L'ANALISI
28 Marzo 2026 - 14:17
Fotografie di Giuseppe Morandi
PIADENA DRIZZONA - L’occhio e gli scatti di Morandi sono ‘tornati a casa’. Nel chiostro del Municipio, è stata inaugurata la mostra fotografica Giuseppe Morandi - Fotografie ritrovate. L’esposizione, a cura della Lega di Cultura di Piadena e del consorzio di cooperative Pantacon di Mantova, con il supporto dell’amministrazione comunale presenta una selezione di scatti, molti dei quali inediti, che raccontano la vita e la società della bassa Padana. Particolarmente significativo il fatto che dopo l’esposizione alla Casa del Mantegna nell’estate 2025 quella di Piadena Drizzona sia la prima mostra in provincia di Cremona.
In apertura c’è stato il saluto della sindaca Federica Ferrari: «Queste foto a Piadena non sono mai state esposte. È una mostra che valorizza la nostra terra contadina e le persone che l’hanno vissuta e abitata. È una testimonianza dei valori di un mondo contadino, il lavoro di Giuseppe con voi non ha bisogno di presentazioni ma penso che tutti possiamo dire che ha colto nel segno».

Matteo Rebecchi, presidente di Pantacon, anticipando che le foto saranno esposte in Portogallo il prossimo settembre, ha sottolineato che «Morandi non ha mai amato definirsi fotografo, infatti ha smesso con l’avvento del digitale. La sua collezione comprende 10mila scatti che per un fotografo non sono molti. Le immagini mostrano anche le relazioni tra le persone e nei volti di coloro che appaiono c’è la forza degli scatti».
Gianfranco Azzali della Lega di cultura, ricordando l’amico scomparso si è commosso e ha posto l’accento sul fatto che «lavorando e vivendo nel territorio avevamo in ogni caso un occhio sul mondo».
Infine, il vicepresidente della Provincia di Cremona Luciano Toscani, portando i saluti del presidente Roberto Mariani, ha avuto modo di notare come «la nostra provincia è eterogenea e ricca di sfaccettature, tramandare un passato e un tempo che non c’è più è un’operazione fondamentale che il lavoro di Morandi sa cogliere alla perfezione».
Morandi, scomparso a 87 anni il 14 novembre 2024, inizia a raccontare il mondo che lo circonda senza nessuna presunzione o censura, concentrandosi soprattutto sui paisan – salariati e braccianti agricoli – e su quella civiltà contadina cui sentiva di appartenere e alla quale voleva «restituire voce, dignità e storia» in un momento di trasformazione - e trapasso definitivo - a seguito del processo di meccanizzazione dell’agricoltura.
Un mondo fatto di saperi, riti, tradizioni ma soprattutto di persone che Morandi chiamava con nome, cognome e spesso scurmai (soprannome), sempre a sottolineare il rapporto umano e la relazione che stava dietro le sue immagini: «Non sono il fotografo delle immagini rubate o delle fotografie messe in posa… quando fotografo ho già visto tante volte quello che fotografo, l’ho vissuto con le persone che fotografo».
Pur in forma più contenuta, l’esposizione mantiene intatto lo sguardo originale del fotografo, capace di raccontare la vita quotidiana, i riti e le trasformazioni sociali, dalla fine della civiltà contadina della Bassa padana alla vita nelle città di provincia, fino agli immigrati e infine alle esperienze nelle banlieue parigine.
La mostra sarà aperta al pubblico fino a domenica 26 aprile il martedì dalle 10 a mezzogiorno, il sabato dalle 15.30 alle 18 e la domenica dalle 10 a mezzogiorno.
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