uscivano dal fiume, entravano nelle case strisciando e rapivano i bambini. Ma per avere un drago tutto nostro bisogna andare tra Crema e Pizzighettone, abitava il lago Gerondo il mitico Tarantasio, del quale ancora nella chiesa di San Bassiano a Pizzighettone, si conserva un osso. Non a caso il trofeo è conservato in una chiesa: il drago è sempre stato considerato dalla cultura cristiana l’emanazione stessa del demonio. Non a caso due tra i santi più famosi combattono con essi e li sconfiggono: il primo è l’arcangelo Michele che combatte con il demonio trasformato in drago e lo precipita all’Inferno, il secondo è san Giorgio, il martire di Cappadocia, che libera la principessa Sabra uccidendo il drago. Altri santi comunque hanno a che fare con animali del genere, e non è un caso: il drago ha sempre una valenza demoniaca e contro di lui combattono santa Marta, san Caino, san Cado, san Gutone. La figura del drago è quasi sempre collegata all’acqua, elemento estraneo, non controllabile, che con le sue profondità o con le acque buie si presta a racconti mitici. Ed è quello che successo con Tarantasio, un mostro nato da un mix reale: il grande lago Gerondo, una palude che provocava febbri e morte, una grande migrazione di animali, tra cui i serpenti, e i ritrovamenti di ossa di immensi animali preistorici. Ma viviamo nell’era della razionalità e soprattutto della luce, nel senso che non ci sono più angoli bui e tenebrosi che non si riescano ad esplorare. Nell’alto Medieoveo il cremonese non era così. Attorno al V secolo vi fu una grande alluvione i fiumi strariparono, molto probabilmente l’Adda scese a sud fino a Stagno Lombardo- San Daniele per poi fluire nel Po. Tra Lodi e Cremona si formò un grande lago, il Gerondo (con al sua Insula Fulcheria che per il suo possesso Cremaschi e Cremonesi se le diedero di santa ragione per secoli). 
Una così grande massa di acqua che invade il territorio sposta uomini e bestie, e non tutti i serpenti sono acquatici (basta andare ancora oggi sugli argini durante una piena per imbattersi in decine di rettili che fuggono dall’acqua), per cui gli uomini dovettero notare e fare i conti con questa migrazione. Da qui alla leggenda di Tarantasio il passo è breve. La favola racconta di questo drago immane che nuotava nelle acqua del Gerondo, si nutriva soprattutto di carne umana e appena vedeva una barca vi si gettava contro fracassandola. Tutto il territorio viveva con la paura, ogni specchio d’acqua era visto con sospetto, si riteneva che il suo stesso fiato provocasse pestilenze e facesse morire le donne di febbri (è chiaro il riferimento alle febbri malariche che molto probabilmente la palude provocava). Bisognava fare qualcosa, ma è ovvio che contro un drago solo un santo poteva combattere. Ed ecco che passa dalle parti del lago San Cristoforo (non a caso patrono dei viaggiatori). Il santo prosciuga il Gerondo e poi uccide Tarantasio, grandi feste a Lodi Crema e Cremona. Altre teorie, naturalmente difficili da verificare, sostengono che a uccidere Tarantasio sia stato il capostipite della famiglia Visconti e che dunque il ‘biscione’ dello stemma araldico altro non è che Tarantasio; altre storie ancora vogliono che sia stato Federico Barbarossa a prosciugare il lago e a uccidere il drago. Leggende certo, ma le cronache medievali parlano i ex voto, di offerte a San Cristoforo da parte della municipalità, in poche parole l'evento fu un evento pubblico. Alcune leggende sostengono che lo scheletro del drago fu smembrato e portato appunto nelle tre città, cronache moderne parlano di ossa e vertebre colossali conservate nelle chiese e secondo i moderni paleotologi sono appartenuti ad animali preistorici. Ipotesi sicuramente accreditate dalla scienza, ma quell’osso che pende nella sagrestia di San Bassiano fa tenerezza, anche se è appartenuto al feroce Tarantasio.

La curiosità
Il Cremonese per tutta l’epoca romana era stato costellato da decine e decine di fattorie e casali che con le loro pur flebili lucerne squarciavano il buio e diventavano punti di riferimento per il viandante sorpreso dalla notte. Con la caduta dell’Impero è l’abbandono, le tenebre sono totali, i rumori vengono amplificati dal buio ecco gli antichi e atavici terrori che l’uomo personifica con gli animali misteriosi: il serpente, il lupo e gli uccelli notturni. I rettili, che l’immaginario collettivo medievale personifica con il diavolo tentatore, sono gli uomini del Medioevo un vero e proprio incubo. Un incubo psicologico più che altro visto che con i serpenti si convive tutti i giorni. Eppure nelle cronache medievali questo animale crea agli uomini sempre problemi a volte reali. Dopo il VI secolo i pochi contadini rimasti nel cremonese devono strappare al bosco nuovi campi, spesso infestati da serpenti.
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