L'ANALISI
30 Marzo 2026 - 19:47
David Riondino
CREMA - Correva l'anno 1991 e al Ponchielli andava in scena ‘La commedia da due lire’ di e con Paolo Rossi, insieme a David Riondino e a Lucia Vasini, su musiche e canzoni di Enzo Jannacci e ovviamente dello stesso Riondino, scomparso domenica all’età di 73 anni. La sua è stata una presenza leggera ed elegante nella scena italiana ed anche sui palcoscenici cremonesi e cremaschi.
Fu a Soresina nel 1999 con ‘Rombi & Milonghe’, al Galieli di Romanengo nel 2001 con Sandro Lombardi in una insolita lettura dell’Inferno di Dante, a Casalbuttano insieme a Dario Vergassola ne ‘I cavalieri del tornio’ nel 2002 o nel 2012 per le Corde dell’Anima in piazza del Comune a Cremona. Sono queste solo alcune delle sue presenze nei teatri del territorio.
Ma David Riondino era artista capace di accogliere sfide quasi impossibili e questo fece a Crema il 26 giugno 1993, quando per il centenario della Camera del Lavoro si «volle portare la cultura nel cuore stesso della produzione, facendo del lavoro non uno sfondo, ma il vero centro simbolico e umano della scena» — spiega Felice Lopopolo che dello spettacolo ‘E sarà Efesto in Ferriera’ fu uno degli ispiratori.

Nacque così ‘E sarà Efesto in Ferriera’, un titolo che già evocava la fusione tra mito e contemporaneità, tra il dio del fuoco e la materia incandescente del lavoro industriale. «A guidare la serata fu David Riondino, chiamato non semplicemente come interprete, ma come autore di una narrazione originale: una voce poetica e ironica capace di muoversi in equilibrio tra leggerezza e profondità, restituendo dignità simbolica a gesti quotidiani e faticosi» — continua non senza emozione Lopopolo. Accanto a lui, un tessuto artistico di alto profilo: la musica di Lucio Violino Fabbri e della sua band, gli interventi lirici di Giuni Russo e Barbara Boffelli, le celebri marionette della famiglia Colla, le sculture di Aldo Spoldi. La regia era affidata a Mattia Testi, mentre a costruire l’idea dell’allestimento furono Angelo Dossena e Gregorio Sangiovanni a cui mettemmo a disposizione il budget della Coop con l’idea di far parlare cultura e la fatica del lavoro.
E il reale, quella sera, non era simulato: a pochi metri dalla scena, la colata continua procedeva, il forno di fusione irradiava calore, i lavoratori operavano come ogni giorno. «Non attori, ma protagonisti consapevoli di una drammaturgia che li riconosceva finalmente come tali» — prosegue Lopopolo. Questa scelta non era priva di consapevolezza politica e culturale. Mettere al centro il lavoro significava sottrarlo alla marginalità simbolica, restituendogli visibilità e valore attraverso i linguaggi dell’arte. Fu una serata unica che per molti dei presenti rievocò i fasti di ‘Recitarcantando’, non un caso visto che Dossena e Sangiovanni ne furono gli ideatori e organizzatori e di cui ricorre il cinquantesimo proprio quest’anno. E David Riondino, con Giuni Russo, ma anche i Colla, Lucio Violino Fabbri fu protagonista di una stagione che ebbe nella Camera del Lavoro un promotore di cultura: «organizzammo in quegli anni: incontri, mostre, presenze autorevoli come Dacia Maraini o Vincenzo Consolo, tutti convocati attorno a un’idea precisa di cultura come spazio di confronto sulle condizioni materiali dell’esistenza. Lo spettacolo in Ferriera rappresentò forse il punto più alto di quella stagione. Un evento che attirò persino l’attenzione del TG3 e che, a distanza di anni, resta difficilmente replicabile» — conclude Lopopolo. Riondino, con il suo linguaggio poetico e disarmante, fu il tramite ideale di questa operazione.
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