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'La città di Guisnes': il nuovo album di Congedo e Turchetti tra visioni e suoni sospesi

Terzo capitolo della trilogia musicale dei due artisti, il disco amplia la formazione e si ispira al romanzo di Antonio Verri, tra folk, etno-jazz e suggestioni letterarie

Luca Muchetti

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redazioneweb@laprovinciacr.it

30 Marzo 2026 - 15:25

'La città di Guisnes': il nuovo album di Congedo e Turchetti tra visioni e suoni sospesi

CREMONA - Luca Congedo e Fabio Turchetti aggiungono un nuovo capitolo artistico alla loro storia di musicisti e amici. Per il Consorzio Produttori Cremonesi esce infatti, in formato digitale e Cd, La città di Guisnes, un album nel quale il flauto di Congedo e il bandoneon di Turchetti si fanno accompagnare da Flavio Bonanno al pianoforte, Antonio Abruzzese al basso elettrico e fretless e Alberto Gaffi Proietti alla batteria e percussioni.

Terza avventura di una trilogia musicale iniziata alcuni anni fa con la pubblicazione di Una luce (suonato in una formazione ridotta all'osso, con i soli due titolati del progetto a registrare) e poi di Caminos (viaggio reale e simbolico tradotto in una scrittura più aperta e condivisa e affidata alla dimensione del quartetto), La città di Guisnes prende le mosse dal romanzo I trofei della città di Guisnes dello scrittore salentino Antonio Verri.

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«La città di Guisnes - spiegano i due musicisti - si colloca volutamente come un’anomalia all’interno della trilogia. Non è un approdo né una sintesi, ma uno slittamento laterale, uno scarto, dando vita a una materia sonora più densa, instabile, a tratti inquieta. Qui il viaggio non è lineare, la luce non è dichiarata: tutto avviene per stratificazioni, per visioni improvvise, per continue metamorfosi timbriche».

La musica è un impasto di folk ed etno-jazz che, come spesso capita nelle produzioni di Turchetti e Congedo, sente di terra, sole e salsedine, stavolta per aprire a domande più esistenziali e anti-materiche del solito: «Quale spazio può ancora abitare la musica quando sceglie di farsi visione, racconto non detto, città immaginaria?», si chiedono infatti nelle note che accompagnano il booklet dell’album riprendendo l’immagine della città immaginaria del romanzo.

La musica si muove come il racconto di Verri: sospesa tra realtà e immaginazione, tra parola taciuta e suono che affiora. Non c’è narrazione in senso tradizionale, ma una successione di stati, di ‘trofei’ interiori, di rovine e apparizioni. Ogni brano è una soglia, un varco che invita l’ascoltatore a perdersi più che a comprendere. Le musiche sono tutte firmate da Fabio Turchetti, tranne Ipogeo di Flavio Bonanno).

L’album è stato registrato nel novembre 2025 da Enrico Furzi a La Strada Studio di Roma.

Antonio Leonardo Verri (Caprarica di Lecce, 22 febbraio 1949 – 9 maggio 1993) è stato un romanziere, poeta, pubblicista ed editore italiano inquadrabile nel filone del postmodernismo letterario italiano. Aderì al Movimento Genetico di Francesco Saverio Dòdaro e fu tra i principali animatori del dibattito letterario degli anni ottanta dell'Avanguardia meridionale. Fa parte dei cosiddetti ‘poeti maledetti salentini’ (detti anche selvaggi salentini), tra cui figura anche Salvatore Toma.

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