L'ANALISI
CREMONA
26 Marzo 2026 - 12:12
CREMONA - «Un palinsesto architettonico straordinario, segnato dal tempo, ma ancora capace di ricordarci chi siamo, non un monumento lontano da ammirare in fotografia, ma un pezzo della nostra città da trattare con cura e competenza», così Giuseppe Cabini, presidente dell’Ordine degli architetti di Cremona, ha introdotto il pomeriggio di studi dedicato al complesso dell’ex chiesa di San Francesco di Cremona, ospitato mercoledì 25 marzo presso l’Aula Magna del campus di Santa Monica dell’Università Cattolica.
L’evento, promosso dalla Soprintendenza ABAP per le Province di Cremona, Mantova e Lodi, insieme all’Università di Pavia e al Comune di Cremona, con la collaborazione dell’Università IUAV di Venezia e la partecipazione del Politecnico di Milano, è stata un’occasione di restituzione alla cittadinanza delle ricerche condotte nel parco dell’ex chiesa di San Francesco, anche grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura, in seguito all’avvio delle prime fasi di recupero da parte dell’amministrazione comunale.
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Un approccio interdisciplinare, unica strada possibile per affrontare il tema del patrimonio custodito e della valorizzazione, ha portato i numerosi esperti coinvolti a collaborare su un terreno comune, trasformando le loro indagini in opportunità di sperimentazione operativa utile ad alimentare la ricerca presente e futura.
I lavori hanno incluso rilievi geomatici (Caterina Balletti, Università IUAV di Venezia) e analisi stratigrafica del complesso (Angela Squassina, Università IUAV di Venezia), la dispersione e ricontestualizzazione degli intonaci (Francesca Marti, Soprintendenza ABAP), la ricostruzione della copertura lignea duecentesca (Emanuele Zamperini, Università degli Studi di Firenze) e la restituzione storica del parco attraverso le vicende che hanno interessato l’edificio dalle fasi originarie alle grandi trasformazioni del XVI e XVII secolo (Filippo Gemelli e Monica Visioli, Università di Pavia).
Si sono poi illustrate la riforma settecentesca di Faustino Rodi per le nuove esigenze ospedaliere (Laura Balboni, Soprintendenza ABAP) e le vicende novecentesche, fino all’abbandono del complesso (Davide Bruneri, Università IUAV di Venezia), fino all’analisi del dissesto e dello stato di conservazione attuale (Elena Zanazzi, Università IUAV di Venezia).
L’intervento conclusivo del professor Paolo Faccio (Università IUAV di Venezia), responsabile scientifico della ricerca “Ex chiesa di San Francesco. Indagini diagnostiche”, ha sottolineato l’eccezionalità del caso studiato e la necessità di superare l’atteggiamento diffuso del fare tabula rasa o di imporre destinazioni d’uso scelte a priori senza reale comprensione dell’architettura. Solo attraverso lo studio diretto è possibile proporre «un modello interpretativo predittivo», capace di offrire risposte mirate e ricadute efficaci alla scala progettuale.
Il lavoro da fare è ancora lungo. Il Ministero della Cultura ha già stanziato nuovi fondi per intervenire su situazioni delicate. L’augurio per i prossimi mesi è che il restauro continui a essere un’opera fondamentale di valorizzazione, garantendo le migliori condizioni di fruizione di questo patrimonio, da pensare non come un costo, ma come una risorsa culturale da custodire, trasmettere e abitare.
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