Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

L'INTERVISTA

Tante belle cose: viaggio nel tempo, risate e musica con Francesco Cicchella

Venerdì 27 marzo 2026 al Gran Teatro Infinity 1 sketch e imitazioni tra presente e futuro

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

27 Marzo 2026 - 05:00

Tante belle cose: viaggio nel tempo, risate e musica con Francesco Cicchella

Francesco Cicchella

CREMONA 'Tante belle cose' - in scena venerdì 27 marzo 2026 alle 20,30 al Gran Teatro Infinity 1 - è un racconto teatrale dal ritmo cinematografico, dove passato e futuro si intrecciano in un continuo gioco di specchi. Tra sketch, musica e momenti di riflessione, Francesco Cicchella costruisce un’esperienza che alterna risate ed emozione, portando in scena non solo i suoi personaggi, ma anche sé stesso. Uno spettacolo costruito come un viaggio nel tempo, tra futuro immaginato e presente scenico, capace di alternare leggerezza e riflessione.

Partiamo dal titolo: cosa sono 'Tante belle cose'?

«Sono tutte le cose che il pubblico vedrà nello spettacolo: personaggi, monologhi, momenti musicali, sketch. Ma il titolo ha più livelli. Richiama il modo di dire che usiamo quando ci salutiamo, ma anche il senso di bilancio. Lo spettacolo infatti parte nel futuro: mi immagino a 61 anni, ospite in un salotto televisivo, mentre annuncio il mio ritiro dalle scene. Da lì si torna indietro, al presente, e prende vita lo show. È un gioco tra tempi diversi, ma anche una riflessione su quello che resta.»

Lei oggi ha 37 anni: perché immaginarsi già alla fine del percorso?

«È una provocazione. Proiettarmi nel futuro mi permette di fare una satira su quello che vedo oggi e su quello che potrebbe accadere nei prossimi 25 anni. È un modo per osservare il presente con più libertà.»

Lo spettacolo unisce comicità e musica: da cosa nasce questa fusione?

«Dal mio percorso. Io sono musicista prima ancora che comico, ma ho scelto di mettere la musica al servizio della risata. Nei miei spettacoli non esiste mai l'una senza l’altra: direi che sono entrambe, ma al 50%.»

Le sue imitazioni – da Ultimo ad Achille Lauro – sono tra le più amate. Come nasce una parodia?

«Ci sono due livelli. Da un lato il mio bagaglio musicale: studio le voci, le sonorità, i dettagli tecnici. Dall’altro lo sguardo del comico, che coglie contraddizioni e difetti della società. Ma c’è anche una terza componente: metto sempre qualcosa di mio nei personaggi. Le mie imitazioni sono un ibrido tra loro e me. Diventano quasi marionette attraverso cui posso dire quello che penso.»

Quindi la parodia diventa anche uno strumento di satira?

«Assolutamente sì. Prendiamo Achille Lauro: attraverso di lui posso parlare di temi come il politicamente corretto o le etichette sociali. Oppure Ultimo, che uso per raccontare il rapporto di coppia o quello tra genitori e figli. I personaggi sono un mezzo, non il fine.»

Quanto conta essere napoletano nel suo percorso artistico?

«Conta tantissimo. Napoli è una città che ti riempie di stimoli, ogni giorno. E ha un senso dell’umorismo profondamente radicato. Se hai una sensibilità artistica, vivere lì ti aiuta a svilupparla in modo naturale.»

Ci saranno novità nello spettacolo?

«Sì, sicuramente nuove imitazioni. Anche legate alla musica più recente. Alcuni personaggi aspettavano il momento giusto per essere riconosciuti dal grande pubblico, e ora è arrivato. È questo il caso di Sal Da Vinci, vincitore a Sanremo. È stata una delle mie prime imitazioni, perché a Napoli è molto famoso da tanti anni, ma io aspettavo che lui potesse avere la giusta ribalta nazionale. È arrivato il suo momento»

C’è invece un’imitazione che avrebbe voluto fare ma non è riuscito?

«Damiano dei Måneskin. Mi sarebbe piaciuto molto, ma la sua vocalità è troppo lontana dalla mia. Io punto sempre a un’imitazione credibile, quindi ho preferito rinunciare.»

E i grandi del passato: Celentano, Morandi, Battiano? Sono ancora parodiabili?

«Io sono cresciuto con loro e li porto dentro quello che faccio. Il mio stile fonde linguaggio moderno e varietà di una volta. Però i grandi già scomparsi preferisco lasciarli al mito. Diverso è per artisti come Massimo Ranieri: uno dei complimenti più belli che ho ricevuto è stato proprio il suo, quando mi ha detto che nella mia parodia rivedeva sé stesso da giovane, ma soprattutto percepiva lo studio e la preparazione che c'erano nel voler cogliere le sue caratteristiche.»

Sul palco sarà solo?

«No, con me ci sarà una band di cinque elementi e due attori: Vincenzo De Honestis, che mi accompagna da sempre, e Yaser Mohamed. Se i miei attori non hanno nomi complicati non mi piacciono»

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400